Chimera

Un film di Pappi Corsicato. Con Franco Nero, Tomas Arana, Iaia Forte, Tommaso Ragno, Marit Nissen, Germana Melodia
Commedia, durata 88 min. – Italia 2001 – Mikado

Thomas è un illusionista che per spiegare i segreti dei suoi esperimenti alla moglie Desirè, ricorre ad una frase: “Noi crediamo solo in ciò che vogliamo e così siamo pronti a credere al falso se ci piace di più.” Anche i rapporti umani sono basati su un sottile gioco di finzione e illusione, dice Thomas e per dimostrarlo racconta la storia d’amore di Emma e Sal, una coppia di trentacinquenni che, dopo un lungo rapporto, stanno attraversando un periodo di crisi in quanto delusi nelle reciproche aspettative. Per cercare di salvare il salvabile, iniziano a frequentare nuove compagnie e si trovano coinvolti in strane situazioni di scambi di coppie, tradimenti e usura. Delusi anche da questa esperienza, tentano allora di ritrovarsi e simulano un primo incontro casuale in modo tale da illudersi di ripartire da zero e di ripercorrere la loro storia d’amore

Pappi Corsicato forse ci relega il migliore dei suoi film con questa storia disperata di amori contrastati, di matrimoni che si rivelano chimere, solo sogni. Un film che si oppone al “muccinismo” imperante, alla tendenza purtroppo presente nel cinema italiano della ricerca dei buoni sentimenti ad ogni costo. E lo fa costruendo un film che rifiuta la narratività tradizionale, dove ogni avvenimento potrebbe essere già accaduto o forse dovrà accadere, non importa. D’altronde tutta la storia si basa sul racconto di un illusionista, che diventa il vero deus ex machina,tessitore dei fili della vicenda. Una vicenda fatta di ripetuti tradimenti, di pianti e di promesse non mantenute, che se rivelata qui perderebbe la sua magia.
Rivelo solo due particolari per invogliare alla visione: una camiciaia regala, per ricompensa di un rapporto, alcune costose camicie a Sal. Il marito non si arrabbia per il tradimento, ma perché Sal non ha pagato il conto. Emma (si chiama come la Bovary) viene picchiata dal proprietario di un bar, perché ha tradito il marito, in una specie di sala delle torture che si trova sotto il locale. Non proseguo perché rovinerei la visione svelando troppo della vicenda. La quale sembra legata indissolubilmente al cinema di un altro grande autore del nostro tempo: Almodovar. Non a caso Corsicato è stato assistente alla regia di quest’ultimo.
Tutto rivela il legame con il regista spagnolo: la scelta delle ambientazioni, con gli oggetti sempre coloratissimi; la recitazione degli attori spesso sopra le righe e l’amore per le storie a incastro. Ma un altro grandissimo regista appare citato più volte: Hitchcock. Penso a due suoi capolavori che possono essere ricordati nel film: Vertigo e La finestra sul cortile. Addirittura la musica ricorda il tema d’amore de La donna che visse due volte. Corsicato punta in alto legandosi a questi due grandi nomi e riesce nel suo tentativo.
Il merito del regista sta anche nel recupero del genere melò, che in Italia sembra essere relegato alla telenovela (cosa è il film di Muccino se non questo?). In questo suo sforzo è coadiuvato dalla magnifica recitazione di Iaia Forte, attrice che si rivela degna delle grandi “cugine” spagnole quali Carmen Maura e le altre del clan di Almodovar. Lodi anche all’attore Tommaso Ragno, capace di passare dalla parte del Don Giovanni a quella del marito tormentato. Concludendo posso dire che quest’ ultima opera di Corsicato segna forse la rinascita della scuola napoletana e aggiunge un tassello alla rinascita del cinema italiano.

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