Testimone d’accusa

Un film di Billy Wilder. Con Tyrone Power, Charles Laughton, Marlene Dietrich, Elsa Lanchester, Norma Varden. Titolo originale Witness for the Prosecution. Poliziesco, b/n durata 118 min. – USA 1957

Witness for the Prosecution (…) interrompe la serie «leggera» di Wilder, con quello che sarà l’ultimo inserto (finora) appartenente ad un genere diverso, il «giallo» nella fattispecie. In realtà, Witness si pone in precisa sintonia con gli ultimi lavori wilderiani, percorso com’è, pure nella sua trama giudiziaria (ricordiamo che il film si svolge per gran parte all’interno del tribunale dell’Old Bailey, ricostruito in studio da Alexandre Trauner), dai consueti lampeggiamenti di feroce allegria: questo, ma non solo questo, lo apparenta al futuro Sherlock Holmes, e lo allontana dal vecchio Double Indemnity. Nella tematica dell’inganno teso all’intelligenza del detective, il Barton Keyes di E. G. Robínson riusciva ancora a trionfare, poiché l’inganno, la duplicità, erano nelle cose, nella messa in scena «travestistica» architettata dalla Stanwyck e da Mac Murray; l’avvocato Robarts di Charles Laughton, in Witness, è invece come lo Sherlock Holmes di Robert Stephens: la loro intelligenza non è minore, anzi, ma costituisce il segno della sconfitta, perché viene usata proprio in quanto tale, allo scopo di far scoprire ciò che già a priori si vuole venga scoperto. L’inganno non è nell’oggetto dell’indagine, ma nell’indagine stessa.
Leonard Vole (Tyrone Power), accusato di aver ucciso una donna, si rivolge per la propria difesa all’avvocato Robarts (Charles Laughton ), famoso, ma oramai piuttosto malandato di salute (è appena scampato da un serio attacco cardiaco). Nonostante che i medici gli abbiano tassativamente proibito di affaticarsi, emozionarsi, e comunque di lavorare (tanto da avergli costruito un incredibile trabiccolo per gli spostamenti su e giú per la scala all’interno dell’appartamento), Robarts accetta l’incarico. Perché? La spiegazione ufficiale è che Leonard «è simpatico», Robarts vuole aiutarlo: in realtà, ciò da cui Robarts vuole difendere Leonard non è tanto l’accusa di omicidio, quanto l’insidia della donna, che l’avvocato crede di scorgere nel comportamento ancora ambiguo della moglie di Leonard, Christine (Marlene Dietrich ), colei che dovrebbe essere chiamata a confermare con la sua testimonianza l’alibi del marito. Alla corrente di simpatia Robarts-Leonard corrisponde dunque il simultaneo stabilirsi d’una corrente d’antipatia Robarts-Christine. Christine è una straniera, una bella donna, è piú anziana di Leonard, ha modi cortesi ma freddi e riservati: Leonard l’ha sposata mentre era militare a Berlino, durante la guerra, ed è chiaro (alcuni flash-back berlinesi si danno carico di informarcene) che la donna «ha un passato». Ambigua, fredda, calcolatrice, Christine si contrappone dunque, nella simpatia di Robarts, all’ingenuo e sincero Leonard (cui Tyrone Power presta la sua faccia piú indifesa). Robarts diffida dunque di questa testimone a discarico, teme già, intuisce, il suo voltafaccia, il suo trasformarsi in testimone d’accusa, e comincia subito a predisporre contromisure: certo, ciò di cui nel fondo veramente diffida, è il suo essere donna, nello stesso movimento con il quale insolentisce e martirizza la povera infermiera, miss Plimsoll (Elsa Lanchester), ingannandola con un altro di quei tipici contenitori-trappola wilderiani: il thermos per il cioccolato caldo, riempito, invece, di proibitissimo whisky.
L’«istinto» di Robarts non sbaglia (e come potrebbe, in fondo, sbagliare un istinto?): Christine, al processo, si trasformerà in testimone d’accusa, non confermerà l’alibi del marito, tra la costernazione di questi; ma l’intelligenza dell’avvocato trionfa, mette alle strette Christine, la costringe a confessare di aver mentito. Alla fine, Leonard è assolto, pienamente scagionato.
Qual è stato il ruolo giocato proprio dall’intelligenza di Robarts? Un avvocato meno bravo, meno acuto, non avrebbe fatto al caso di quella che ora, paradossalmente, si rivela una macchinazione ideata dalla coppia Leonard-Christine: Christine voleva salvare Leonard, dato che l’ama, ma chi crede alla testimonianza favorevole d’una moglie innamorata? Come non credere, invece, alla verità faticosamente strappata dall’abilità d’un bravo avvocato alle labbra ostinate d’una donna che mostra addirittura di odiare suo marito? La menzogna di Christine, che non sarebbe stata creduta se presentata come verità, diventa credibile nel momento in cui si presenta come menzogna smascherata: una menzogna si traveste da verità travestita da menzogna, il gesto dello smascheramento è il gesto stesso dell’occultamento, e Robarts ne è l’inconsapevole tramite, fallendo proprio perché riesce. Allo stesso modo, Sherlock Holmes, indagando brillantemente sugli enigmi che circondano la bella Gabrielle Valladon, non sa di svolgere il lavoro di spionaggio cui lei stessa l’ha spinto: la sua riuscita è la sua sconfitta, tanto peggiore se anche la donna, alla fine, non godrà la vittoria, finendo comunque fucilata. Holmes si ritirerà di nuovo nel mondo della droga, dal quale era provvisoriamente uscito grazie a Gabrielle; l’avvocato Robarts, personaggio di stampo meno decadente, e piú corposo, reagisce allo sbalordimento della rivelazione. Con un’ultima piroetta finale, Leonard si toglie la seconda maschera: non solo ha ucciso davvero, ma ora che è stato assolto grazie alla moglie, intende lasciarla per mettersi con una ragazza piú giovane; Christine lo uccide, nell’aula stessa del tribunale, e Robarts assumerà ora la sua difesa: non può non farlo, dopo quanto è successo, e al diavolo gli attacchi cardiaci. Preso nella trappola del suo stesso spirito, il cervello raziocinante è dunque lo zimbello del gioco di maschere che costituisce il reale: «La maschera fa credere a una profondità, ma ciò che nasconde è se stessa: simula la dissimulazione per dissimulare che non è altro che simulazione» (J.-L. Baudry, Scrittura, finzione, ideologi; corsivo nostro).
Alessandro Cappabianca, Billy Wilder, Il Castoro Cinema, 1976

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: