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	<title>Fitzcarraldo Cineclub</title>
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		<title>Goor</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:21:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Alessandro De Filippo, durata 62 min. – Italia 2009 goor/uomo/human being/homme/hombre/pessoa/ren/nguoi/njeri/insan/mtu/ànthropos Venti immigrati. Una barca alla deriva, a motore spento. Unico suono il rumore del mare. E il respiro degli uomini. Mare e uomini e sole, nient’altro. Non c’è più acqua da bere e Ousmane sta male. Ha i brividi, suda, è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=760&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Alessandro De Filippo, durata 62 min. – Italia 2009</p>
<p><strong>goor/uomo/human being/homme/hombre/pessoa/ren/nguoi/njeri/insan/mtu/ànthropos</strong></p>
<p>Venti immigrati. Una barca alla deriva, a motore spento. Unico suono il rumore del mare. E il respiro degli uomini. Mare e uomini e sole, nient’altro. Non c’è più acqua da bere e Ousmane sta male. Ha i brividi, suda, è freddo. Sta morendo. Bisogna decidere se tenerlo o buttarlo giù. Bisogna decidere se dargli la sua razione d’acqua da bere o lasciarlo spegnere. Era un amico Ousmane. Ma ormai è spacciato e la sua acqua da bere può servire a tutti gli altri. Bisogna decidere. Questo è il nodo tragico di goor. Da questo viluppo di emozioni, di religione, di sentimenti, di politica, di etica, di storia e identità nasce un tentativo di rappresentazione, il progetto di un film. Un film che però non riesce a raccontare una storia così complicata, un nodo così aggrovigliato e complesso. E si ferma a riflettere. Il film si interrompe e si interroga. Perché ci sono cose che il cinema non sa raccontare. Non ci riesce. Il cinema è un medium riprovisivo, vive di riproduzione e di visione, esprime la realtà attraverso la rappresentazione mimetica, ma non è in grado di raffigurare temi complessi. Ecco perché goor si interrompe, e infrange i sogni degli autori, dei tecnici, degli attori sugli scogli della complessità. Perché ci sono sempre mille motivi dietro o prima, ci sono premesse e postfazioni, commenti e note a margine. E il cinema è così bello che non può torcersi o spezzettarsi dietro tante spinte e bisogni particolari. Il cinema vuole essere bello, si imbelletta e si offre come intrattenimento. L’ha fatto così tante volte che adesso forse non è più in grado di fare altrimenti. E goor vuole essere una riflessione proprio su questa incapacità consapevole, su questa rinuncia colpevole. Autori, tecnici e attori si chiedono: possiamo raccontare la nostra verità? Possiamo essere sinceri? E come?<br />
Intanto siamo fermi in mezzo al Mediterraneo. In mezzo a quest’infinito panico di sole e di acqua salata. Che è stato il centro del mondo, che è stato il centro della cultura umana.</p>
<p><strong>con</strong><br />
Sow Abdoulaye, Erminio Alberti, Annalisa Andolina, Gabriele Avincola, Giuseppe Contarino, Ervin Dembacaj, Jali Diabate, Carmelo Emmi, Vincenzo Faro, Stefania Fontana, Wendy Yohana Franco Figueroa, Giuseppe Grasso, Alioune Badara Gueye, Mansour Gueye, Ping He Ha, Safaa Jeddari, Samy Jemy Artaky Hanalla, Abdoulah Jourairi, Shaohua Li, Binkai Ni, Anna Maugeri, Mina Mahrous Moussa Bishay, Ahmed Mohamed, Abdelrahman Mohammed Abdelmawla, Maria Rita Musmarra, Mina Nabil Anis Bulos, Alessandro Occhipinti, Buluma Boniface Okada, Nicola Pulvirenti, Concetta Purrazza, Claudia Raimondi, Brayan Sanchez Correa, Awa Sar, Hoxha Shaban, Alessandro Tomasello, Huyen Trang Tran, Aleksander Zenunllari</p>
<p><strong>crew tecnica</strong><br />
Assia La Rosa [ufficio stampa], Giovanni Puglisi [segretario di produzione], Giuseppe Giudice [operatore di ripresa], Giovanni Tomaselli [operatore di ripresa], Alessandro De Caro [microfonista], Roberta Incatasciato [assistente alla post-produzione video], Roberta Caruso [edizione], Chiara D’Amico [edizione], Antonio Caia [fotografo di scena], Elisabetta Donzelli [assistente alla scenografia], Salvatore Zummo [sito internet], Monica Saso [grafica], Valentina Messina [pressbook], Abdoulah Jourairi [mediatore culturale], Alioune Badara Gueye [mediatore culturale], Agata Aladio [sottotitoli inglese], Adriana Bonforte [sottotitoli francese], Ivano Mistretta [direttore di produzione e regìa seconda unità], Carmelo Emmi [post-produzione video], Carlo Natoli [suono in presa diretta e musiche originali], Giuseppe Busacca [scenografia], Alessandro De Filippo [sceneggiatura, fotografia, regìa]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/760/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=760&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ospiti</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:18:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Matteo Garrone. Con Corrado Sassi, Pasqualino Mura, Julian Sota, Llazar Sota. Drammatico, durata 78 min. &#8211; Italia 1998. Roma, estate, quartiere Parioli. Gherti (Julian Sota) e Gheni (Llazar Sota), due giovani cugini albanesi, lavorano in un ristorante rispettivamente come cameriere e lavapiatti. Un giorno si presenta al ristorante un certo Corrado (Corrado [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=757&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Matteo Garrone. Con Corrado Sassi, Pasqualino Mura, Julian Sota, Llazar Sota. Drammatico, durata 78 min. &#8211; Italia 1998.</p>
