Donne senza uomini

Un film di Shirin Neshat, Shoja Azari. Con Pegah Feridoni, Arita Shahrzad, Shabnam Toloui, Orsolya Tóth, Navíd Akhavan. Titolo originale Zanan-e Bedun-e Mardan. Drammatico, durata 95 min. – Germania, Austria, Francia 2009 – Bim

Una donna si lascia cadere nel vuoto, ed è come se non avessimo mai visto niente e nessuno cadere prima. Il corpo rigido, quasi ieratico, le braccia aperte, il viso rivolto al cielo, nel silenzio e nel tempo dilatato della caduta i suoi pensieri diventano quelli di tutte le donne dell’Iran. Non quello di oggi, però, bensì quello di mezzo secolo addietro, perché la fine della mite Munis prefigura poeticamente la fine della parentesi democratica vissuta dall’Iran nei primi anni 50 sotto il governo di Mossadegh. Difatti dopo la breve scena folgorante di quel volo, Munis non muore del tutto ma continua a vivere sullo schermo. Il fratello integralista e tiranno, causa prima del suo suicidio, non smette di inveire contro di lei nemmeno mentre le scava la fossa. Ma poco dopo la sua vicina Fayzeh sente la voce di Munis invocarla, scava freneticamente con le mani, scopre il suo viso coperto dalla terra in una scena di grande suggestione che a qualcuno ricorderà Laura Betti in Teorema di Pasolini. Dunque Munis, o il suo fantasma, torna nella Teheran dell’agosto 1953 dove segue i violenti scontri, così simili a quelli della scorsa estate, che accompagnano il golpe con cui la Cia riportò al potere lo Scià. Mentre le altre protagoniste di questo primo film della fotografa e artista Shirin Meshat, Donne senza uomini, intrecciano le loro vite così diverse, ma egualmente in fuga, nel simbolico giardino di una villa in campagna. La padrona di casa, la matura borghese ed ex-artista Fakhri, ha lasciato il gretto marito militare. La prostituta Zarin, che nel bagno turco si strofina il corpo magrissimo fino a sanguinare, fugge l’orrore del suo mestiere.La spaurita Fayzeh deve riprendersi da uno stupro e da una vita di totale sudditanza allo sguardo maschile. Ma se i loro destini possono sembrare fin troppo esemplari, le immagini di Shirin Neshat sono magnifiche, sorprendenti, diverse da tutto. Un albero che crolla d’improvviso. Un ruscello che scorre quieto nel verde, nel quale la sciagurata Zarin giace come l’Ofelia preraffaellita di Millais. La tappezzeria consunta di un bordello, che sembra un’eco degradata delle antiche miniature persiane (la tenutaria è Shahrnush Parsipur, autrice del libro cui si ispira il film). Un plotone di militari che irrompe in una festa borghese scompigliando schieramenti e ipocrisie… Ogni scena è insieme racconto e metafora, ogni personaggio incarna l’oppressione delle donne e di un’intera società, ogni scelta espressiva rinforza il realismo magico di un film che rievoca un mondo e un’epoca vicini e insieme dimenticati, evitando tutte le convenzioni del cinema storico a favore di uno sguardo, uno stile, una logica narrativa, differenti. Una sfida o forse un regalo, per lo spettatore che abbia voglia di stare al gioco e mettersi alla prova.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 13 marzo 2010

La videoartista Shirin Neshat, che è nata in Iran ma vive e lavora a New York, con questo suo debutto nel cinema si è guadagnata il Leone d’argento come miglior regista all’ultimo festival di Venezia. La pellicola rappresenta un bel salto rispetto alle installazioni con immagini in movimento per cui Neshat è conosciuta nelle gallerie d’arte. Ma chi ama le sue opere riconoscerà la sua firma nei virtuosismi visivi e nella grazia narrativa con cui presenta la storia di quattro donne (Pegah Ferydoni, AritaShahrzad, Shabnam Tolouei e Orsi Toth) in Iran, nei primi anni cinquanta. Le ambizioni e le azioni di queste donne, che provengono da diverse classi sociali, in qualche modo ci informano e intervengono sul corso degli eventi pubblici, privati e politici del paese. Con la storia dell’Iran sullo sfondo e con l’immaginazione che estende i limiti di vite vissute nell’oppressione, Neshat offre una meravigliosa finestra sul mondo delle sue protagoniste.
Dave Itzkoff, The New York Times, da Internazionale, 12 marzo 2010

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: