Four lions

Un film di Christopher Morris. Con Riz Ahmed, Arsher Ali, Nigel Lindsay, Kayvan Novak, Adeel Akhtar. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 94 min. – Gran Bretagna 2010. – Videa – CDE

Farsa in salsa mediorientale, Four Lions è il debutto cinematografico del satirico autore televisivo e radiofonico inglese Chris Morris. A Sheffield (Regno Unito), quattro jihadisti, stanchi di come i musulmani sono considerati nel mondo, progettano un attentato. In realtà però, nessuno di loro è molto pratico di esplosivi. Nata da una notizia surreale capitata sotto mano al regista (un gruppo di combattenti islamici idea un piano per speronare una nave americana con un’imbarcazione riempita di esplosivo e affonda con essa prima di attuare l’attacco), Four Lions è una commedia nera e controversa, un progetto coraggioso che indaga il mondo jihadista. Più precisamente, Morris scruta, con la sua macchina da presa, una cellula estremista che decide di farsi saltare in aria in nome di Allah per portare con sé numerosi “infedeli”, figli di una società corrotta e priva di valori. Il regista mette alla berlina il mondo terroristico, lo giudica con ironia e rappresenta i personaggi ridicolizzandoli. Raffigurati come macchiette, i quattro presunti mujaheddin non riescono a portare a termine un piano concreto perché sono più interessati a insultarsi e litigare tra loro, che a farsi realmente esplodere. Consapevoli del loro destino di kamikaze, ne sono tuttavia terrorizzati e arrivano alla conclusione che il loro sia un progetto folle e sconsiderato. I protagonisti sono delineati in modo chiaro: Omar (Riz Ahmed) è il vero combattente votato al martirio e, pur avendo una famiglia adorabile, è convinto che la sua morte la renderà fiera di lui; Barry (Nigel Lindsay) è il neofita animato dall’entusiasmo e costantemente sopra le righe; Way (Kavyan Novak) è il tonto del gruppo, spaesato e sempre fuori luogo, e Faisal (Adeel Akhtar) è il timido estremista che non farebbe male neanche a una mosca. Il tema principale affrontato da Morris è il terrorismo ideologico, che ha seminato e seminerà ancora tanta paura nelle menti di tutti, proprio perché è un concetto troppo lontano e diverso da noi. Un argomento strettamente attuale, però osservato da un punto di vista differente: ribaltando i preconcetti, il regista ritrae abilmente un gruppo di esseri umani che seguono le stesse dinamiche di un gruppo qualunque di persone, in fondo anche simpatiche. La pellicola si addentra in profondità nell’imperscrutabile mondo dell’estremismo islamico, che incredibilmente contiene numerosi elementi farseschi, più di quanti se ne possano immaginare. Il film non fa ridere a crepapelle ma riesce a disegnare un impercettibile sorriso macabro sulle labbra dello spettatore, che realizza immediatamente che la fantomatica banda di jihadisti con lo scopo di terrorizzare il mondo intero, altro non è che un gruppo di disperati, che pretendono di organizzare una guerra cosmica dall’interno di un monolocale.
Andrea Ussia, http://www.persinsala.it, 5 giugno 2011

Grande domanda: è possibile parlare di terrorismo e jihad islamica usando le buone, vecchie regole della farsa? Grande risposta: sì. Almeno a condizione di essere inglesi, di essere abituati da secoli alla società multietnica e di conoscere meccanismi comici che non si limitino allo ‘humour’ aristocratico. (…) Si ride e si rimane terrorizzati: da un lato è rassicurante sapere che terrorismo e idiozia vadano di pari passo, dall’altro è spaventoso pensare che la rete e gli esplosivi fai-da-te rendano potenzialmente letale anche quel pirla del tuo vicino di casa. Morris, essendo inglese, si paragona al ‘Dottor Stranamore’. Noi insistiamo su Monicelli, che avrebbe amato questo film. ‘Four Lions’ è il corrispettivo filmico di quelle che gli inglesi definiscono cautionary tales, le fiabe-monito. Ti racconto cosa succede a Cappuccetto Rosso per ammonirti a non andare nel bosco; ti mostro come il terrorismo non sia affatto una cosa high-tech, alla 007, per metterti in guardia sempre, da chiunque. È un pensiero allarmante, forse persino allarmista. E che faccia morir dal ridere, non rende il verbo ‘morire’ meno minaccioso.
Alberto Crespi, L’Unità, 3 giugno 2011

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