<p>Roma, estate, quartiere Parioli. Gherti (Julian Sota) e Gheni (Llazar Sota), due giovani cugini albanesi, lavorano in un ristorante rispettivamente come cameriere e lavapiatti. Un giorno si presenta al ristorante un certo Corrado (Corrado Sassi), fotografo balbuziente intenzionato ad allestire una mostra nel locale. Il proprietario del ristorante si dice disponibile a farla dopo l&#8217;estate, ma nel frattempo gli domanda se conosce qualcuno disposto ad affittare una stanza ai due giovani albanesi. Il ragazzo si offre di ospitarli provvisoriamente a casa sua e col passare dei giorni fa amicizia con Gheni, mentre Gherti diventa amico di Salvatore (Pasqualino Mura), ex portiere del palazzo di Corrado con moglie psicolabile a carico.<br />
Dalla trama sembrerebbe un film a tesi sulla difficile e penosa condizione degli immigrati in Italia, con le collaudate antinomie sociologiche (benessere degli italiani/sfruttamento degli extracomunitari) e le conseguenti ripercussioni moralistiche (indignazione, compassione e solidarietà). Al contrario, il secondo lungometraggio di Matteo Garrone (in realtà può essere considerato il primo, dal momento che Terra di mezzo risultava dall&#8217;accorpamento di tre cortometraggi) evita agilmente i percorsi canonici e si dedica pazientemente alla costruzione di caratteri e dinamiche relazionali di assoluta originalità. Il racconto procede per derive progressive, muovendo dal pedinamento di Gherti e Gheni per concentrarsi successivamente sulle figure dello stralunatissimo Corrado e dello sconsolato Salvatore: quattro sradicati che tirano a campare come meglio possono.<br />
Ed è proprio il modo in cui sono rappresentati i personaggi a farne dei soggetti non riconducibili a schemi sociologici e psicologici precostituiti: sempre in bilico tra copione e improvvisazione, la recitazione si colora di sfumature profondamente personali e la messa in scena, tutta giocata sull&#8217;osservazione particolareggiata delle situazioni, esalta l&#8217;unicità dei momenti filmati (spesso si ha l&#8217;impressione che le riprese siano letteralmente &#8220;rapinate&#8221;). Ne scaturiscono quattro personaggi contraddistinti dalla volubilità, dall&#8217;irritabilità, dall&#8217;ingenuità e dalla caparbietà: non tanto nel senso che uno è volubile, uno irritabile e via dicendo, ma nel più esatto e premuroso rispetto della variabilità individuale di fronte alle circostanze. Paradossalmente, è questo stesso trattamento personalizzante e improvvisato (quindi irripetibile) dei personaggi a universalizzarli: cosa c&#8217;è di più universale della mutevolezza? Inoltre, regalo cinematografico più generoso, Garrone dona ai suoi personaggi la titolarità dello sguardo: schiacciati dal contesto e ridicolizzati dall&#8217;arroganza dilagante, sono loro che possono affacciarsi sul mondo e osservarlo direttamente. La libertà negata loro umanamente è compensata filmicamente da soggettive colme di malinconia, comprensione e solarità. Sguardi emozionanti.<br />
Già in pieno possesso della giusta distanza dagli attori e perfettamente sintonizzato con le situazioni descritte, Garrone utilizza la macchina a mano con una sensibilità stetoscopica, captando le vibrazioni più sottili e volatili di ciò che si produce davanti alla lente della cinepresa. Come nel successivo Estate romana e nel recente Gomorra, lo sguardo del giovane regista romano (classe 1968) si immerge nelle vicende rappresentate senza annullarsi del tutto: un galleggiamento nell&#8217;intensità delle cose che solo superficialmente potrebbe essere scambiato per verismo o semidocumentarismo. Si tratta di una qualità irriducibile a qualsiasi corrente o impronta estetica presente e passata, una qualità che unisce adesione, distanza e rispetto (anche quando questo si traduce in crudeltà). Come al solito dalla seriosità delle mie parole sembra che Ospiti sia un film di una drammaticità insostenibile. Ebbene, è tutto il contrario o quasi: se è vero che non mancano momenti gravi, il registro del film è incredibilmente divertente e divertito, soprattutto grazie alla prova balbettante dell&#8217;impacciatissimo Corrado Sassi, che raggiunge l&#8217;apice della comicità nel racconto fatto a Gheni di un amplesso inopportunamente disturbato dalle leccate di un cane. Un piccolo gioiello di libertà leggera e lancinante. Musiche icastiche della Banda Osiris.<br />
Alessandro Baratti <em>www.spietati.it</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/757/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=757&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Travaux &#8211; lavori in casa</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:15:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Brigitte Roüan. Con Carole Bouquet, Jean-Pierre Castaldi, Didier Flamand, Françoise Brion, Aldo Maccione. Titolo originale Travaux. Commedia, durata 95 min. &#8211; Francia, Gran Bretagna 2005 Fino dalle prime battute il film della Rouan denota l&#8217;intenzione sovrana di fare ridere con una &#8220;storia di ordinaria follia&#8221; domestico/costruttiva. La cosa ha illustri precedenti, nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=755&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Brigitte Roüan. Con Carole Bouquet, Jean-Pierre Castaldi, Didier Flamand, Françoise Brion, Aldo Maccione. Titolo originale Travaux. Commedia, durata 95 min. &#8211; Francia, Gran Bretagna 2005</p>
<p>Fino dalle prime battute il film della Rouan denota l&#8217;intenzione sovrana di fare ridere con una &#8220;storia di ordinaria follia&#8221; domestico/costruttiva. La cosa ha illustri precedenti, nel cinema e nella letteratura francese e inglese, dove si contano molti esempi simili, imparentati da un fattore comune: il distacco piccolo borghese, presuntuosamente aristocratico, dal misero mondo degli operai, che, oltre che poveri e ignoranti, vi risultano incapaci e ridicoli. Detta così fa un po&#8217; meno ridere, forse, ma è difficile da negare. Peraltro, sul piano politico e dell&#8217;equità sociale, è meno grave mettere alla berlina un ceto (o una classe?) che combatterlo o affamarlo, come succedeva in passato. E ridere dell&#8217;operaio grezzo e incapace succedeva già nell&#8217;epoca del latifondismo agrario nei confronti dei poveri contadini o dei servi, in tutte le letterature (dove al popolino dalle scarpe grosse si riconosceva al più un cervello fino, e una buona dose di furbizia e scaltrezza ).<br />
