Motel Woodstock

Un film di Ang Lee. Con Demetri Martin, Dan Fogler, Henry Goodman, Jonathan Groff, Eugene Levy. Titolo originale Taking Woodstock. Commedia, durata 121 min. – USA 2009 – BIM

Il bilancio di Taking Woodstock arriva all’ultimo minuto, dopo che per due ore Ang Lee si è come perso nel mare di folla e di utopie che hanno accompagnato la nascita di quel celebre concerto. È quando Elliott, il giovane che forse senza ben capire la portata delle proprie azioni ha permesso di organizzare «tre giorni di pace e di musica» sui prati di una tranquilla cittadina di provincia, si pone l’inevitabile domanda: «E ora?». E Michael, uno degli organizzatori, gli risponde che tutti se ne andranno in giro per il mondo, magari dopo aver litigato per i soldi. Qual che è fatto è fatto. Anche se l’ ultimissima inquadratura, sulla spianata dove si è tenuto il concerto, coperta di fango e di rifiuti come fosse un campo di battaglia, fa intuire che il seme gettato a Woodstock farà molta fatica a germogliare. In fondo Ang Lee un film sulla fine delle utopie della controcultura americana l’ aveva già fatto un decennio prima, con Tempesta di ghiaccio (1997), e quando questo taiwanese laureatosi in Illinois aveva affrontato altri momenti della storia americana, aveva saputo metterne in evidenza i lati più duri e drammatici, dalla violenza fratricida della Guerra civile (in Cavalcando col diavolo, 1999) alle prevenzioni omofobe (I segreti di Brokeback mountain, 2003). Per questo oggi può ben «permettersi» un po’ di furbesco entusiasmo e di contagiosa partecipazione al mito giovanilista di quell’ America che credeva nella possibilità di ripulirsi dalla guerra del Vietnam a suon di musica e di amore libero. Il film prende il via dal romanzo autobiografico di un aspirante pittore, Elliot Tiber (interpretato con convinzione da Demetri Martin), che si sente in dovere di abbandonare i suoi sogni di bohème (e di pulsioni omosessuali) per aiutare i vecchi genitori a conservare un motel scassato e coperto di ipoteche a White Lake, nei pressi di Bethel, una cittadina dello Stato di New York. Ad aiutarlo inaspettatamente arriva, nel luglio del 1969, la scoperta che a un festival di musica giovanile che doveva svolgersi nella contea di Orange erano stati revocati i permessi. Ed Elliot, proprietario di una licenza per un «festival estivo di arte e musica» decide di offrirla ai disperati organizzatori della Woodstock Ventures. Mettendo in moto una macchina che avrebbe attirato sui prati di un venale allevatore di mucche almeno 400 mila persone. Il film racconta tutto questo con una profusione di mezzi e un’ adesione allo spirito hippie dell’ impresa davvero encomiabile, omaggiando il documentario che Michael Waldeigh aveva montato su quell’ evento (e uscito nel 1970: Woodstock – Tre giorni di pace, di amore e di musica) con un abbondante uso dello split screen, che divide l’ inquadratura in diverse immagini. Ang Lee lascia ai margini del film il concerto vero e proprio per privilegiare l’impatto che le idee della controcultura ebbero sui vari protagonisti, a cominciare dal timido Elliot che in una scena memorabile si «libera» dell’incombente presenza dei propri genitori (genialmente interpretati da Henry Goodman e da Imelda Staunton) portando a esempio la libertà che la madre di Janis Joplin o il padre di Jimi Hendrix avrebbero concesso ai loro figli. Giocando così il film tutto sui contrasti tra le idee conservatrici degli adulti e lo spirito libertario dei giovani, concedendo «diritto di parola» ai precursori del travestitismo (come il marine in gonnella interpretato da Liev Schreiber) o ai paladini delle droghe e raccontando soprattutto la gloria un sogno destinato ben presto a perdersi tra compromessi e sconfitte.
Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera, 16 maggio 2009

(…) Taking Woodstock è una storia di provincia: un piccolo paesino di campagna che diventa all’improvviso il centro dell’universo. In questo il film è fin troppo naif: in realtà Woodstock era già un «buen retiro» di rockettari, Bob Dylan vi aveva registrato molta roba con la Band (e all’epoca raduno non si presentò, il perfido). Ma non è casuale che Schamus e Lee mettano in parallelo Woodstock con lo sbarco sulla Luna (che avvenne in quegli stessi giorni, nell’estate del ’69). Tiber, nel film, è un alieno che sbarca su un pianeta affollato e coloratissimo, un giovane ebreo imbranato che si lascia scoperchiare il cervello dal rock’n’roll. L’ingenuità è eccessiva, il film è simpatico ma semplicistico. Woodstock fu, in realtà, un enorme business che il film accenna appena, nel personaggio di Michael Lang (l’organizzatore metà hippy metà squalo) e nello stuolo di avvocati che lo segue ovunque. Ci sono però momenti molto felici, come il finale in cui Lang si allontana a cavallo come John Wayne, fra la monnezza che ricopre i prati di Yasgur, invitando Tiber a seguirlo: «Vado in California, organizzo una cosa ancora più grande… i Rolling Stones!». L’allusione è ad Altamont, il concerto/tragedia dove gli Hell’s Angels uccisero uno spettatore a coltellate, la fine dell’innocenza. Ma l’innocenza americana era morta già da tempo (secondo James Ellroy, a bordo del Mayflower) e Ang Lee sembra non volerlo sapere.
Alberto Crespi, L’Unità, 17 maggio 2009

Annunci

One Response to Motel Woodstock

  1. […] Motel Woodstock (Taking Woodstock) di Ang Lee (USA, 2009, 120’) […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: