Bianca

Un film di Nanni Moretti. Con Laura Morante, Nanni Moretti, Remo Remotti, Nicola Di Pinto, Mario Garriba. Drammatico, durata 95 min. – Italia 1984

Michele non solo è un celibe, ma è anche veramente un uomo “solo”. Pieno di manie e di fobie, di feticismi e di ossessioni, scruta la vita quotidiana dei suoi vicini di casa e dei pochi amici, invadendone perfino la intimità con la raccolta delle sue osservazioni. Delle coppie che ha conosciuto (perché è soprattutto la coppia che sembra interessarlo ed affascinarlo) Michele tiene un aggiornato schedario, ricco di numerosi quanto indiscreti dettagli. Michele insegna matematica in una scuola privata ed elitaria, dove tutto – dal corpo docente, ai “posters”, ai “juke-box” installati nelle classi – è grottesco e paradossale. E la sua mente, lucida nei ragionamenti occasionati dalla nevrosi, lo è altrettanto quando il nostro sale in cattedra per dimostrare un teorema; egli mal si adatta, in definitiva, ad un ambiente di incompetenti e di svagati, che non è segnato dall’ordine quale lui lo concepisce. Intanto, una sua vicina di casa, che egli conosce, viene trovata uccisa; il commissario di polizia incaricato delle indagini interroga Michele, che spesso e volentieri è stato, dalla sua terrazza, testimone della vita familiare della donna. Ma, almeno per il momento, non sembra si sospetti di lui. Continuando nell’insegnamento, Michele conosce Bianca, una nuova e seducente collega, che ne accetta la timida corte e poi lascia l’amante per lui. Michele (che non solo si è già posto mille interrogativi sulla nuova coppia caduta sotto il proprio obiettivo, avvicinando con un pretesto l’amante di Bianca, ma altrettanti ne pone a quest’ultima, pur essendone innamorato) cade in piena crisi. La sua visione di perfezionista nella vita di tutti i giorni condiziona e finisce con l’inquinare la nozione stessa della felicità, la quale è pur possibile, solo che egli la intende in termini di assolutezza. Intanto si è ricomposta una coppia di amici (Ignazio e Maria) dopo una fugace avventura di ambedue con i rispettivi “partners”. Tale evento colma di gioia Michele ma, il giorno in cui egli vedrà in un ristorante che i due cenano in ottima armonia con i due ex-amanti, la cosa lo delude e ne sconvolge la mente. Anche il rapporto con Bianca finisce. Ignazio e Maria vengono trovati uccisi. Il commissario, che non aveva mancato di far seguire discretamente i movimenti di Michele, sente che i propri sospetti sono ormai ben fondati. In un interrogatorio e dopo un penoso farneticare di Michele sui rapporti umani, l’amicizia, la bontà (e le scarpe: un motivo che da sempre l’ossessiona) il poveretto confessa che l’assassino è lui. Una cella lo attende per una solitudine ormai irreversibile.
Moretti fa centro con quello che è il miglior film della sua non lunga ma discussa carriera. “Bianca” non è un film conservatore ma una sorta di paradosso della ragione giocato sui toni della fiaba, dell’apologo, di una narrazione volutamente esasperata e chiusa in se stessa
(tratto da Segnocinema)

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