Tale considerazione non va presa come un mio personale arzigogolo; e lo dimostra proprio l&#8217;atteggiamento dell&#8217;interprete principale del film, la meravigliosa Carol Bouquet. Avvocato di grido, nel film, schierata dalla parte degli immigrati e dei disadattati delle banlieu, vuole farseli piacere a tutti i costi per lavarsi la coscienza, con l&#8217;aplomb tipico del radical-chic; ma finisce poi per capitolare, ritornando stizzita all&#8217;insofferenza classista della sua cultura, col riaffermare apertamente che «in fondo sono sempre io la padrona!». E del bisticcio interiore tra l&#8217;anima democratica e quella borghese-padronale che in lei convivono, risultano espressione simbolica i due figli, la ragazzina svaporata che istintivamente concede confidenze agli operai dell&#8217;impresa, e il fratello maggiore, finto fricchettone-alternativo, che per primo si indigna per l&#8217;attentato alla proprietà&#8230; della sua camera. Nel confronto tra questi due personaggi, al di là dell&#8217;intenzione comica, sta dunque la chiave interpretativa del film, che emblematizza lo stato di disagio e di confusione &#8220;etico-comportamentale&#8221; in cui ci troviamo al giorno d&#8217;oggi tutti noi del mondo occidentale avanzato; dibattuti al nostro interno tra la formazione liberal-democratica imperante dal dopoguerra in poi, e un vecchio retaggio di conservatorismo razzista sepolto nel nostro inconscio profondo. Ne abbiamo giustamente vergogna e stentiamo ad ammetterlo, ma talora riemerge inaspettatamente come uno sgradevole rigurgito del nostro stomaco democratico;come in fin dei conti succede, anche se meno grave, col campanilismo, che nessuno vuole riconoscere, ma che serpeggia da sempre tra Nord e Sud di Italia, con varie forme degenerative di stampo leghista.<br />
Si ride, dunque, nel film, con toni leggeri e un po&#8217; superficiali, senza attingere a quelli più gravi della satira e del sarcasmo; ma non si ride sempre.<br />
Il film parte bene, con trovate deliziose e autoironiche, come quella del balletto-seduzione con cui la fascinosa avvocatessa vince la sua causa in tribunale, a simboleggiare su cosa si fondi la fortuna delle donne! Ma nel prosieguo tende a ripetersi un po&#8217; troppo, rasentando talora la noia, dilungandosi in eccesso, e insistendo forse troppo sulla presunta primitività degli immigrati (non a caso, in conclusione, il ringraziamento tardivo a tutti loro da parte della regista!).<br />
Ciò malgrado, un film da vedere per diversi motivi: la presenza di Carol Bouquet, capace di abbandonare i panni tradizionali da algida gran dama, prendendosi in giro per prima. E poi per l&#8217;onestà intellettuale della regista nel mettere in scena uno dei problemi più attuali del mondo globale: la convivenza con esseri umani tanto diversi, in apparenza, ma pure tanto eguali a noi sul piano dei bisogni esistenziali. Con cui dobbiamo imparare a sederci a tavola, spezzando il pane della mensa comune, e dividere una camera da letto-dormitorio collettivo, come in un utopico ostello globale! Non è retorica, come dimostrano la fine del colonialismo, l&#8217;espansione della democrazia e l&#8217;emergenza del terzo mondo.<br />
Per concludere aggiungerei al film un altro merito: far ridere su un tema delicatissimo come quello dei lavori in casa, che, al contrario, creano sempre isterismi incontrollati, nelle padrone di casa. Sono loro a volerli, magari senza ragione, ma poi li vivono come vittime sacrificali, lamentandosi di tutto e perseguitando le malcapitate imprese! (Per non parlare dei traslochi&#8230; dove la fatica sembra tutta loro&#8230; ma, in effetti, a sudare è qualcun altro!!).<br />
Giorgio Villosio <em>www.filmscoop.it</em> 10/03/2006</p>
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		<title>Bello onesto emigrato Australia sposerebe compaesana illibata</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:13:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Luigi Zampa. Con Claudia Cardinale, Alberto Sordi, Angelo Infanti, Riccardo Garrone. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 115 min. &#8211; Italia 1971. Amedeo Battipaglia è un italiano che vive in Australia da più di venti anni e dove lavora come guardafili lungo la linea ferroviaria. Ma dopo tutto questo tempo inizia a sentire il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=752&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Luigi Zampa. Con Claudia Cardinale, Alberto Sordi, Angelo Infanti, Riccardo Garrone. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 115 min. &#8211; Italia 1971.</p>
<p>Amedeo Battipaglia è un italiano che vive in Australia da più di venti anni e dove lavora come guardafili lungo la linea ferroviaria. Ma dopo tutto questo tempo inizia a sentire il peso di una vita vissuta in solitudine e decide così di volersi sposare, ma solo con un’ italiana visto che per lui le Australiane sono troppo spregiudicate. Grazie ad un sacerdote entra in contatto con una sua giovane connazionale: Carmela, una ex prostituta. Ma temendo di essere rifiutato perché “poco attraente” Amedeo si finge il suo bell’amico Giuseppe e le invia una foto di quest’ultimo. La donna, decisa a lasciarsi il passato alle spalle, parte per l’Australia e al suo arrivo ad attenderla c’è Amedeo che le dice di essere stato inviato da Giuseppe per accompagnarla a destinazione. Nel lungo viaggio di ritorno Amedeo non perde tempo a mostrare tutte le qualità positive del suo animo ma purtroppo per lui è costretto anche a mostrare quelle infermità da cui è affetto, come le continue (e divertenti) crisi epilettiche…<br />
