Il responsabile delle risorse umane

Un film di Eran Riklis. Con Mark Ivanir, Guri Alfi, Noah Silver, Rozina Cambos, Julian Negulesco. Titolo originale The Human Resources Manager. Drammatico, durata 103 min. – Israele, Germania, Francia 2010 – Sacher

L’incipit è drammatico con un attentato che sconvolge il cuore di Gerusalemme, ma presto il film si trasforma in un surreale road movie, a tratti irresistibile. Fra le vittime dell’attentato c’è anche Yulia, giovane immigrata da un non meglio identificato paese dell’est europeo. Neppure nel panificio dove la donna lavorava, nessuno sembra accorgersi della sua scomparsa e così quando la stampa denuncia il caso, per rimediare al danno di immagine la titolare del panificio incarica il responsabile del personale di riportare in patria il corpo di Yulia ed assicurale una dignitosa sepoltura. Inizia un allucinante viaggio con bara e figlio della vittima al seguito, in un paese devastato dalla povertà, fra tempeste di pioggia e neve. Il fascino del film, tratto dal romanzo di Yehoshua, è nel riuscito mix fra impianto realistico e svolgimento sempre più bizzarro e improbabile, segnato da accadimenti inaspettati e imprevedibili. Ma oltre alla dimensione avventurosa e picaresca, il film propone anche un plurimo percorso esistenziale, che conduce i protagonisti della storia a riconciliarsi con se stessi e prendere coscienza delle ragioni dell’altro, un po’ come accadeva nel precedente film di Eran Riklis, Il giardino di limoni
Franco Montini, http://www.cinematografo.it, 2 dicembre 2010

Come ci hanno insegnato pregevoli film quali Simon Konianski di Wald e Ogni cosa è illuminata di Schreiber, il topos della sepoltura e dell’ultimo viaggio è insito in una cultura, come quella ebraica, che sulla diaspora e sui riferimenti alla santità della propria terra è fondata. Ma il nuovo film di Eran Riklis, noto per La sposa siriana e Il giardino di limoni, pare rileggere questo elemento alla luce dei nuovi rivolgimenti culturali e politici, come a mettere una sorta di pietra tombale. Commedia drammatica o viceversa, come sempre per un cinema sfuggente alle etichette come quello di Riklis, scritta da Noah Stollman sulla base dell’omonimo romanzo di Abraham Yeoshua (Einaudi) che racconta in modo sottile e vivace del modo in cui l’integrazione culturale è possibile proprio rispetto alla disintegrazione del corpo. Già dalla premessa, infatti, s’intuisce come il film cerchi di portare un archetipo nella situazione attuale fatta di bombe, di guerra fratricida, ma anche di immigrazione e di povertà proveniente dal mondo, portando Israele a confrontarsi con una realtà nuova per una nazione che, specie negli ultimi anni, ha fatto della chiusura un elemento distintivo. E Riklis smorza i colori e il tono grottesco di altre simili parabole, vena di commedia il presente e trasforma il film da parata surreale in un lento corteo che sa sostituire senza strappi il sorriso alla commemorazione. La sceneggiatura adatta con cura ed efficacia un romanzo complesso come quello di partenza e Riklis, senza strafare, quasi sottotono, definisce personaggi, luoghi e mezzi di trasporto con bravura, magari senza brillare e rischiando l’understatement, ma anche con capacità di lavorare sulla realtà. Qualche caduta di tono forse c’è, ma l’affiatamento del cast sa dare calore e vivacità a un film interessante e curioso, che sa riflettere e superare la staticità della cultura per arrivare alla vitalità delle culture ormai globali del nostro mondo.
Emanuele Rauco, http://www.cinefile.biz, 23 novembre 2010

Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attrice non Protagonista e Miglior Colonna Sonora agli Ophir Awards. La candidatura agli Oscar 2011 per Israele. Il Premio del Pubblico al Festival di Locarno. Se il film di Eran Riklis – ispirato al romanzo omonimo di Abraham B. Jehoshua – ha fatto incetta di premi, un motivo ci sarà. E infatti c’è. Anzi, ce ne sono diversi: in primis, la leggerezza e l’ironia con cui vengono trattati temi delicati come la morte, la solitudine degli immigrati, la logica perversa e crudele del profitto; poi c’è la bravura del protagonista (che non a caso vedremo nel prossimo film di Spielberg), capace di dar vita a un personaggio terribilmente umano; c’è l’irresistibile carovana di bislacchi personaggi on the road, una specie di improbabile e rocambolesca armata brancaleone con l’aggiunta di una bara. E infine c’è la colonna sonora, perfetta. Uscirete dalla sala con la musica di Cyril Morin nelle orecchie.
Glenda Manzi http://www.duellanti.com

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