Cyrus

Un film di Jay Duplass, Mark Duplass. Con John C. Reilly, Jonah Hill, Marisa Tomei, Catherine Keener, Matt Walsh. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 92 min. – USA 2010. – 20th Century Fox

John (John C. Reilly) ha divorziato dalla moglie da ormai sette anni, ma ancora non è riuscito a rifarsi una vita sentimentale. Ad una festa conosce la bellissima Molly (Marisa Tomei), con la quale inizia una relazione. Ma la donna nasconde qualcosa, e John, seguendola fino a casa, conosce così Cyrus (Jonah Hill), il figlio della donna. All’inizio non sembrano esserci problemi tra loro, anzi, ma poi…
Ciò che colpisce in Cyrus sin dalle prime inquadrature è un certo uso veloce e nervoso dello zoom. È impossibile non notarlo, ed è anche impossibile non chiedersi il perché di una così evidente cifra stilistica. “Il nostro obiettivo è far sentire gli spettatori come se avessimo nascosto dei microfoni nelle loro camere da letto”, hanno commentato i registi: confermando così un certo occhio documentaristico, uno sguardo il più possibile reale sulla materia da narrare. È quindi possibile fare una commedia americana piuttosto mainstream, che però non rinunci ad essere abbastanza aderente alla nostra realtà senza esagerare coi toni e le situazioni/gag? La risposta è ovvia, e Cyrus è un bell’esempio di questo genere. In Cyrus si ride in più situazioni, certo, ma il prodotto è riuscito anche per le intenzioni che i due registi si sono prefissati e che vengono raggiunte in modo efficace. I Duplass innanzitutto sanno scrivere bene la storia, ovvero la base di ogni commedia. Sono forse ancora più bravi a scrivere i dialoghi, pieni di humour ed intelligenza, ma soprattutto carichi del coefficiente di verosimiglianza di cui si parlava prima: notare le cesure, le pause, le ripetizioni, tutto ben studiato e preparato. Ma Cyrus colpisce anche per la descrizione dei tre protagonisti, grazie ad un’umanità che viene fuori in modo concreto. Merito infatti della storia e della sceneggiatura, che hanno uno sviluppo interessante e per niente banale, mettendo in gioco le fragilità e le solitudini dei personaggi. Ma è anche merito di un trio d’attori in stato di grazia. John C. Reilly e Marisa Tomei sono a loro modo una garanzia, e quindi l’attenzione va soprattutto a Jonah Hill, pacioccone con un personaggio immaturo tutt’altro che ingenuo e che darà filo da torcere al nuovo pretendente di mamma. Al limite della cattiveria gratuita, il suo Cyrus, ventunenne che vive con la madre e che non vuole abbandonarla per nulla al mondo, si rivela essere solo una persona impaurita. In primis dalla solitudine.
Ed è proprio questo il tema forse più importante di Cyrus: la paura di restare soli, di non poter stare a fianco alla persona a cui si vuole più bene al mondo. E pur di non restare soli si è disposti ad eliminare ogni ostacolo nel modo più infimo possibile. Così Cyrus dichiara guerra a John a suon di bugie, presunti attacchi di panico notturni, strategie e piani di ogni tipo… C’è di che divertirsi quindi con questa bella commedia, ma c’è anche modo di riflettere sulle nostre ansie, sulle relazioni interpersonali, e di conseguenza – a livello cinematografico – anche sulla relazione tra personaggi e spettatori. Perché Cyrus sembra anche un invito a confrontarsi in prima persona con quello che si vede sullo schermo. Fossero tutte così le commedie americane di oggi…
Gabriele C. http://www.cineblog.it, 1 dicembre 2010

(…) Le situazioni si ribaltano completamente ad ogni cambio di scena, insinuando nello spettatore il dubbio su ogni singolo personaggio e su ogni singola azione che compiono: ad esempio nello sguardo innocente ed infantile di Cyrus si legge la malizia di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico (momento tra l’altro rappresentato magnificamente da un’inquadratura). Lo stile registico scelto è quello di avere costantemente la macchina a spalla (o a mano), quasi alla Lars Von Trier, con continui zoom sui volti dei personaggi alla ricerca di una caratterizzazione documentaristica della pellicola. È come se i due filmaker vogliano ritrovare e riportare a galla la vera natura dei loro personaggi spiandoli il più vicino possibile ed all’improvviso, soprattutto quando si trovano immersi in momenti di massima tensione emotiva. A fronte delle colossali produzioni hollywodiane volte alla ricerca disperata del 3D ad ogni costo, i Duplass ci ricordano che esiste (fortunatamente!) un cinema ben strutturato narrativamente ed elegantemente concepito nella sua forma, pur non rinunciando ai costi ristretti. Conosciamo perfettamente la vitalità del cinema indipendente, ma, non trovando la giusta distribuzione sul nostro mercato cinematografico, ogni volta è una bella riscoperta! Del resto questa è la commedia amara più interessante dell’anno. Della serie: piccolo budget, grande risultato? Yes, We Can!
A cura di Davide Monastra, http://www.filmforlife.org

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