Il vecchio cinema italiano non si smentisce mai e fa rimpiangere quei tempi d’oro in cui le produzione dell’ italico paese erano dei veri e propri capolavori del genere, e questo film, diretto all’ epoca da Luigi Zampa, non fa eccezione. Vincitore di un David di Donatello per la migliore attrice protagonista (una splendida Claudia Cardinale) “Bello onesto emigrato Australia…” è una vera e propria pietra miliare del genere (commedia romantica all’italiana). Con un grande Alberto Sordi che, come ha sempre fatto riesce a trasmetterci tutte le emozioni del personaggio da lui interpretato, il film è anche un bel documento sullo stato tragicomico degli immigrati Italiani negli Stati Uniti d’America. Consigliato a tutti coloro che hanno nostalgia del buon vecchio cinema italiano e per gli appassionati del compianto Alberto Sordi.<br />
Giovanni Lorecchio <em>www.spaziogames.it</em> 10/03/2006</p>
<p>&#8220;[...] Film divertente, ben dosato, attraversato da una vena di rassegnata malinconia che non si lascia addolcire dalle lusinghe della commedia degli errori (che peraltro scatta al momento giusto). [...] ll documentario geografico e anche quello di costume (gli italiani d&#8217;Australia) e passato senza residui nel racconto [...]. Si può essere stizziti per l&#8217;uso monotono che i produttori vanno facendo di Alberto Sordi. Ma dopo le prime scalpellate un po&#8217; abitudinarie, il suo Amedeo viene fuori intero, umano, indimenticabile&#8221;.<br />
Luigi Pestelli <em>La Stampa</em> 24 dicembre 1971</p>
<p>Il film di Zampa non è soltanto divertente. Girato quasi tutto in Australia, fra autentici emigrati italiani, evoca un mondo che la nostalgia per la patria lontana, l&#8217;irrealtà dei paesaggi, la singolarità dei costumi, tingono di assurdo e dove tutto è possibile: anche la comica storia di Carmela ed Amedeo, dietro la quale si disegnano dolore e solitudine. La maschera afflitta ed esilarante di Alberto Sordi, che fonde con molta ironia gli elementi tradizionali del suo personaggio e strizza l&#8217;occhio alla cara memoria di Stan Laurel, ha un&#8217;espressività eccezionale. E azzeccata è la scelta di Claudia Cardinale, sempre a suo agio nei ruoli che comportano toni bruschi e torvi, dove la bellezza si sposa alla fierezza..<br />
Giovanni Grazzini <em>Corriere della Sera</em> 23 dicembre 1971</p>
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		<title>Once we were strangers</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:08:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Emanuele Crialese. Con Vincenzo Amato, Lynn Cohen, Anjalee Deshpande, Lou George, Alisha McKinney, Ajay Naidu, Susan Mitchell Commedia, durata 96 min. &#8211; USA 1997 Antonio è un siciliano che naviga sotto la statua della Libertà con una zattera dalla vela in cellophane. Apu è di origini indiane e ha appena incontrato all’aeroporto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=749&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Emanuele Crialese. Con Vincenzo Amato, Lynn Cohen, Anjalee Deshpande, Lou George, Alisha McKinney, Ajay Naidu, Susan Mitchell Commedia, durata 96 min. &#8211; USA 1997</p>
<p>Antonio è un siciliano che naviga sotto la statua della Libertà con una zattera dalla vela in cellophane. Apu è di origini indiane e ha appena incontrato all’aeroporto di New York la sua promessa sposa, conosciuta all’età di otto anni, quando si trovava nel suo Paese natale. Entrambi malmessi, si dibattono nella Grande Mela sperando in un futuro migliore.<br />
Dicono: gli Stati Uniti sono la terra delle opportunità. Dimenticando di aggiungere: per chiunque abbia almeno un paio di carte di credito e una villetta monofamiliare di proprietà. Che gli altri si arrangino, barcamenandosi tra rinunce e sacrifici, ma senza smettere di perseguire il favoloso sogno americano, è ovvio. Once we were strangers, tuttavia, non segue una linea di riflessione polemica sul destino dei milioni di emigrati che hanno affollato e affollano le tante ‘terre promesse’ del mondo occidentale. Non si fa portavoce di istanze di denuncia sociale. Quella di Emanuele Crialese è un’operazione diversa, ben più intelligente e fruttuosa. Il regista mostra allo spettatore le disavventure di un italiano e un indiano a New York, senza dimenticare le loro piccole conquiste, gli amori o i momenti di pura e semplice felicità.<br />
La parabola di Antonio e Apu, i due personaggi al centro della narrazione, rispecchia fedelmente quell’alternarsi di speranza e delusione che segna l’animo di chi abbandona la propria casa inseguendo un progetto che troppo spesso ha le fattezze di un miraggio. Il racconto di Crialese, regista tra i più rappresentativi del panorama cinematografico italiano, segue le alterne vicende dei due protagonisti con straordinaria leggerezza e ironia. Riesce a esprimerne al meglio le emozioni e i sentimenti, anche nelle loro sfumature più sottili. In un cast di discreto valore resta da segnalare la prova di Vincenzo Amato, come Crialese al debutto in Once we were strangers.<br />
<em>www.film-review.it</em></p>
<p>Emanuele Crialese racconta il suo sogno americano<br />
