La fiamma del peccato

Un film di Billy Wilder. Con Fred MacMurray, Barbara Stanwyck, Edward G. Robinson, Tom Powers Titolo originale Double Indemnity. Poliziesco, Ratings: Kids+16, b/n durata 106 min. – USA 1944.

Quando, qualche anno fa, mi è successo di percorrere, per un corso universitario, il lavoro di Billy Wilder, ho scoperto con costernazione che i miei allievi, pur curiosi e intelligenti, ignoravano chi fosse, e di lui conoscevano, grazie a Marilyn Monroe, solo A qualcuno piace caldo. Un trimestre più tardi erano tutti diventati suoi ammiratori. E sarebbero, immagino, molto contenti di poter avere come strumento di studio (e di piacere cinefilo) questa edizione speciale di La fiamma del peccato, accompagnata da una piccola e puntuale raccolta di testi (tra cui Cappabianca, Fink, Fofi, Truffaut) e da un film di Volker Schlöndorff, Billy, ma come hai fatto?, una lunga intervista del regista tedesco al grande viennese, in cui Schlöndorff ripercorre con lui tutta una gloriosa carriera, dai tempi austriaci e berlinesi, prima che anche Wilder prendesse lo storico treno Vienna-Berlino-Hollywood con gli altri grandi emigrati di quegli anni, a quelli in America come sceneggiatore, al debutto nella regia nel 1934, al suo primo successo, con La fiamma del peccato (Double Indemnity) nel 1944: un film di stile estremo e di efficacia spettacolare, colto e facile al tempo stesso, con cui Wilder inventò un genere, stabilì il canone del noir e il ruolo della dark lady, e creò quella che sarebbe rimasta per sempre l’atmosfera di quel tipo di cinema, lanciando la tecnica tutta wilderiana del racconto a ritroso (che troverà il suo ironico culmine nel morto che racconta di Viale del tramonto). Se essere un grande del cinema vuol dire dimostrarsi, oltre che un sensazionale narratore e un perfezionista, anche un regista capace di affrontare tutti i generi, ecco Billy Wilder, capace di governare magistralmente il comico (A qualcuno piace caldo), il noir (La fiamma del peccato), il film di guerra (Stalag 17), la commedia sentimentale ma non solo (Sabrina), la satira sociale (L’appartamento). Tutto, meno il western. Nessuno è perfetto.
Irene Bignardi, Le cento e una sere, Marsilio Editori, Venezia, 2008

Un film solido e compatto. Ne è regista Billy Wilder, un viennese che dopo aver lavorato all’Ufa sopratutto come sceneggiatore, e dopo aver esordito come tale anche a Hollywood, è giunto alla regia assai preparato. Il film d’oggi è forse, finora, la sua più netta affermazione. È tratto da un romanzo di James M. Cain, Double indemnity, che ha più di un brivido giallognolo, ma che, con secchezza pungente di notazioni, tende a rivelare stati d’animo e ambienti con toni quasi cronistici e vibrazioni angosciate. È il dramma di un giovane agente di una compagnia d’assicurazioni. Per anni ha saputo dei trucchi e dei delitti di chi, pur d’incassare al più presto e in qualsiasi modo l’ammontare di una polizza, non ha arretrato di fronte a qualsiasi enormità. Dovrebbe esserne premunito, immunizzato addirittura; crede di esserlo; eppure, dinanzi alla torva e calda lusinga di una donna, non saprà resisterle, ne diventerà il complice nell’uccisione del marito: inscenata in modo da simulare una disgrazia, miraggio fin troppo vicino i centomila dollari di una polizza, fatta firmare alla vittima pochi giorni prima. Come il film narri tutto ciò, è sovente esemplare. Il racconto è fluido e netto, i caratteri sono ben segnati, gli ambienti ben definiti; e quando s’inizia la seconda parte, dai primi sospetti alla prima certezza che si abbatterà sui colpevoli, ancora il film si ravviva e s’impone, con toni che non da lontano ricordano quelli del romanzo, pur avendo una loro autonomia. Verso la fine si vuole purtroppo strafare, si vuole tutto giustificare; e questo eccesso pesa anche perché l’atmosfera del film non era già lieve, tutt’altro; e quel grigiore, prima sentito, diventa infine massiccio. Il regista Wilder ha avuto Il suo miglior alleata nello sceneggiatore Wilder, la compattezza della sua regia è in non piccola parte dovuta alla compattezza della sua sceneggiatura; ma sono certo ottimamente guidati Fred Mac Murray, Barbara Stanwyck, Edward G. Robinson e Porter Hall.
Mario Gromo, Film visti. Dai Lumière al Cinerama, Edizioni di Bianco e Nero, Roma, 1957

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