Paragraph 175

Un film di Rob Epstein, Jeffrey Friedman. Voce narrante: Rupert Everett.
Documentario, colore e b/n, durata 76 min. – GB, Germania, USA 1999.

Paragrafo 175: “Un atto sessuale non naturale che avvenga tra persone di sesso maschile o tra esseri umani ed animali, è punibile con l’imprigionamento; può inoltre essere prevista la perdita dei diritti civili” (Codice Penale Tedesco, 1871). Tra il 1933 ed il 1945, secondo i documenti Nazisti, circa 100.000 uomini vennero arrestati per omosessualità. Di questi, circa la metà venne imprigionata, ed un numero compreso tra 10.000 e 15.000 venne inviato ai campi di concentramento. La percentuale di morti fra i prigionieri omosessuali nei campi è stimata attorno al sessanta per cento (tra le più alte fra i prigionieri non Ebrei), per cui nel 1945 ne sopravvissero solo 4.000 all’incirca.
Il fatto che gli omosessuali maschi fossero perseguitati dai nazisti e che fosse stato loro assegnato il simbolo distintivo del triangolo rosa comincia ad essere noto a molti. Quello che resta poco conosciuto è il fatto che molti sopravvissuti gay siano stati oggetto di persecuzioni continue anche nella Germania post nazista, dove vennero visti non come prigionieri politici, ma come criminali, secondo la legislazione nazista sulla sodomia, legislazione che rimase in vigore ben oltre la fine della guerra. Alcuni vennero arrestati nuovamente dopo la fine della guerra e rispediti in carcere, tutti vennero comunque esclusi dai risarcimenti previsti dal governo tedesco, ed il tempo trascorso nei campi di concentramento venne loro dedotto dalle pensioni.
Negli anni ’50 e ’60, il numero degli arrestati per omosessualità nella Germania Ovest era identico a quello registrato durante il periodo nazista. La versione nazista della legge sulla sodomia rimase in vigore fino al 1969. I registi Friedman ed Epstein, in collaborazione con lo storico tedesco Klaus Müller, hanno realizzato con “Paragraph 175” uno straordinario documentario, nel quale, per la prima volta, sei degli ultimi otto sopravvissuti all’olocausto omosessuale accettano di parlare di questa terribile (e finora sconosciuta) pagina di persecuzione nazista. Il semplice ricordo di alcuni degli avvenimenti sopportati è più forte di qualsiasi rievocazione storica, ed i volti e le storie di Gad Beck, Heinz Dormer, Pierre Seel, Albrecht Becker ed Heinz F. sono quanto di più commovente si possa immaginare. Un documentario assolutamente da non perdere, destinato a divenire un classico. (…)
Il film era iniziato 75 minuti prima sulla Porta di Brandeburgo come si vede oggi nella stessa ripresa che la sostituisce in bianco e nero tornando agli anni del nazismo, una trasfigurazione che gioca su allusioni e iconografie che sono patrimonio comune della memoria collettiva, fatta di treni – che si trasformano in quelli verso Auschwitz per tornare a viaggiare sulle rotaie odierne, arrivando nella moderna stazione di Berlino – e bombe (“quando venivano giù era ovvio che si facesse all’amore”), le cui rovine si confondono con i cantieri del Ku’damm attuale, svuotato del suo monito: il popolo tedesco ha svoltato pagina. Anche se le innumerevoli didascalie finali dopo averci aggiornato sulle vite dei protagonisti, più credibili di The Last Days, avvertono che il paragraph 175 del codice penale tedesco, datato 1870 e peggiorato dai nazisti, relativo ai “reati” di omosessualità e zoofilia, fu abrogato soltanto nel 1968 dalla DDR e un anno più tardi nella civilissima Bundes Republik. “Sono ricordi scomodi” e questo è uno dei compiti del documentarismo: parlandone all’uscita con Daniele Gaglianone si rilevava apprezzando la fattura, l’aspetto innovativo del film e lo specifico sviscerato che è parte di un rimosso generale. A partire dalla fortunata epoca di Hirschfeld, omaggiato anche da Rosa von Prunheim, rendendo la pellicola una summa di percorsi che uniscono i film sulla Shoah a quelli più legati a tematiche omosessuali: infatti Heinz F., uno dei cinque testimoni (classe 1905), inizia il suo contributo dai club che animavano Berlino su una carrellata di foto del citato Tanzen-Club Schwannenbourg, spezzoni d’epoca significativi, colmi di echi espressionisti, preziosi ma insufficienti: “Oggi è difficile immaginare quanto fosse bizzarro quel periodo. Tutto era sottosopra nell’epoca successiva alla prima guerra mondiale”. (…)
Poi il ritornello finale ci riporta all’inizio: “Mi sarebbe piaciuto parlarne con qualcuno, ma nessuno mai vuole sentire: tutti dicono che sono cose passate e finite. Anche per me è tutto passato”.
Marco Busato – Gay.it – 18 aprile 2000

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One Response to Paragraph 175

  1. […] 06 dicembre 2009 Paragraph 175 di Rob Epstein, Jeffrey Friedman (Gran Bretagna, Germania, Usa, 1999, […]

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