Once we were strangers

Un film di Emanuele Crialese. Con Vincenzo Amato, Lynn Cohen, Anjalee Deshpande, Lou George, Alisha McKinney, Ajay Naidu, Susan Mitchell Commedia, durata 96 min. – USA 1997

Antonio è un siciliano che naviga sotto la statua della Libertà con una zattera dalla vela in cellophane. Apu è di origini indiane e ha appena incontrato all’aeroporto di New York la sua promessa sposa, conosciuta all’età di otto anni, quando si trovava nel suo Paese natale. Entrambi malmessi, si dibattono nella Grande Mela sperando in un futuro migliore.
Dicono: gli Stati Uniti sono la terra delle opportunità. Dimenticando di aggiungere: per chiunque abbia almeno un paio di carte di credito e una villetta monofamiliare di proprietà. Che gli altri si arrangino, barcamenandosi tra rinunce e sacrifici, ma senza smettere di perseguire il favoloso sogno americano, è ovvio. Once we were strangers, tuttavia, non segue una linea di riflessione polemica sul destino dei milioni di emigrati che hanno affollato e affollano le tante ‘terre promesse’ del mondo occidentale. Non si fa portavoce di istanze di denuncia sociale. Quella di Emanuele Crialese è un’operazione diversa, ben più intelligente e fruttuosa. Il regista mostra allo spettatore le disavventure di un italiano e un indiano a New York, senza dimenticare le loro piccole conquiste, gli amori o i momenti di pura e semplice felicità.
La parabola di Antonio e Apu, i due personaggi al centro della narrazione, rispecchia fedelmente quell’alternarsi di speranza e delusione che segna l’animo di chi abbandona la propria casa inseguendo un progetto che troppo spesso ha le fattezze di un miraggio. Il racconto di Crialese, regista tra i più rappresentativi del panorama cinematografico italiano, segue le alterne vicende dei due protagonisti con straordinaria leggerezza e ironia. Riesce a esprimerne al meglio le emozioni e i sentimenti, anche nelle loro sfumature più sottili. In un cast di discreto valore resta da segnalare la prova di Vincenzo Amato, come Crialese al debutto in Once we were strangers.
http://www.film-review.it

Emanuele Crialese racconta il suo sogno americano
“Sono arrivato a New York con 3 milioni di lire: dovevo fare un corso di cinema di 3 mesi. Ho fatto alcuni cortometraggi e il mio professore mi ha presentato al Consiglio Accademico che mi ha dato una Borsa di studio di 150mila dollari, per cui sono rimasto negli Stati Uniti per altri 3 anni per completare l’Università. Il problema è stato alla fine: avevo 31 anni, alcuni premi per i miei cortometraggi e sentivo già che potevo andare avanti, ma, non avendo un permesso di lavoro, dovevo rientrare in Italia oppure cercare qualcosa in nero. Nel frattempo ho scritto la mia prima sceneggiatura e mi sono messo a fare il cameriere in un ristorante italiano sulla 46ma. Attraverso i clienti ho raccolto un po’ di soldi per girare il mio primo film indipendente, Once We Were Strangers, con Vincenzo Amato. Poi è arrivato il Sundance Film Festival e quindi l’inizio di una carriera. È la volta di Hollywood e di Bob Chartoff (Chartoff-Winkler sono i produttori di Martin Scorsese) che ha amato molto il film e ha chiesto dei miei progetti. Gli ho parlato della storia di Ellis Island, ovvero di Nuovomondo e mi ha messo tra le mani un assegno di 5mila dollari: per la prima volta, a 34 anni, qualcuno mi ha pagato per il mio lavoro, cioè per scrivere sceneggiature. Ma il progetto era molto costoso sulla carta, gli americani lo avevano valutato circa 25 milioni di dollari. Chartoff è tornato da me e mi ha detto: ti garantisco di lasciarti la sceneggiatura, che puoi scrivere con un altro già conosciuto negli ambienti, ma purtroppo non riesco a montare un progetto così grosso con il tuo nome. Ho ripreso il mio copione, l’ho chiuso in una valigia e sono tornato in Italia. A Lampedusa ho scritto Respiro. Quindi quello che sta accadendo con Nuovomondo oggi è un po’ un cerchio che si chiude”.
Roberto Toscano http://www.spaziogames.it 27-3-2007

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