Emotivi anonimi

Un film di Jean-Pierre Améris. Con Benoît Poelvoorde, Isabelle Carré, Lorella Cravotta, Lise Lamétrie, Swann Arlaud. Titolo originale Les émotifs anonymes. Commedia, durata 80 min. – Francia, Belgio 2010. – Lucky Red

Come in ogni periodo natalizio, quando andiamo al cinema ci piacerebbe ridere. Arriviamo al termine dell’anno solare con tante di quelle preoccupazioni, paure, delusioni che, possibilmente, in famiglia, in coppia, da soli, nel buio della sala cinematografica cerchiamo di risollevarci con le avventure di qualcuno che ci distragga dalle fatiche quotidiane.
Ecco perché abbiamo fatto la fortuna di decine di commedie italiane arrivate in questo periodo, lungo l’arco di decenni, sul grande schermo. Ma, quasi sempre, ci siamo sbagliati. Abbiamo sempre scelto il titolo più comodo, quello della tradizione, quello che è proiettato nel multisala vicino casa nostra. Ci siamo sempre fatti trascinare un po’ dall’abitudine, un po’ dalla pigrizia. Quasi sempre, a Natale, il tempo consacra invece un film uscito di soppiatto, distribuito in modo molto discutibile, ma cresciuto a scoppio ritardato grazie al passaparola e ai propri meriti.
Diciamolo con chiarezza: “Emotivi anonimi” di Jean-Pierre Améris è il film delle vacanze di Natale del 2011. Commedia raffinata e nostalgica, la pellicola che arriva dalla Francia di francese ha solo la provenienza, la lingua e l’ambientazione. Ma il modus operandi dell’autore, in vero pressoché sconosciuto in Italia, è tutto fuorché transalpino. Il suo stile, il tono che dà al film, sono palesemente orientati verso quella commedia hollywoodiana di un tempo straordinario che è stato e che, purtroppo, non tornerà più. Il tono fiabesco, gli intermezzi musicali, il sottile equilibrio tra il comico e il tenero che si crea tra i due (straordinari) protagonisti fa venire alla mente più di chiunque altro l’Ernst Lubitsch degli anni 40 e i suoi indimenticati personaggi di “Scrivimi fermo posta” o “Vogliamo vivere”.
Per chi, come chi scrive, si troverà ad essersi trovato spesso, nella vita, a soffrire di timidezza ed emotività cronica, la visione del film di Améris avrà una funzione terapeutica. Il protagonista, che lo stesso regista non ha fatto mistero di aver immaginato proprio sul modello delle proprie debolezze, ha una fabbrica di cioccolato in una Parigi da favola in cui va a lavorare una giovane talentuosa cioccolataia. I due hanno tutto in comune, compresa la loro insopprimibile paura del mondo. “Purché non ci succeda niente”, è il motto delle loro esistenze. L’incontro tra i due sarà ovviamente occasione di esplosione sentimentale, ma anche di situazioni comiche tra le più esilaranti viste nelle ultime commedie dell’anno. Sì, perché il merito vero della sceneggiatura di “Emotivi anonimi” non si ferma all’aver fotografato con grande realismo e intuito un tipo di carattere così diffuso e così difficile da tratteggiare al cinema. Si estende invece, da un punto di vista strettamente cinematografico, all’averci regalato una serie di “situazioni comiche” come non se ne vedevano da tempo. Congegnato come un meccanismo perfezionista, che mira a incastrare al meglio il procedere equilibrato dell’innamoramento con l’improvviso momento comico, il film scivola via con grande piacere per tutti i brevi ottanta minuti. Alla fine, il messaggio ottimista che resta, per una volta, risulta non consolatorio o fuori posto. E il finale a metà tra il sognante e il gioioso non tradisce neanche lo spettatore più severo o esigente: ogni momento di felicità costa fatica per chiunque.
Giancarlo Usai, http://www.ondacinema.it

(…) Dopo le Lezioni di cioccolato con Luca Argentero e la magia romantica del fiabesco Chocolat con Juliette Binoche è ancora un film francese a mettere al centro di una storia d’amore il cioccolato come romantica panacea, ma stavolta i due protagonisti non hanno un destino avverso o figure celate nell’ombra a complottare contro il loro sentimento appena sbocciato, ma un elemento caratteriale che molti considerano un difetto, ma che in realtà palesa solo un eccesso di sensibilità, ma quando si parla di sensibilità si può davvero parlare di eccesso? Purtroppo si se si vive in una società in cui faccia tosta, egocentrismo ed aggressività sono elementi che definiscono un vincente e anche se questa iperemotività rischia, come accade spesso di minare una normale interazione sociale.
Il regista Jeanne-Pierre Améris confeziona quello che egli stesso, che di timidezza ha saputo far virtù creativa, definisce come il suo film più personale e in qualche modo autobiografico. Améris nel 2000 scopre l’esistenza di qusti gruppi di ascolto, gli Emotivi Anonimi del titolo, da cui poi nasce l’idea del film che però attenzione non approccia questo malessere puntando allo scavo psicologico dei personaggi o sondando le origini dell’insicurezza cronica che affligge i due protagonisti della storia, ma invece cerca la chiave di lettura più lieve, romantica e fabulistica della tematica, lasciando che la parte seriosa rimanga ai margini e diventi mero spunto narrativo per alcune gag piuttosto azzeccate che costellano il film.
Pietro Ferraro, http://www.ilcinemaniaco.com, 22 dic 2011

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: