Cosmonauta

un film di Susanna Nicchiarelli. Con Claudia Pandolfi, Sergio Rubini, Miriana Raschillà, Pietro Del Giudice, Michelangelo Ciminale, Valentino Campitelli, Susanna Nicchiarelli, Angelo Orlando
Commedia, durata 85 min. – Italia 2008. – Fandango

«Astronauta se è americano. Ma se è sovietico si dice cosmonauta». Nei 6 anni tra il 1957 e il 1963, a Roma, borgata Trullo, sezione Pci, ambiente Fgci (i più beatnick, all’epoca), passò la Storia. Un film cerca di catturare la scultura interiore, complicata, del momento. E quasi ci riesce, Cosmonauta. Ma la conquista dello spazio non è uno scherzo. Dal Trullo, quartiere rosso, fascisti, pugilotti a pagamento, polizia e carabinieri erano tenuti ben a distanza. Dal Trullo partì Pasolini e il ’68, non La notte prima degli esami. Del ’63 è Come si agisce di Balestrini, non lo slogan «morte al Psi!» inventato dalla sceneggiatrice Teresa Ciabatti, come fosse un gioco da ragazze. Comunque l’idea di partenza è geniale. La grande sfida tra Usa e Urss, tra dc spacconi e comunisti appena riemersi dopo l’apnea maccartista, viene osservata intelligentemente, nell’opera prima di Susanna Nicchiarelli (factory Moretti dei Diari), non solo attraverso il conflitto (preme, nel fuori campo) tra borghesi e classe operaia, ma attraverso la gara spaziale Usa-Urss. Dallo Sputnik 1 all’Explorer, dal Nautilus sotto il Polo a Yuri Gagarin che compie, nel 1961, la prima gita nello spazio attorno alla terra sulla sua navicella Vostok 1… E poi Valentina Tersckhova, dal fisico da ballerina snodabile, e prima la cagnetta Laika, e altri animali, animaletti e insetti caduti o sopravvissuti (come ci racconta un cartoon zen collegato al film). Non mancano ottimi materiali di repertorio, alcuni non Rai, ma sono teenagers. Luciana (9-15 anni), Mariana Raschillà all’esordio, ben dominato, e Arturo il fratello maggiore, epilettico e sformato dai farmaci (Pietro Del Giudice, più che perfetto) ereditano la passione pacificamente rivoluzionaria dal padre, prematuramente scomparso, e si battono soli, in casa e fuori, contro tutti: un partito che sembra già sbalestrato tra Stalin e resa, la Fgci maschilista di Occhetto già sterminator, burocrati perbenisti che già addestrano al carrierismo servile e puritano (a cui Angelo Orlando e Susanna Nicchiarelli regalano corpi di dolce ottusità), la mamma bigotta (Claudia Pandolfi, perfettamente irritante). Rispondono, i ragazzi, con fughe improvvise, esperimenti di fuoco in terrazzo, no alla comunione, no al rimatrimonio di mamma con un orrendo putrido fascio (Sergio Rubini, perfetto), no ai suoi soldi, impertinenze sessuali… gesti squadristici.
Il tutto nell’arco di tempo che va da Tambroni ministro dell’interno (poi cacciato a pietrate dai ragazzi con le magliette a strisce), fino al primo governo Moro, al successo elettorale del Pci, al Vaticano II e alla morte del Papa buono e John Kennedy, passando per la Cee, la nazionalizzazione dell’industria elettrica, il partito radicale che lascia il Pli, il muro di Berlino, il martirio di Lumumba, cui contribuirono i nostri eroici caschi blu, l’insorgenza dell’Fln algerino…..Si tace di ciò. Ma. come raccontare ai ragazzi d’oggi del dimenticato e arcaico mondo dei Quaderni Piacentini e Rossi, di Togliatti nemico del «centro-sinistra» e dei cinesi che rompono con Mosca? Che lo leggano su wikipedia, mica siamo ideologici. Perché qui si racconta, con tono di fiaba, di un distacco, salubre – aizzato dalla cabina regia – da due chiese passatiste, la cattolica e la marxista, da parte di due orfani che devono affrontare il mondo con le loro gambe. Ecco perché le canzoni popolari italiane dell’epoca, «Cuore», «Cuore matto», «E la pioggia che va», «Io che amo solo te» – un must per morettiani, rock è brutto, droga – qui vengono stropicciate come da uno specchio deformante e rallentante, liquefatte della grana fotografica e a luci fioche, di Gherardo Gossi, co-orchestratore nostalgico.
Robertyo Silvestri, Il Manifesto, 19 settembre 2009

Se i comunisti vanno in orbita solo al cinema, non è colpa loro e nemmeno della nostalgia canaglia. L’adolescenza all’epoca delle ideologie aveva gli stessi rossori e gli stessi tremori di quella nichilista contemporanea nella quale per ogni genitore a un certo punto i figli diventano degli alieni. La regista di Cosmonauta, Susanna Nicchiarelli, aveva 14 anni quando è crollato il Muro di Berlino e questo l’ha aiutata: non avendo rimpianti, non ha nemmeno rimorsi e può avvicinarsi all’Italia di mezzo secolo fa con la leggerezza che è propria della distanza.
Stenio Solinas, Il Giornale, 2 ottobre 2009

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One Response to Cosmonauta

  1. […] Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli (Italia, 2009,85’) […]

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