Videocracy – Basta Apparire

Un film di Erik Gandini. Documentario, durata 85 min. – Svezia 2009, Distribuzione Fandango.

A proposito di mostri molto più famelici e agguerriti. Sull’horror più pauroso dell’anno, Videocracy, abbiamo già scritto molto. Ma il doc «obliquo» di Erik Gandini (esule in Svezia) è tutto il contrario di quello che potreste immaginare. Non racconta la storia di Berlusconi da Tele Lombardia a Papi, magari spiegandoci come divorò la Mondadori. Ma la trasformazione del nostro paese in repubblica fondata sul profitto «tutto e subito», e con ogni mezzo necessario. E sui sogni, le tattiche e le strategie lecite e illecite che tutti credono di poter usare (ma che solo il sesto uomo più ricco del mondo può) ipnotizzando l’operaio/a sfigato/a di provincia, per «apparire» in tv e dunque esistere e dunque aspirare alla fama, alle donne (o agli uomini) al seggio in parlamento (anche europeo). Basta inventare qualcosa. Avere un’idea, per esempio fare un mix tra Bruce Lee e Ricky Martin. Alcune sequenze resteranno nella storia del cinema: Lele Mora, che può trasformare il ranocchio in principe, perché è agente tv, finalmente felice di far apologia di nazismo e fascismo via iphone, davanti alle telecamere del paese nel quale i suoi amici annientarono Olof Palme, e tanto poi in Italia non è più tanto reato, per alcuni. O del suo ex braccio destro Corona che – e questo è il segreto del suo successo – «ruba ai ricchi per dare a se stesso». Rappresentazione, in un corpo solo, di una metamorfosi atroce e irreversibile.
Roberto Silvestri, Il Manifesto, 4 settembre 2009

Da qualche tempo al cinema va di moda un genere che, stilla scia di forti contrapposizioni politiche, dà voce alla cosiddetta «militanza ideologica». E il documentario. O meglio: il documentario “a tesi”; costruito cioè a tavolino, per dimostrare — sotto la parvenza di una dimostrazione oggettiva — una tesi in realtà precostituita. Contraddicendo, insomma, il genere stesso, che al contrario dovrebbe “documentare’ un fenomeno in modo imparziale. Erik Gandini lo chiama «documentario creativo»: e difatti il suo Videocracy – Basta apparire (presentato da questo regista italo-svedese ieri a Venezia, per la Settimana Internazionale della Critica) nel tentativo di dimostrare che «Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizzato dall’unione fra politica e intrattenimento televisivo», è alla prova dei fatti molto poco «documentario». Pur partendo da non originali ma in larga parte condivisibili considerazioni sul gusto spesso vacuo e volgare di molti programmi delle tv commerciali, non riesce alla fine ad approfondire in maniera davvero soddisfacente e originale il tema annunciato. Peggio: nel tentativo di farlo, da ampio spazio proprio a quei criticabili personaggi che hanno contribuito al suddetto imbarbarimento. E che perfino in quest’occasione — che pure vorrebbe stigmatizzarli — fedeli al motto «parlate pure male di me, purché ne parliate», sono ben lieti di dare il peggio di sé: il manager Lele Mora, che si vanta della suoneria del proprio cellulare, con Faccetta nera, le svastiche e le croci celtiche, o l’agente fotografico Fabrizio Corona, che si definisce «un nuovo tipo di Robin Hood, che ruba ai ricchi per dare a sé stesso». Per non dire della scena (palesemente ricostruita e quindi fasulla) di Mora che, davanti alla tv, sì scandalizza per le smanie di protagonismo di Corona che va a pavoneggiarsi a Garlasco. È semmai su un altro versante che Videocracy potrebbe risultare interessante, e meno sospetto d’inquinamento. Sulla documentazione dei guasti che la cultura edonistica e superficiale delle tv commerciali ha provocato nei nostri giovani. Come in Ricky, operaio del Nord-est, che alimenta quella «fabbrica delle illusioni» partecipando a tutti i provini di tutti i reality show che ci sono in circolazione, o come le persone qualunque che sgomitano per fare una foto accanto a Fabrizio Corona, come una volta si sarebbe sgomitato davanti ad un eroe sportivo o ad un grande attore. Alla fine, insomma, ci si trova con un lavoro a metà. Non abbastanza profondo per indagare davvero l’annunciato binomio «caratterizzato dall’unione fra politica e intrattenimento televisivo» e non abbastanza originale per risultare un interessante operazione cinematografica, pur con la sua valenza militante, Rai e Mediaset hanno rifiutato gli spot del film. E in questo modo gli hanno dato un ulteriore valore politico. Ne valeva davvero la pena?
Giacomo Vallati, Avvenire, 4 settembre 2009

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One Response to Videocracy – Basta Apparire

  1. […] Videocracy – Basta apparire di Erick Gandini (Svezia, 2009, 80’) […]

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