Le donne del sesto piano

Un film di Philippe Le Guay. Con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas.
Titolo originale Les Femmes du 6ème ètage. Drammatico, durata 106 min. – Francia 2011 – Archibald Enterprise Film

La particolare configurazione architettonica, a Parigi, dei condomini borghesi costruiti a cavallo tra Ottocento e Novecento aveva favorito una rigida divisione sociale: nel sottotetto, la cui altezza permetteva di ricavare stanze abitabili, era alloggiata la servitù mentre nei piani sottostanti stavano le famiglie presso cui prestavano servizio. Una separazione che si è imposta anche nel linguaggio quotidiano se ancora oggi quei «monolocali», spesso affittati a studenti stranieri e non più alle domestiche, vengono indicati come «chambres des bonnes». Una definizione che unisce connotazioni di censo e insieme di classe e a cui il cinema francese aveva fatto spesso ricorso, da quando Robert Lamoureux vi trovava la fidanzata ideale in Papà, mamma, la cameriera e io (perché naturalmente per farla accettare ai genitori, non trovava di meglio che assumerla in casa come domestica… tanto già abitava nel sottotetto!) fino ai rifugi di tanta Nouvelle Vague che in quelle stanze sotto il cielo si consumava di fantasie e di amori.
Nel film di Philippe Le Guay, presentato fuori concorso all’ultimo festival di Berlino, le stanze del sesto piano tornano ad essere occupate dalle «bonnes», dalle domestiche. E siccome siamo nei primissimi anni Cinquanta, quelle del film sono tutte spagnole, venute da oltrepirenei, per rimpiazzare le donne bretoni che l’età o il nuovo benessere fa allontanare da questo servizio (come in Italia era successo con le venete: ricordate la Gravina dei «Soliti ignoti»?).
Il film comincia proprio con questo «traumatico» cambio della guardia: la vecchia domestica dei Joubert lascia il posto e su consiglio delle amiche, la signora Suzanne (Sandrine Kimberlain, perfetta nel restituire l’aria tra l’altezzoso e l’odioso tipica di certa piccola borghesia arricchita) si decide ad assumere una cameriera spagnola, Maria (Natalia Verbeke). Tanto, come le hanno fatto notare, l’unica loro esigenza è quella di andare a messa la domenica, «alla funzione delle sei del mattino!».
Perfetta nell’assolvere ai propri doveri, irreprensibile nel cuocere l’uovo alla coque del padrone di casa solo tre minuti e mezzo («un uovo troppo cotto o duro ti fotte la giornata» sentenzia), inattaccabile dal punto di vista della pulizia personale (questa invece è la fissazione di madame), Maria conquista ben presto la fiducia dei Joubert. E soprattutto quella di monsieur Jean-Louis (Fabrice Luchini), titolare di una rispettata agenzia di investimenti borsistici, meticoloso, pignolo, metodico ma soprattutto vulnerabile di fronte al calore umano e alla contagiosa allegria che si respira al sesto piano, dove oltre a Maria vivono la zia Concepción (Carmen Maura), la «militante» Carmen (Lola Dueñas), la pia Dolores (Berta Ojea), la platinata Teresa (Nuria Sole) e, quando il marito la maltratta troppo, anche la remissiva Pilar (Concha Galán). Una comunità chiassosa e variegata, dove si litiga, si balla, ci si prende in giro ma soprattutto ci si aiuta scambievolmente. Dove cioè ci sono tutte quelle virtù e anche quei piccoli difetti che mancano totalmente nella famiglia Joubert. Ed è qui che il film trova la sua energia e il suo divertimento, in questo ritratto a due toni e due tinte, tra i bridge di madame Suzanne e le uscite domenicali delle cameriere spagnole, tra le ambizioni «letterarie» della padrona di casa e la rassicurante concretezza di Maria, tra l’asettico mondo della borghesia parigina (il ritorno a casa dei due figli dal collegio è un piccolo gioiello di satira classista) e la calda solidarietà delle «donne del sesto piano». Un contrasto che la sceneggiatura (del regista e di Jérôme Tonnerre) ingigantisce con abile ironia, come quando affida a Carmen una breve ma efficace lezione sulla guerra civile spagnola o quando accende in Jean-Louis i segni di una «gelosia» di cui neppure lui sa bene spiegare la ragione.
Perché naturalmente Maria non è solo efficente e premurosa, è anche piuttosto carina e se la signora Joubert vede le nemiche del suo menage nelle facoltose e intraprendenti clienti del marito, lo spettatore non impiega molto a capire che la vera tentazione per il signor Joubert potrebbe venire solo dal sesto piano. Ma attraverso un percorso che è prima di tutto «esistenziale». L’idea vincente di questa commedia piacevole e simpatica, infatti, è nella sua capacità di raccontare il confronto tra due mondi che si incontrano ogni giorno ma che sembrano incapaci di capirsi e di parlarsi: lo scontro tra due culture sostanzialmente opposte, una accogliente e aperta, l’altra sospettosa e chiusa. Raccontato con affetto ma anche senza dimenticare la voglia di lasciare il segno di qualche bella e profonda unghiata.
Paolo Mereghetti, corrieredellasera.it, 7 giugno 2011

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