Gli amori folli

Un film di Alain Resnais. Con Sabine Azéma, André Dussollier, Anne Consigny, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric. Titolo originale Les Herbes Folles. Drammatico, durata 104 min. – Francia, Italia 2009 – Bim

Ma allora mi ami grida lui quasi pazzo a lei che arriva all’appuntamento ottenuto dopo ostinato inseguimento davanti a un cinema. Solo che lui e lei non si conoscono, non si sono mai visti. Lui ha trovato in un parcheggio il portafogli derubato di lei, ne ha osservato a lungo la foto lasciandosi andare a un’ossessione amorosa folle. Ma folli sono quelle erbe che crescono sul terreno del sentimento imprevisto, ineffabile, ambiguo, senza ragioni né pretesti. Les Herbes folles è il titolo del film di Alain Resnais che in gara allo scorso festival di Cannes arriva ora nelle sale italiane col titolo Gli amori folli. Una passione di amanti libera e anche un quartetto che ruota all’apparenza intorno alla figura maschile incarnata da André Dussolier marito e dongiovanni in uno strano ammiccamento che pare condiviso, almeno fino a un certo punto, dalla moglie la quale non si stupisce ai suoi tradimenti. E poi c’è qualcosa nel suo passato di misterioso e forse di criminale, un retrogusto di colpa e di delitto…
Resnais segue folgorazioni amorose e tradimenti con grazia quasi fanciullesca, e con un certo umorismo pure nel dolore impalpabile che rasenta la perdita del sé, seguendo i movimenti inattesi di queste figure che un «caso» di geometrie caotiche ha fatto sfiorare e intrecciare. Dalla prima sequenza, quando un ladro deruba la bella e elegante signora mentre esce dalla boutique parigina di Marc Jacobs della sua borsa. É così che la vita di Marguerite Muir, Sabine Azéma, l’attrice icona del regista di Hiroshima mon amour, si intreccia a quella di Dussolier. Ma anche di sua moglie trascinando in questo incontro la socia di studio, Emmanuelle Devos, pure lei corteggiata dall’uomo. Marguerite del resto ha passioni estreme, pilota aerei, è indomita, pure se questo improvviso accumularsi di eventi e di scosse emozionali sembra minare la sua immagine di persona salda, ordinata, ineccepibile.
Resnais, dal romanzo di Christian Gaily, L’incident, conduce questo gioco di fantasie erotiche, punteggiato di telefonate bizzarre e appostamenti davanti casa, spiazzamenti improvvisi e piccole epifanie quasi come un entomologo, affidando la distanza alla voce narrante fuori campo. E però mostra sempre una certa empatia coi suoi personaggi, il loro gioco è anche quello del regista col cinema, che mescola riferimenti, pensiamo al nome della protagonista, lo stesso di Gene Tierney nel film di Mankiewicz Il fantasma e la signora Muir, generi, avventura, guerra, muto, sedotto da uno strumento meraviglioso.
Cristina Piccino, Il manifesto, 30 aprile 2010

Chi ha detto che il cinema è un mestiere da giovani? Alain Resnais ha cominciato a fare film nel 1946 e non ha ancora smesso di stupirci. Ogni titolo una nota diversa, e sempre nuova di zecca. Ogni film un’avventura che sbeffeggia e insieme completa le altre. Il tutto marciando con passo deciso verso una leggerezza che incanta e stupisce nel regista di Hiroshima mon amour. Dev’essere un privilegio dell’età: sono i grandi vecchi i primi e più accesi sperimentatori (nessuno, in questo senso, batte il centenario De Oliveira). Sono i registi che hanno attraversato le epoche e i luoghi più remoti a darci la vertigine di uno spaesamento senza fine. (…)
Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 30 aprile 2010

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