Almanya – La mia famiglia va in Germania

Un film di Yasemin Samdereli. Con Vedat Erincin, Fahri Ogün Yardim, Lilay Huser, Demet Gül, Denis Moschitto. Titolo originale Almanya – Willkommen in Deutschland. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 101 min. – Germania 2011. – Teodora Film

Delizioso racconto ‘on the road’ che ha per protagonista una famiglia di origine turca, trasferitasi in Germania negli anni sessanta per cogliere quelle opportunità lavorative che latitavano in patria, che compie un viaggio in Turchia per accontentare il capofamiglia Hüseyin, che vuole risistemare col loro aiuto una casa che ha appena acquistato.
La famiglia Yilmaz, pur perfettamente integrata nella nuova patria, dove Hüseyin e sua moglie ottengono persino cittadinanza e passaporto, non vuole perdere il contatto con le proprie origini.
Così il viaggio materiale che le tre generazioni della famiglia compiono gomito a gomito verso la terra d’origine, trova piena corrispondenza nel viaggio interiore compiuto dai singoli, reso con brio sullo schermo grazie ad una struttura narrativa che intreccia presente, passato e a tratti immagini oniriche.
I racconti fatti al più piccolo dei componenti dalla giovane zia, per sanare la sua grande curiosità, e una certa confusione sul suo essere tedesco ma anche turco, portano sullo schermo immagini che attraverso il personale vissuto della famiglia Yilmaz, sono lo spaccato di un’epoca. La loro storia rispecchia quella di tanti immigrati che partono per cercare fortuna all’estero, fortuna che per Hüseyin consisteva in un lavoro stabile col quale mantenere i suoi cari.
Come spesso succedeva, prima partiva il marito e solo in seguito veniva raggiunto dalla famiglia; in questo Hüseyin non fa eccezione. Veramente divertente la perplessità di moglie e figli all’arrivo in Germania, in turco Almanya, come titola il film: i luoghi, ma soprattutto le abitudini, sono completamente differenti dalle loro, tanto da farli sentire, non tanto dei pesci fuor d’acqua, quanto delle vittime costrette dal destino a vivere in un posto per loro incivile. Singolare lo stupore familiare nel vedere il bagno con il water, il cui utilizzo viene considerato contrario alle basilari norme di igiene. Per non parlare del problema linguistico.
Com’è naturale la famiglia pian piano si adegua e si allarga, un figlio della coppia nasce in Germania per cui è tedesco a tutti gli effetti, ed i fratellini maggiori non hanno proprio memoria dell’Anatolia dalla quale provengono. Rimane però in tutti gli appartenenti alla famiglia la coscienza che seppur tedeschi, sono partiti da lontano, e quel posto d’origine fa comunque parte di loro.
Il tema dell’immigrazione, dell’integrazione, della fusione delle culture diverse, è stato già portato sul grande schermo, sia seguendo il registro drammatico, che quello più ironico, come “East is East”, o addirittura tramite la commedia sentimentale, come ne “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, ma la pellicola di Samdereli è qualcosa di diverso da tutto questo, tocca corde più profonde, parlando soprattutto di identità, di chi siamo veramente.
Il regista racconta la realtà mischiando ironia e dramma con grande veridicità, giungendo alla conclusione che ciò che siamo è la sintesi di tanti contributi: ciò da cui siamo partiti, le nostre origini, tutte le esperienze che abbiamo fatto nel corso della nostra vita, ciò che è stato nel mondo grazie alla nostra presenza, e ciò che sarà grazie ai nostri eredi, coi quali affondiamo le radici nel futuro.
Uno dei punti forti del film è il non aver proposto una caricatura del ‘turco’ tipo, bensì un’immagine concreta di una famiglia dei nostri tempi, proiettata nel futuro ma con un forte legame, soprattutto culturale, col proprio passato. Ogni attore è perfettamente in parte, consentendo di proporre al pubblico un racconto decisamente armonico, un po’ agrodolce, ma con momenti molto divertenti.
Maria Grazia Bosu http://www.ecodelcinema.com

(…) La storia si dispiega rimbalzando di generazione in generazione tra i due paesi e le due culture, mostrando – in un crescendo di ironia e tenerezza – pregiudizi e credenze che spesso accompagnano chi emigra in terra straniera: così il cagnolino al guinzaglio appare alla famiglia appena arrivata dalla Turchia come un ratto inspiegabilmente legato, mentre si teme che i tedeschi siano tutti cannibali, “perché venerano un uomo in croce”.
Tra risate e lacrime di commozione il film giunge alla riflessione finale, quella sulla condizione di chi si trova costretto a emigrare, ancora oggi attuale e tutt’altro che risolta: “Chiedevamo dei lavoratori, sono arrivate delle persone”, il monito di Max Frisch accompagna i titoli di coda e induce a pensare al destino di chi lascia la propria terra e si trova a doversi integrare in una nuova cultura.
Impresa riuscita di due giovanissime sorelle alla prima impresa cinematografica, Almanya – applauditissima al Festival di Berlino– si pone a metà via tra commedia e romanzo di integrazione, unendo note di calore e dettagli fotografici di alto livello a una regia intelligente e delicata.
Marzia Nicolini http://www.persinsala.it

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