&#8220;Sono arrivato a New York con 3 milioni di lire: dovevo fare un corso di cinema di 3 mesi. Ho fatto alcuni cortometraggi e il mio professore mi ha presentato al Consiglio Accademico che mi ha dato una Borsa di studio di 150mila dollari, per cui sono rimasto negli Stati Uniti per altri 3 anni per completare l&#8217;Università. Il problema è stato alla fine: avevo 31 anni, alcuni premi per i miei cortometraggi e sentivo già che potevo andare avanti, ma, non avendo un permesso di lavoro, dovevo rientrare in Italia oppure cercare qualcosa in nero. Nel frattempo ho scritto la mia prima sceneggiatura e mi sono messo a fare il cameriere in un ristorante italiano sulla 46ma. Attraverso i clienti ho raccolto un po&#8217; di soldi per girare il mio primo film indipendente, Once We Were Strangers, con Vincenzo Amato. Poi è arrivato il Sundance Film Festival e quindi l&#8217;inizio di una carriera. È la volta di Hollywood e di Bob Chartoff (Chartoff-Winkler sono i produttori di Martin Scorsese) che ha amato molto il film e ha chiesto dei miei progetti. Gli ho parlato della storia di Ellis Island, ovvero di Nuovomondo e mi ha messo tra le mani un assegno di 5mila dollari: per la prima volta, a 34 anni, qualcuno mi ha pagato per il mio lavoro, cioè per scrivere sceneggiature. Ma il progetto era molto costoso sulla carta, gli americani lo avevano valutato circa 25 milioni di dollari. Chartoff è tornato da me e mi ha detto: ti garantisco di lasciarti la sceneggiatura, che puoi scrivere con un altro già conosciuto negli ambienti, ma purtroppo non riesco a montare un progetto così grosso con il tuo nome. Ho ripreso il mio copione, l&#8217;ho chiuso in una valigia e sono tornato in Italia. A Lampedusa ho scritto Respiro. Quindi quello che sta accadendo con Nuovomondo oggi è un po&#8217; un cerchio che si chiude&#8221;.<br />
Roberto Toscano <em>www.spaziogames.it</em> 27-3-2007</p>
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		<title>East is East</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fitzcarraldocineclub</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Damien O&#8217;Donnell. Con Om Puri, Linda Bassett, Jordan Routledge, Archie Panjabi, Jimi Mistry Commedia, durata 96 min. &#8211; Gran Bretagna 1999. Ironia e intelligenza nella storia di una famiglia pakistana “contestatrice” «Ti ho dato sette figli e non starò a guardare che li distruggi a uno a uno solo perché sei un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=744&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Damien O&#8217;Donnell. Con Om Puri, Linda Bassett, Jordan Routledge, Archie Panjabi, Jimi Mistry Commedia, durata 96 min. &#8211; Gran Bretagna 1999.</p>
<p>Ironia e intelligenza nella storia di una famiglia pakistana “contestatrice”<br />
«Ti ho dato sette figli e non starò a guardare che li distruggi a uno a uno solo perché sei un lurido porco»: lo sfogo della moglie del fiero pakistano George Khan &#8211; detto “Gengis” &#8211; è di quelli da presa di coscienza femminista. Siamo a Salford, nel nord dell’Inghilterra. E siamo, ancora, nel 1971. Nella comunità musulmana del posto, Gengis è famoso per il suo integralismo e per il suo “pugno di ferro”. Ma i flussi contestatari stanno per arrivare anche lì e dentro le mura di una famiglia composta per lo più da giovani che non hanno nessuna intenzione di seguire le tradizioni di un capofamiglia despota e maschilista. La prima sorpresa dell’opera d’esordio dell’inglese Damien O’Donnell (presentata alla “Quinzaine” di Cannes ’99) è che fa ridere: le disavventure dei Khan sono infatti narrate come avrebbe fatto Frears all’inizio degli anni ’80 o come le avrebbe narrate Kureishi in uno dei suoi celebri bestseller di nicchia. La seconda sorpresa &#8211; che in realtà sorpresa non è, per chi ha avuto la fortuna di seguirlo nei festival internazionali &#8211; è l’attore Om Puri, che giganteggia come un Volontè grottesco, come un Gassman “sorpassato”, come un re davanti ai suoi sudditi. C’è molto di già visto, ma il divertimento (intelligente) è assicurato.<br />
Aldo Fittante <em>www.film.tv.it</em></p>
<p>Siamo nei rivoluzionari anni&#8217;70. George Khan (Om Puri &#8220;Gandhi&#8221;, &#8220;Wolf&#8221;), chiamato Gengis dai suoi ragazzi, è un pakistano, orgoglioso delle sue origini, che vive nel sobborgo londinese di Salford, dove è proprietario di un negozio di fish &amp; chips. Il suo più grande desiderio è quello che i suoi sette figli seguano le tradizioni del suo paese d&#8217;origine, ma loro sono del parere che ognuno debba scegliere da solo come vivere la propria vita, e presto cominciano ad opporsi alle piccole tirannie del padre. Inoltre ha sposato una donna inglese Ella (Linda Bassett &#8220;Mary Railly&#8221;, &#8220;A small Dance&#8221;), che pur amando molto suo marito, non può rimanere indifferente alle esigenze dei propri figli. Il figlio più grande Nazir (Ian Aspinall), ha già un matrimonio fallito alle spalle, avendo abbandonato l&#8217;altare per diventare modista; Saleem (Chris Bisson) è hippie, finge di studiare ingegneria per andare ad un corso d&#8217;arte; Tariq (Jimi Mistry) è considerato il casanova del posto; Meenah (Archie Panjabi) preferisce giocare a baseball piuttosto che indossare il sari; Sajid (Jordan Routledge), infine, non è stato ancora circonciso. Intenzionato fino in fondo a riportare in riga i figli più grandi, decide di farli sposare con le figlie di Mr. Shah, proprietario di un&#8217;estesa tenuta a Bradford.<br />
Lo sceneggiatore, Ayub-Khan Din, già conosciuto come attore per &#8220;Sammy and Rosie Get Laid&#8221; e &#8220;London Bridge&#8221;, questo è stato l&#8217;esordio alla macchina da scrivere, ed ha riportato innumerevoli successi, ricevendo vari premi come copione teatrale. Nominato, tra l&#8217;altro, per il Premio Laurence Olivier come &#8220;Miglior scrittore emergente&#8221;, la sua storia, è un po&#8217; la storia dei protagonisti del film, avendo lui vissuto a Salford, con culture e comunità diverse.<br />
Il regista invece con questa storia in particolare non c&#8217;entra per niente, ma ha accettato di dirigere il film perchè ha ritenuto che fosse un argomento universale. Una storia in cui qualsiasi immigrante che viene a contatto con altre culture si può immedesimare. Un film sulle proprie tradizioni familiari rispetto al progresso, sui valori del passato rispetto a quelle dei giovani, un film che può parlare a chiunque, insomma.<br />
