L’esplosivo piano di Bazil

Un film di Jean-Pierre Jeunet. Con Dany Boon, André Dussollier, Nicolas Marié, Jean-Pierre Marielle, Yolande Moreau. Titolo originale Micmacs à Tire-larigot. Commedia, durata 105 min. – Francia 2009 – Eagle Pictures

Intrighi a gogò (come recita il titolo originale, che la versione doppiata riesce, comme d’habitude, a svilire e banalizzare) per Jeunet, che con questa nuova pellicola rompe un silenzio lungo un lustro (da Una lunga domenica di passioni) e si conferma superbo inventore di(/del) cinema. Micmacs à tire-larigot è un congegno perfettamente oliato, basato su un collaudato mix di trovate visive (il prologo, semplicemente sontuoso, degno di un film muto per compattezza e densità espressiva), citazioni cinefile (l’universo noir, ma anche Tati e Freaks), umorismo acido (senza esagerare: si tratta pur sempre di una favola), il tutto condito da una consapevolezza metacinematografica che, scorrendo sottotraccia in tutto il film, esplode nel prefinale, in una sorta di ricreazione (auto)celebrativa del processo di realizzazione del film. Tutto bene, anzi benissimo, non fosse che L’esplosivo piano di Bazil è tale solo sulla carta. Il risultato cinematografico è di una piattezza desolante, eguagliata solo dalla brillantezza dell’effetto visivo e dall’entusiasmo evidente di un cast più che azzeccato (spicca il solito, irresistibile Dussollier). Ammirato il perfetto funzionamento del giocattolo, si sentono le giunture che scricchiolano con preoccupante frequenza: i personaggi, monodimensionali e fumettistici (non che sia un problema, anzi), si sovrappongono l’uno all’altro nel tentativo (fallito) di colmare e rendere “interessanti” le pause fra i numeri “d’azione”; la sofisticata impalcatura visiva maschera (neanche poi tanto) una struttura narrativa elementare, per non dire rinunciataria e di facile consumo (non manca l’immancabile – appunto – storia d’amore con i crampi), a sancire come i limiti della stravaganza debbano necessariamente (?) essere quelli della leggibilità immediata; la necessità (avvertita quasi come un imperativo) di colmare di gag ogni singola sequenza impedisce alle situazioni di svilupparsi a dovere, finendo per immiserirle nei limiti angusti dello sketch (penso, ancora, alla liaison fra Bazil e la contorsionista, o all’ossessione di Remington per le locuzioni desuete), trovando solo occasionalmente un equilibrio fra rapidità di esposizione e altezza di risultato (oltre al già citato prologo, le scene che dipingono l’”impossibile” serenità domestica dei perfidi costruttori di armi). Un film troppo calcolato, troppo prudente, troppo “esatto” per essere qualcosa di più che un giochino ammiccante e godibilissimo.
Stefano Selleri, http://www.spietati.it, 17-12-2010

Jeunet si diverte a confezionare una bomba (narrativa) ad orologeria ricca di idee e invenzioni visive (il cui primato viene conteso solo da Michel Gondry). Prendete la dolce Amelie Poulain quando decide di vendicarsi con tanti piccoli scherzi con il perfido ortolano per come tratta il povero Lucien, trasformate svariate decine di oggetti recuperati in discarica in trappole degne di cartoni animati di Hanna & Barbera dando al quadro complessivo una valenza fortemente pacifista, quasi una dichiarazione deflagrante contro l’utilizzo di ogni tipo di arma. Non si può descrivere diversamente Mic Macs (il titolo originale francese).
Il nuovo lavoro di Jeunet è riconoscibile fin dalla prima inquadratura. La fotografia calda e dorata è merito di Bruno Delbonnel, che con Jeunet ha lavorato per Il meraviglioso mondo di Amelie e Una lunga domenica di passioni. La banda dei clochard di Tire-Larigot rappresenta una sorta di compendio del mondo di Jeunet fino a qui incontrato: personaggi adulti ma fondamentalmente bambini che quasi una caricatura grottesca di tipologie umane degna di un cartone animato, esasperando ossessioni e compulsioni in ciascuno di loro e anche il cast conferma quanto Jeunet sia legato agli attori dei suoi film più recenti (Yolande Moreau, Dominique Pinon solo per citarne un paio).
In una Parigi che sembra la Città dei bambini perduti, l’immaginario di Jean Pierre Jeunet diventa sempre più un cartoon in carne e ossa, un pirotecnico connubio di comicità slapstick e atmosfere fiabesche. Come nelle storie infantili, proprio nell’ingenuità risiede il punto di forza dei piccoli Davide della discarica che si trovano a competere con i due Davide, magnati dell’industria bellica.
Si attraversa Parigi tenendo la mano a Buster Keaton da una parte e a Bugs Bunny dall’altra, in un gioco ad orologeria che per ritmo e trovate potrà piacere molto a un pubblico infantile (tanto quanto a uno più adulto, ma anche a quello più cinefilo viste le continue citazioni). Comico e tragico nella sua mimica straordinaria il protagonista Dany Boon.
Carlo Prevosti, http://www.cineblog.it, 17 12-2010

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: