Una soluzione razionale

Un film di Jörgen Bergmark. Con Pernilla August, Rolf Lassgård, Stina Ekblad, Magnus Roosmann, Claes Ljungmark Titolo originale Det enda rationella. Drammatico, durata 104 min. – Svezia, Finlandia, Germania, Italia 2009. – Lucky Red

Dalla Svezia un film d’esordio abbastanza singolare. Almeno per quel che riguarda il tema. Due coppie, molto affiatate perché i mariti, Erlan e Sven-Erilc, lavorano insieme in una cartiera della cittadina in cui vivono. Accade però che, proprio perché sono tanto affiatati e a tutte le feste si riuniscono (da poco hanno festeggiato i 50 anni di Erland), Karin, la moglie di Sven-Erik, si irmamori di Erland, ricambiata, e vadano subito a letto. E adesso che fare? In un paese latino entrerebbero in scena i revolver se non addirittura i coltelli, ma siamo in Svezia, dove tutti, ufficialmente, sono freddi e con le passioni ragionano. Così i quattro si mettono a tavolino, discutono e cercano, convinti, una “soluzione razionale” che, con regole precise, vedrà tutti andare a vivere insieme in casa di Erland, naturalmente senza nessuna promiscuità perché Erland, sia pure con riserbo, continuerà il suo rapporto con Karin, senza l’opposizione del marito. Ma si ha voglia di essere svedesi! Prima May, la moglie di Erland, entra in crisi, poi il marito di Karin dà addirittura in smanie. La “soluzione razionale”, così, sarà la solitudine di tutti e quattro, ciascuno per proprio conto. Questo argomento all’inizio così curioso l’ha pensato un noto e premiato sceneggiatore svedese, Jens Jonsson, che ha dosato caratteri e situazioni con mano felice, aggiungendovi anche uno spunto fra l’ironico e il polemico che vede Erland e sua moglie gestire con molta compunzione una “scuola matrimoniale” in cui, appunto, si vorrebbero insegnare e superare le crisi coniugali. L’esordiente Jörgen Bergrmark, con la sua regia, vi ha lavorato attorno con un realismo quieto, attento a disegnare con finezza tutte le sfaccettature anche le più riposte dei quattro personaggi e anche quando deve proporcene le crisi, tenendosi – sempre in cifre quasi tranquille dosando con calma il momento in cui sulla razionalità prevarranno i sentimenti. Gli interpreti convincono, specialmente Pernilla August, che è Karin, vista più volte in film di Bergman
Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 17 settembre 2009

Non provateci a casa”, ha avvertito il regista svedese prima della proiezione a Venezia (sezione “Settimana della critica”). Sottoscriviamo la raccomandazione: se per caso siete sposati, e se per caso frequentate una coppia sposata, e se per caso il marito della coppia A commette adulterio con la moglie della coppia B, meglio non decidere di vivere tutti e quattro assieme. Magari stilando un preciso decalogo di regole, che impongono “sesso solo in camera da letto e senza far rumore”, “segretezza assoluta con gli estranei”, “assoluta sincerità”. Ecco la soluzione razionale del titolo, ovvero “mettiamoci tutti e quattro attorno al tavolo e discutiamo apertamente”, atteggiamento che fa più danni dell’atomica. L’idea viene in mente a Erland, operaio in una cartiera: prima salva da un tentativo di suicidio il collega depresso, subito gli ruba la moglie Karin (lei è molto, ma molto consenziente). Siccome a tempo perso Erland tiene con la legittima consorte May un corso sul matrimonio alla chiesa pentecostale, risolve il problema stabilendo che lui e la nuova vivranno al piano nobile, mentre i consorti scaricati si sistemano tra tavernetta e stanza degli ospiti. Scopo: sfogare la passione. Si sa che l’adulterio consumato di nascosto, aggiungendo il gusto per il proibito al gusto per l’adulterio, dura più a lungo. La temporanea coabitazione dovrebbe placare i bollori e ripristinare la situazione precedente. Il regista svedese sistema crudelmente le tessere del puzzle: non c’è nulla di più promettente, dal punto di vista narrativo, di adulti che si ficcano da soli nei guai, pieni di buone intenzioni a cinquant’anni passati. A colazione arrivano due facce allegre e due vieppiù immusonite (per cominciare, poi le cose cambiano, ma non vogliamo rovinare le sorprese). Il primo momento di crisi arriva quando la coppia nuova si corteggia sotto gli occhi degli ex consorti: “Ti piace il jazz? E quando mai a te è piaciuto il jazz?” “A me piace la margarina” è il goffo tentativo di cambiare discorso. Gli attori sono tutti bravissimi (quanto scarsi di glamour e di trucco), la fotografia butta sul grigio, gli interni sono spartani, il mare gelido. Nord nord, avremmo preferito un regista danese (Lars von Trier o il Thomas Vinterberg di “Festen”, tanto per fare i nomi) a un nipotino di Ingmar Bergman). Ma la storia c’è, e le emozioni pure, alla faccia del titolo.
Mariarosa Mancuso, Il Foglio Quotidiano, 19 Settembre 2009

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One Response to Una soluzione razionale

  1. […] Una soluzione razionale (Det enda rationella) di Jörgen Bergmark (Svezia, 2009, 104’) […]

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