<em>www.filmup.com</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/744/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=744&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sulla stessa barca</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fitzcarraldocineclub</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegne]]></category>

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		<description><![CDATA[visioni e incontri Mercoledì 28 dicembre 2011 Conversazione con Fabio Monti su Lampedusa è uno spiffero Un evento a cura di Nemoprofeta Con il contributo del Centro Servizi Culturali &#8211; Ragusa Domenica 15 gennaio 2012 East is East di Damien O’Donnell (Gran Bretagna, 1999, 96’) Domenica 22 gennaio 2012 Once we were strangers di Emanuele [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=738&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>visioni e incontri</strong></p>
<p><a href="http://fitzcarraldocineclub.files.wordpress.com/2012/01/sullastessabarca2012.jpg"><img src="http://fitzcarraldocineclub.files.wordpress.com/2012/01/sullastessabarca2012.jpg?w=212&#038;h=300" alt="" title="sullastessabarca" width="212" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-739" /></a></p>
<p>Mercoledì 28 dicembre 2011<br />
Conversazione con Fabio Monti su <strong>Lampedusa è uno spiffero</strong><br />
Un evento a cura di Nemoprofeta<br />
Con il contributo del Centro Servizi Culturali &#8211; Ragusa</p>
<p>Domenica 15 gennaio 2012<br />
<a href="http://wp.me/pIIGY-c0"><em>East is East</em></a> di Damien O’Donnell (Gran Bretagna, 1999, 96’)</p>
<p>Domenica 22 gennaio 2012<br />
<a href="http://wp.me/pIIGY-c5"><em>Once we were strangers</em></a> di Emanuele Crialese (Usa, 1997, 96’)</p>
<p>Domenica 29 gennaio 2012<br />
<a href="http://wp.me/pIIGY-c8"><em>Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata</em></a> di Luigi Zampa (Italia, 1971, 115’)</p>
<p>Domenica 05 febbraio 2012<br />
<a href="http://wp.me/pIIGY-cb"><em>Travaux. Lavori in casa (Travaux. on sait quand ça commence)</em></a> di Brigitte Roüan (Francia, Gran Bretagna, 2005, 95’)</p>
<p>Domenica 12 febbraio 2012<br />
<a href="http://wp.me/sIIGY-ospiti"><em>Ospiti</em></a> di Matteo Garrone (Italia, 1998, 78’)</p>
<p>Domenica 19 febbraio 2012<br />
<a href="http://wp.me/sIIGY-goor"><em>Goor</em></a> di Alessandro De Filippo (Italia, 2009, 62’)<br />
sarà presente il regista</p>
<p>Visioni e incontri ore 18,30<br />
presso Libreria Saltatempo, Via G. B. Odierna 182 Ragusa<br />
Ingresso alle proiezioni con Tessera FIC 2011-2012 (euro 3,00)<br />
Info e contatti 328-338448 340-6217962 327-7324667</p>
<p><strong>un progetto</strong><br />
Fabbrica di Nichi Ragusa &#8211; Fitzcarraldo Cineclub &#8211; Nemoprofeta</p>
<p><strong>in collaborazione con</strong><br />
Amnesty International Gruppo 228 Ragusa &#8211; Bottega dei Popoli &#8211; Centro Educazione alla Pace &#8211; El Maghreb<br />
Emergency &#8211; Il Clandestino &#8211; Pax Christi</p>
<p><strong> Grazie a</strong><br />
Libreria Saltatempo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/738/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=738&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>In un mondo migliore</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fitzcarraldocineclub</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Susanne Bier. Con Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen. Drammatico, durata 113 min. &#8211; Danimarca, Svezia 2010 &#8211; Teodora Film Non sappiamo se l’auspicio della Bier si realizzerà, se vivremo domani In un mondo migliore. Di certo il cinema della regista danese ha fatto un bel passo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=733&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Susanne Bier. Con Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen. Drammatico, durata 113 min. &#8211; Danimarca, Svezia 2010 &#8211; Teodora Film</p>
<p>Non sappiamo se l’auspicio della Bier si realizzerà, se vivremo domani In un mondo migliore. Di certo il cinema della regista danese ha fatto un bel passo avanti. Non è nuovo il suo film, bensì attuale. L’attualità non è il contenuto ma il gesto, l’atto di chi vuol afferrare il reale totalmente: cinema-mondo.<br />
In gioco non tanto il presente, ma le modalità con cui la Cultura, l’Autore, possono e devono farsene carico. Se è vero &#8211; per la Bier certamente lo è &#8211; che il mondo è sprofondato nel caos, al momento fondativo e originario, tutto deve essere azzerato e rimesso in discussione, compresi assoluti morali e categorie di giudizio con cui siamo abituati a decifrarlo. Come se all’apice della sua complessità &#8211; che poteva ancora suggerire uno sguardo analitico, periferico e situazionale &#8211; il reale fosse esploso di colpo, disintegrando quadro, etica e cornice.<br />
La Bier va oltre lo schianto, non si accontenta di registrare le macerie, ma vuol ricomporre, ri-edificare. Assistita dal solito Thomas Jensen (sceneggiatura), si chiede quale prezzo siamo disposti a pagare per difendere gli ideali; che efficacia può avere l&#8217;educazione in un mondo rassegnato alla violenza; che futuro consegnare al futuro. In breve circoscrive vulnus e destino dell’Occidente. Senza per questo rinunciare al suo stile eccitabile e arrovellato, al cote familiare, alla meccanica della passioni. Marchi di fabbrica verrebbe da dire, se non fossero grumi di un clima diffuso, tutto mal di pancia e frenesia, emotività e (melo)dramma. E se lo script non lesina scorciatoie drammaturgiche, è il cinema a fare la differenza, ad autenticare tutto grazie alla partecipazione con cui la regista danese aderisce ai conflitti dei suoi personaggi, alle piaghe del loro vissuto personale, alla fragilità di modelli e progetti di vita. Non trascura nessuno &#8211; padri e figli, mogli e mariti &#8211; quasi che l&#8217;estasi e il tormento di ciascuno fosse in fondo anche il suo.<br />
