Elio Petri: appunti su un autore

Un film di Federico Bacci, Nicola Guarneri e Stefano Leoni. Con Enrico Lucherini, Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Luigi Kuveiller, Tonino Guerra, Gianni Fucci, Florinda Bolkan, Marina Cicogna, Ursula Andress, Robert Altman. Documentario, durata 86, Italia, 2005 – BIM Feltrinelli

“Elio Petri: …appunti su un autore” è un film documentaristico. Avvalendosi della preziosa collaborazione della moglie di Elio Petri, Paola, il film è un sincero e appassionato tributo al cinema di questo grande autore, fatto cercando di “…ricomporre un puzzle le cui tessere sono sparpagliate per il mondo”. Dall’Assassino al progetto rimasto incompiuto ‘Chi illumina la grande notte’, il film ne ripercorre la carriera, ma grazie anche all’archivio privato messo a disposizione dalla moglie, con fotografie e super8, fornisce un ritratto misurato e discreto dell’uomo, la cui ammirazione riecheggia nelle sentite testimonianze di chi in quegli anni per amicizia o lavoro gli fu vicino, accomunate da un fondo di malinconia per la figura di un autore rimasto senza pari, ma soprattutto per una scomparsa troppo prematura, quando era il 1982 ed Elio Petri aveva solo 53 anni. Intellettuale onnivoro di formazione comunista, amante delle arti figurative e della letteratura americana, Petri nel cinema fu un autodidatta, non frequentò mai nessuna scuola di cinema, imparò il mestiere del regista dal fondamentale rapporto di collaborazione che ebbe con di Peppe De Santis, vero e proprio padre artistico per Petri. Dotato di un originale sguardo cinematografico e di un non comune senso del movimento della macchina da presa (Hello Dolly era il suo soprannome) che faceva di lui un regista anacronistico nel panorama del cinema italiano, i suoi film sono sguardi stimolanti e mai compiaciuti sulla schizofrenia contemporanea che avvolge le dinamiche che muovono la società, attraverso una coraggiosa capacità di rappresentazione, estrema, spiazzante, suggestiva, il cui unico limite era forse di essere del tutto in anticipo rispetto al tempo in cui vennero realizzati, ma che li rendono a distanza di decenni ancora attuali e moderni. Realizzare un documento su Petri e sulle sue opere, significa anche fornire uno spaccato sull’Italia di quel periodo. Il cinema di Petri esiste quando ancora in Italia esisteva un Cinema forza espressiva, vivo malgrado i dovuti distinguo, sfaccettato e intraprendente, quando i film segnavano, la settima arte era attraversata da un dibattito critico lontano anni luce dall’attuale morte cerebrale e il grande schermo non aveva ancora accusato la trasfigurazione in specchio fasullo e mendace. I diversi livelli che interagivano nella società erano più ricettivi ma allo stesso modo anche più attenti, si era ancora ben lontani dall’ottundimento generale dei nostri giorni, dallo sviluppo di frustrazioni sedative. Per questo motivo il talento di Petri era potuto emergere, e per lo stesso motivo incontrava difficoltà ad ogni nuovo passo. Le continue attenzioni che la Censura rivolgeva ai suoi film, i rapporti di amore e odio con i produttori: la lunga mano dei Ponti e dei De Laurentis, a cui non si poteva sempre scampare, come aveva amaramente imparato in film come ‘La decima vittima’ o ‘Il maestro di Vigevano’; la complicità trovata in Goffredo Lombardo ne ‘L’Assassino’; il contributo economico dell’industriale della piastrella Zaccariello, grazie al quale poté fare ‘A ciascuno il suo’, primo film ad essere tratto da un racconto di Sciascia; la folle adesione di Daniele Senatore al progetto di ’Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’, che impiegò i soldi del padre generale per la realizzazione. Fino ad arrivare alla rottura con la critica cinematografica. Negli ultimi anni Petri realizzò quelli che lui stesso definì “film sgradevoli”; erano gli anni settanta, gli anni della contestazione. ’La classe operaia va in paradiso’ e ’La proprietà non è più un furto’, furono considerati dalla critica di sinistra film pericolosi, qualcuno parlò anche di film reazionari, non comprendendone il grado di provocazione. Dunque chi era Elio Petri? Un intellettuale atipico, un personaggio scomodo per certi versi. Un autore cinematografico che nella sua carriera ha vinto Oscar, Festival di Cannes, Globo d’Oro, Nastri d’Argento, premi al Festival di Berlino ecc. ecc., e che sembra essere stato buttato via. La domanda da cui gli autori sono partiti e che li ha portati alla realizzazione di questo documentario (che non ha l’obiettivo di rivalutarlo, “perché Elio Petri ha valore in sé”) è: perché i film di Petri sono irreperibili? Questa domanda aleggia nell’atmosfera alla fine del documentario, c’è chi parla di una nuvola di ingiustizia, chi non riesce a capire…Chi scrive, ogni volta che ha chiesto di Elio Petri si è sentito rispondere da appassionati, commessi graduati, sedicenti interpreti dei nostri giorni: “Chi? E’ un regista spagnolo..? Che cosa ha fatto?”. Niente, non ha fatto niente, se non il suo mestiere nella maniera più coerente, mettendoci dentro tutto l’impegno che un regista rispettoso del pubblico può dare, ponendosi domande, non abbassando mai la guardia, riflettendo e facendo riflettere. Rispondendo a se stesso all’affermazione ‘negli ultimi anni ho fatto film sgradevoli’, Elio Petri continua: ‘Si, film sgradevoli in una società che ormai chiede gradevolezza a tutto, persino all’impegno. I miei film, al contrario, oltrepassano addirittura il segno della sgradevolezza. A cosa è imputabile tutto questo? Perché faccio film così? Evidentemente è per via di una netta sensazione di essere arrivato al punto in cui mi pare che tutte le premesse che c’erano quando io ero ragazzo, si siano proprio vanificate. La società ha preso tutto un altro indirizzo, e in me questo non poteva non lasciare una traccia profonda’.

Antonio Cavallaro, www.girodivite.it, 19 ottobre 2006

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