Edoardo II

Un film di Derek Jarman. Con Nigel Terry, Steven Waddington, Tilda Swinton, Andrew Tiernan, John Lynch. Titolo originale Edward II. Drammatico, durata 90 min. – Gran Bretagna 1991.

Dal dramma (1592?) di Christopher Marlowe. Salito al trono, il giovane Edoardo dà scandalo portando a corte l’amante Gaveston e suscitando l’ostilità della moglie, dei nobili e degli ecclesiastici. Tragica fine per entrambi. Stilizzata in abiti moderni e in un vuoto scenografico di controluci e spazi chiusi, la libera trasposizione si concentra con una forza di sinistra bellezza sull’impari lotta tra istituzioni del potere e libertà individuale, raffigurata attraverso “l’amor imprigionato” e proibito perché omosessuale. Ottimo cast dove spicca la regina della Swinton, premiata alla Mostra di Venezia. Annie Lennox canta “Every Time Say Goodbye” di Cole Porter.
Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini, Zanichelli Editore

È tratto dal celebre dramma di Marlowe – il drammaturgo omosessuale dalla vita turbolenta, morto assassinato a 29 anni – raramente portato sulle scene perché rievoca abbastanza fedelmente l’amore scandaloso tra il re Edoardo II Plantageneto, salito al trono dopo la morte del padre Edoardo I, e il bel Gaveston.
Jarman ne ripropone intatta tutta la sua forza dirompente, capace però di trovare anche momenti di grande suggestione e poeticità, soprattutto grazie alla fotografia – con scene di grande bellezza formale, dominate da una luce radente e fredda che, isolandole, esalta le forme – e le eccellenti interpretazioni degli attori (tra cui l’ultimo compagno del regista, lo splendido Kevin Collins).
Tutta la storia è vista come il delirio, profondo e sofferto, di un uomo in prigione, condannato per la sua passione trasgressiva e al di sopra di tutto, che la ragion di stato non può certo accettare. Una passione che vede momenti tragici contrapposti ad altri di delicata intimità e che esalta il sesso, mostrato sin dall’inizio senza veli, in una scena di forte effetto tra due giovani che fanno l’amore voluttuosamente.
Così come in Caravaggio, il regista inglese attualizza alcune scene, dando alla storia d’amore di Edoardo e Gaveston un significato che travalica quel contesto storico: i personaggi vestono abiti moderni, la corte è vista come il consiglio d’amministrazione di una ditta, Annie Lennox canta in scena una splendida canzone di Cole Porter e spuntano radio, microfoni, telecamere, racchette da tennis e Coca Cola. Così come le manifestazioni di piazza sono viste come marce dell’orgoglio gay e proteste contro l’introduzione della famigerata politica repressiva sessuale thatcheriana. E dietro la perfida figura di Isabella si intravede la stessa Thatcher. Tutto ciò aggiunge contenuto alla vicenda, assolutizzandone la portata, senza però estraniarla dal suo contesto naturale: valga per tutte l’efferata crudeltà, propria dell’epoca, a cui non sono estranei gli stessi Edoardo e Gaveston – in molti frangenti non certo accattivanti con le loro azioni – e che termina con l’impalamento col ferro rovente del re, punito simbolicamente per il suo fio.
Vincenzo Patanè, http://www.culturagay.it
Edito originariamente in A qualcuno piace gay, La libreria di Babilonia, 1995

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