La scena sembra frazionata, è interiorizzata, si rivela intrecciata: il bullismo e la scuola, la separazione e il lutto e, per tutti, fatica di vivere, riottosità sociale (che mina autorità e sistemi educativi: del resto come porgere l&#8217;altra guancia quando gli altri conoscono solo la legge del pugno?), l&#8217;indisponibilità degli affetti, il livore comunitario. Siamo in Danimarca, potremmo essere ovunque. Eppure il ritorno in patria ha giovato alla Bier che, dopo il mezzo passo falso americano (Noi due sconosciuti), ritrova cuore, viscere e macerazione in un dramma morale che interpella lo spettatore mettendolo a disagio, tirandolo in mezzo. Da osservatore a osservato. Decisiva la scelta di eludere il racconto di formazione classico, utilizzando l’infanzia come termometro dei conflitti che agitano il presente.<br />
Questi figli &#8211; questi, non i citrulli del cinema italiano, il cui respiro, al confronto, somiglia a un rantolo &#8211; sono la posta in gioco di domani. La Bier intercetta un malessere reale, ne prende parte, si schiera. Alterna tensione e quiete, dilata tempi e temi, compone immagini, musica e fotografia in un affresco impressionista e kantiano. Cerca dentro i suoi personaggi &#8211; e negli attori diretti alla perfezione &#8211; una legge morale (ancora) possibile.<br />
Nei cieli stellati presagi dell&#8217;avvenire. Il suo, continuando così, sarà di sicuro radioso.<br />
Gianluca Arnone, 10 dicembre 2010, www.cinematografo.it</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fitzcarraldocineclub.wordpress.com/733/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=733&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>The housemaid</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fitzcarraldocineclub</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Im Sang-soo. Con Jeon Do-yeon, Lee Jung-Jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo, Park Ji-young. Kids+16, durata 106 min. &#8211; Corea del sud 2010 – Fandango &#8220;The Housemaid&#8221; è la reinterpretazione, 50 anni dopo, del film di Kim Ki-young, pietra miliare del cinema sud coreano. Il regista e sceneggiatore Im Sang-soo crea una versione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=729&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Im Sang-soo. Con Jeon Do-yeon, Lee Jung-Jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo, Park Ji-young. Kids+16, durata 106 min. &#8211; Corea del sud 2010 – Fandango</p>
<p>&#8220;The Housemaid&#8221; è la reinterpretazione, 50 anni dopo, del film di Kim Ki-young, pietra miliare del cinema sud coreano. Il regista e sceneggiatore Im Sang-soo crea una versione molto personale: &#8220;le similitudini con l&#8217;originale sono un 30%, per il resto ci ho messo del mio&#8221; spiega l&#8217;autore. Questo perché non era interessato a fare un semplice remake, ma attraverso la storia che vi si racconta, affrontare alcune tematiche sociali d&#8217;oggi, che gli stanno a cuore. Euny viene assunta come domestica da una ricca famiglia. Il marito, Hoon, sta tutto il giorno fuori casa per lavoro e la moglie, Hera, è incinta del secondo figlio. Euny si occupa anche della loro primogenita, una bambina sveglia e amorevole. Dopo poco, Hoon seduce la ragazza, con la quale instaura rapporti carnali notturni. La governante in capo, accortasi che Euny è rimasta incinta, lo rivela alla madre di Hera e ciò scatenerà una serie di conseguenze inattese. L&#8217;idea di realizzare questo progetto è in piedi già da tempo, il produttore Jason Chae aveva pronta sia la sceneggiatura che il cast. In un secondo momento lo ha proposto a Im Sang-soo, che ha voluto riscrivere completamente la sceneggiatura per esserne l&#8217;autore integrale. Entrambi i film offrono una rappresentazione fedele della società coreana: quello di Kim Ki-young esprime la società dell&#8217;epoca; l&#8217;intento di Im Sang-soo è stato quello di rispecchiare l&#8217;evoluzione e lo stato della società nel 2010. Nel film sono delineati gli straricchi, coloro i quali possono permettersi tutto, ma che sono aridi di sentimenti e passano sopra a quelli degli altri con la noncuranza che la loro posizione gli permette. Hoon vuole essere un re e nei confronti di Euny si sente tale. Tutti gli debbono obbedienza e gli intrighi che vengono orchestrati nella sontuosa villa sono degni di una corte. Il regista ha delineato sapientemente ogni più piccolo aspetto dei rispettivi personaggi, facendo emergere le peculiarità di ognuno attraverso i comportamenti, gli sguardi e i gesti, mai una parola di troppo. Inoltre ha voluto mostrare come questa elite aspiri ad essere come gli europei, diventandone un&#8217;imitazione. Queste persone sono colte, sorseggiano e degustano il vino, suonano il pianoforte, tutti atteggiamenti europei che sottolineano il loro benessere rispetto alla massa. Le famiglie ricche in Corea hanno un potere illimitato in qualsiasi ambito, sia esso politico, economico, istruttivo e via dicendo. La situazione vigente sono loro a determinarla, non è un problema di regime ed è questo ciò di cui Im Sang-soo parla nel suo The Housemaid, mescolandovi un thriller erotico. In questo, come in altri suoi film, la protagonista è donna: ci sono quattro donne appartenenti alla vecchia (la madre di Hera e la governante in capo) e alla nuova generazione (Euny ed Hera) e a due classi sociali ben marcate, ovvero le due domestiche e le due padrone di casa. Tutto ciò che accade coinvolge queste quattro donne, che decidono e agiscono. Hoon è fuori dai giochi una volta commesso l&#8217;adulterio e per la sorte di Euny subisce il loro volere. Euny è  l&#8217;incarnazione della purezza, l&#8217;unico personaggio veramente libero, la sola che non si sottomette mai, che reagisce a quanto gli viene fatto. La sua vendetta è sottile, atta ad arrecare un danno non fisico ma psicologico.<br />
