Lo schermo velato

Un film di Rob Epstein, Jeffrey Friedman. Con Shirley MacLaine, Tony Curtis, Lily Tomlin, Whoopi Goldberg, Susan Sarandon, Tom Hanks, Gore Vidal, John Schlesinger. Titolo originale The Celluloid Closet. Documentario, b/n durata 102 min. – USA 1995.

Lo Schermo Velato è un saggio cinematografico che ripercorre la storia del cinema attraverso gli spezzoni di oltre cento film evidenziando i rapporti che da un primo breve filmato della Edison del 1905 al contemporaneo “Philadelphia” sono intercorsi tra cinema e omosessualità. Epstein e Friedman si concentrano in special modo sul periodo classico del cinema americano (anni ’30, ’40 e ’50), quando qualunque rappresentazione dell’omosessualità veniva regolarmente censurata sullo schermo.
Attraverso la voce narrante di Lily Tomlin e le testimonianze di attori, registi e sceneggiatori (molti nomi famosi, tra cui Tony Curtis, Shirley MacLaine, Whoopi Goldberg, John Schlesinger) si cerca di strappare il velo a una sequela di immagini che potevano essere solo vagamente allusive, ambigue circa determinate questioni sessuali. Qui, però, e soprattutto a livello estetico, sorgono i problemi del film. L’intento degli autori, attraverso un montaggio estremamente “guidato” delle immagini (niente a che vedere con il nostrano “Blob”), in pi di una occasione puo’ sembrare forzato, ma soprattutto quello che risulta inaccettabile è lo svelamento continuo e pedissequo di un presunto e un po’ terroristico senso nascosto dietro ad ogni immagine. Isolati opportunamente determinati frammenti di un film, spiegatoci perbenino il tutto, ecco che con grande intelligenza e spiritosa malizia siamo pronti a capire di cosa parlavano John Ireland e Montgomery Clift (nel “Fiume rosso”) quando si complimentavano le pistole. Si cerca in ogni modo di dominare ogni ambiguità, di ingabbiarla in un ben determinato senso e si finisce per far lettera morta di tanti meravigliosi momenti di cinema.
tratto da http://www.cinemagay.it

Prendendo lo spunto dal libro omonimo di Vito Russo, il film ripercorre, con interviste e spezzoni, i modi in cui l’omosessualità è stata raccontata dal cinema: con grande libertà negli anni del muto; con evidenti censure ai tempi del codice Hays; con sofferta partecipazione in tempi più recenti, quando l’omosessualità ha conquistato il suo diritto alla visibilità. Ma se questo messaggio di libertà rischia di essere un po’ invadente nell’ultima parte del film, Lo schermo velato ci aiuta a capire meglio come funziona certa passione cinefila, magica scintilla che scocca tra un desiderio ‘imprigionato’ nelle costrizioni del racconto o nel corpo degli attori e l’amore ‘potenziale’ dello spettatore che solo sullo schermo e nella fantasia trova il modo di liberarsi. E che si tratti di passione omosessuale o fantascientifica o melodrammatica poco importa. Pedagogico.
Paolo Mereghetti, Sette, 3 ottobre 1996

Ma il film ha soprattutto il merito di smascherare i messaggi consci, inconsci o addirittura subliminali, il sottotesto, la mimesi e le decodificazioni che si celavano, per l’appunto velati, negli interstizi delle immagini, o ad esse contigui. I concetti di sessualità di maschile e femminile, di ‘normalità’ mutavano si articolavano al passo con l’industria hollywoodiana. Solo di recente, grazie all’affermarsi del movimento (e della lobby) gay, all’imporsi del ‘politicamente corretto’ e a film come Philadelphia, qualcosa è cambiato, in meglio. Anche se, spesso, per assoggettarsi a stereotipi opposti: ad esempio il gay amicone e generoso della porta accanto, rigorosamente monogamo. Risponde bene, nel film, Susan Sarandon a chi le chiede se aveva provato imbarazzo a girare la famosa scena d’amore con Catherine Deneuve in Miriam si sveglia a mezzanotte: ‘ma chi al mondo, uomo e donna, sarebbe così pazzo da rifiutarsi di andare a letto con la Deneuve?’.
Fabio Bo, Il Messaggero, 16 settembre 1996

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One Response to Lo schermo velato

  1. […] 29 novembre 2009 Lo schermo velato (The celluloid closet) di Rob Epstein, Jeffrey Friedman (Usa, 1995, […]

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