La stanza del figlio

Un film di Nanni Moretti. Con Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Giuseppe Sanfelice, Claudio Santamaria. Drammatico, durata 100 min. – Italia 2001 – Mikado Sacher

Note: Girato interamente ad Ancona. David per miglior film, a Laura Morante (attrice protagonista) e a Nicola Piovani (musiche). Palma d’oro a Cannes 2001 per miglior film

L’armonia e la tranquilla vita di una famiglia – composta da Giovanni (psicanalista), dalla moglie Paola (editrice di cataloghi d’arte), dal figlio Andrea e dalla figlia Irene – vengono d’improvviso travolte quando Andrea ha un incidente in mare e muore.

A 47 anni Nanni Moretti cambia: fa un film intimista molto drammatico, senza commedia né ironia, senza autobiografia né analisi generazionale, senza politica, senza Italia problematica, insomma senza le caratteristiche che hanno fatto il successo del regista. Semplice, commovente e bello.
Lietta Tornabuoni

Con intensità e lucida disperazione Moretti tiene sempre saldamente in mano il racconto. Magari qua e là il passo rallenta, la tensione cala. Ma il film resta aspro e compatto sino alla commozione: e sono bellissimi (molto morettiani) gli scatti d’ira contro la pigra orazione funebre pronunciata da un prete distratto o contro la banalità rassicurante di certe teorie psicofisiche sulla malattia e la guarigione. (…) Nell’ultima scena (uno strano mattino, dopo una notte in macchina, a Mentone) forse il lutto sarà elaborato; ma ognuno resta solo, trafitto da un raggio di sole.
Claudio Carabba

Nei film di Moretti non squillano telefonini, e la loro assenza sembra ancora più evidente, come se l’azione non si svolgesse nell’oggi ma in un luogo senza contingenze, senza Tempo, senza Storia. Moretti, ‘obbliga’ il film a liberarsi dalla cronaca per confrontarsi con i grandi temi che l’esperienza della morte porta con sè: il senso di colpa, la solitudine, l’incapacità a comunicare. In una maniera che sembra molto onesta, il film evita ricatti sentimentali e facili consolazioni trasformando in immagini quel rigore morale che in passato aveva esternato con le parole. E riuscendo per la prima volta a commuovere.
Paolo Mereghetti

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