La comunidad

Un film di Álex De la Iglesia. Con Carmen Maura, Eduardo Antuña, Jesús Bonilla, Paca Gabaldón Titolo originale La comunidad. Commedia nera, durata 105 min. – Spagna 2000 – Nexo

La Comunidad è il primo “horror condominiale”. La protagonista è Julia, una donna sui quarant’anni che lavora per un’agenzia immobiliare. Nel tentativo di vendere un’appartamento, situato in un inquietante e malconcio condominio, trova 300 milioni di pesetas nascosti nella casa di un morto e decide di ribaltare la sua mediocre esistenza e tenersi il denaro. Ma deve fare i conti con l’ira degli inquilini, capitanati da un’amministratore senza scrupoli.

Il microcosmo condominiale è un palco di precarie relazioni, un centro nevralgico di equilibri inconciliabili dove le paralizzanti nevrosi dei rapporti quotidiani, tentano con ostinata indifferenza di corrodere l’intima serenità che pensavamo protetta, chiusa dietro la porta della nostra casa. I vicini, i fantasmi dei tanti appartamenti che accompagnano il nostro sono dediti al vampirismo, alla tenace impresa di smussare le nostre deformità assurde perché possiamo, finalmente, aggirarci per scale e corridoi adeguati al loro stesso passo.
Alex De La Iglesia racconta inquietudini rigidamente polanskiane rinunciando comunque a freudiani approfondimenti e descrivendo una sfilata di caratteri grotteschi e pantomimici in cui persino la protagonista non è mai soltanto una vittima, ma è anch’essa spettro in una congiura di carnefici. Al centro della vicenda, una premio al totocalcio, una somma impronunciabile di 6 miliardi che potrebbe cambiare la vita di ogni condomino anche divisa equamente; eppure, il ritratto desolante, imbarazzante della loro avidità prelude a prepotenti intenzioni. Un diffidente vecchietto, vincitore del denaro, accortosi della diabolica condotta del suo vicinato, perde la ragione e si fortifica in casa, costringendosi ad una simbolica esistenza reclusa e seppellita dalla sua stessa, abominevole immondizia fino a trovare una morte solitaria, svelata soltanto dalla sua putrefazione. Appresa la scomparsa, il condominio organizza una cinica caccia al tesoro, sino all’intrusione di una frustrata agente immobiliare caduta, direbbe Levi, dal cielo, come una pietra in uno stagno.
Legato alla filosofia del riciclaggio comune a molti registi contemporanei sorti dalle precoci ceneri del cinema di Tarantino, Alex De La Iglesia allestisce un’impalcatura di referenti per quanto divertente, a volte grossolana e impersonale. Oltre ai rapporti svelati con Polanski e “Questo pazzo, pazzo, pazzo mondo” di Stanley Kramer, è facile rintracciare polveri e detriti di Dario Argento e dell’orrore italiano, di Howard Hawks, di John Landis, di Hitchkock, di Robert Moore e del suo “Invito a cena con delitto” e di infiniti altri nomi, anche extracinematografici, dispersi tra le pagine della sceneggiatura. Non basta, ad ogni modo, per trasformare un collage in un film completo: la debolezza di questo stile non è tanto nel recupero ostinato e artificioso di motivi, ma nel riproporre situazioni con opacità, in un esercizio di carta carbone. Comunque, il risultato è gradevole e l’impegno di valore puramente filosofico, concentrato nel convalidare un’ipotesi secondo cui le emozioni non possano più nascere da un’improbabile rivelazione, ma oramai soltanto essere rievocate da simboli già espressi nella loro completezza, sembra dimostrare il suo successo.

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