Francesca Caruso, 31 maggio 2011, <em>www.filmscoop.it</em></p>
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		<title>Il primo incarico</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fitzcarraldocineclub</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film di Giorgia Cecere. Con Isabella Ragonese, Francesco Chiarello, Alberto Boll, Miriana Protopapa, Rita Schirinzi. Drammatico, Kids+13, durata 90 min. &#8211; Italia 2010. &#8211; Teodora Film Si sente la polvere della terra in Il primo incarico. Proprio come in uno dei più bei film di Placido regista, Del perduto amore che, coincidenza, aveva come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fitzcarraldocineclub.wordpress.com&amp;blog=10658232&amp;post=726&amp;subd=fitzcarraldocineclub&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film di Giorgia Cecere. Con Isabella Ragonese, Francesco Chiarello, Alberto Boll, Miriana Protopapa, Rita Schirinzi. Drammatico, Kids+13, durata 90 min. &#8211; Italia 2010. &#8211; Teodora Film</p>
<p>Si sente la polvere della terra in Il primo incarico. Proprio come in uno dei più bei film di Placido regista, Del perduto amore che, coincidenza, aveva come protagonista una maestra negli anni &#8217;50. Lì però prendeva forma il rosso fuoco della politica, il binomio passione-morte. Qui invece c&#8217;è lo spazio dell&#8217;attesa con la protagonista Nena sospesa tra passato e presente. Il primo incarico mette a fuoco il vuoto che la ragazza ha di fronte. Anche quando si trova vicino ad altri personaggi, sembra che non ci sia nulla davanti a lei. Questo forse avviene perché la regista Giorgia Cecere (già assistente per Amelio e sceneggiatrice per Winspeare in Sangue vivo e Il miracolo) segue soprattutto le traiettorie di Isabella Ragonese a contatto con lo spazio e gli altri corpi. L&#8217;attrice ormai ha una maturità tale da essere capace di trainare un film quasi come sguardo soggettivo, con il paesino della Puglia che viene visto come filtrato attraverso i suoi occhi. C&#8217;è un corpo assente pur nella sua continua presenza e questo si può vedere, per esempio, nella scena della cena dove nessuno parla. Ma anche perché Il primo incarico riesce a mostrare una ribellione non fatta di scene madri ma di piccoli accumuli, di sguardi contrari, di negazioni (il momento in cui Nena chiede all&#8217;uomo che poi diventerà suo marito di non sedersi sul letto, come se avesse violato quel suo spazio intimo). Non solo la terra, ma anche l&#8217;aria. La festa col ballo, la passeggiata con gli alunni nei boschi mostra come Il primo incarico abbia insieme la voglia e la necessità di respirare, di far avventire i rumori dello spazio circostante, ma al tempo stesso di recuperare la propria passionalità attraverso un desiderio che è così sfuggente che rischia di trasformarsi in memoria. Ed è così che il film è insieme decadente e fisico, le immagini con la famiglia e l&#8217;uomo che ama appaiono subito lontane anche se Nena le sta vivendo in quell&#8217;istante, come quei &#8216;sogni perduti&#8217; dello straordinario Il compleanno di Filiberti. Nelle lezioni in classe c&#8217;è invece quella consistenza quasi materica di Zhang Yimou. La maestra di Il primo incarico come quella di Non uno di meno: tracce della stessa tensione come quella di un alunno che, anche se brevemente, scompare e quel paesaggio così ripetitivo muta per un attimo in qualcos&#8217;altro. Un gran bel film quello di Giorgia Cecere, che fa sentire il cuore della Puglia come Winspeare e Rubini e, grazie anche alla bravura della Ragonese, realizza uno dei recenti migliori ritratti femminili che non va mai sopra le righe e che non corre il rischio di essere compiaciuto.<br />
Simone Emiliani, 07 maggio 2011, <em>www.sentieriselvaggi.it</em> </p>
<p>“L’origine del film è quella della storia vera tra mio padre e mia madre. Un’ispirazione emotiva che ho voluto lasciarsi riverberare, chiusa nel mio inconscio, sebbene, alla fine, le cose più romanzesche che si vedono nel film sono quelle realmente accadute.” Spiega la regista Giorgia Cecere “Il senso del film mi è sempre stato chiaro: un po’ metaforicamente il primo incarico della nostra vita è scoprire che cosa vogliamo davvero dalla vita e qual è il desiderio del nostro cuore. E’ un film che racconta come, alle volte, pensiamo di potere morire per un sentimento e come, poi, stupiti, scopriamo che questo si è dissolto. La crudeltà e bellezza della vita è che ci può sorprendere sempre. I luoghi dove è ambientata la storia sono quelli dove si sono svolti davvero i fatti”. La regista aggiunge: “Non volevo seguire un approccio sociologico. Ai miei occhi, il cinema coincide con la scoperta della libertà. Per me era importante costruire un film che consentisse di guardare da un altrove il nostro presente che spesso ci impedisce di accorgerci di dove siamo. C’era un tempo in cui anche in condizioni maschiliste, in cui la femminilità chiedeva più audacia. Oggi il maschilismo è più pervasivo e subdolo. Il coraggio morale delle donne è qualcosa che non dobbiamo dimenticare e di cui dobbiamo continuare ad avvalerci sempre. Per me era importante raccontare una storia che non invecchiasse né come tema, né come ispirazione per il suo grande investimento emotivo”.<br />
Intervista di Marco Spagnoli, 06 maggio 2011, <em>www.primissima.it</em></p>
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