Cosa piove dal cielo?

Un film di Sebastián Borensztein. Con Ricardo Darín, Huang Sheng Huang, Muriel Santa Ana, Enric Rodriguez, Ivan Romanelli. Titolo originale Un Cuento Chino. Commedia, durata 93 min. – Argentina, Spagna 2011. – Archibald Enterprise Film

La sequenza di apertura è da far invidia alla più celebre scena di “Magnolia”. In mezzo a un lago della provincia cinese di Fushen, si sta compiendo la più romantica delle proposte. E’ il momento sacro dello scambio degli anelli, ma dal cielo anziché giungere benedizioni, precipita una mucca che distrugge barca e futura sposa.
Non si ha il tempo di riorganizzare le idee che la scena letteralmente “si ribalta” dall’altra parte del mondo, dinanzi alla “Ferreteria de Cesare”, a Buenos Aires. Roberto (Ricardo Darin, già protagonista de “Il segreto dei suoi occhi”, premio Oscar come miglior film straniero del 2010) ha ereditato il negozio di ferramenta di suo padre. Conduce una vita morigerata e solitaria, come unico svago colleziona notizie assurde, che ritaglia meticolosamente dai giornali. Tutte le sere alle undici in punto spegne la luce e al mattino sempre tè e mollica di pane, niente crosta. Dalla casa accede al negozio, senza neppure bisogno di uscire, esce soltanto per un picnic nei pressi dell’aeroporto. Ed è proprio mentre birra in mano sta guardando gli aerei atterrare, che il “chino” Jun (Ignacio Huang) irrompe nella sua vita. Nessuno dei due conosce una parola della lingua dell’altro. Sebbene più volte tentato di sbarazzarsene, Roberto lo aiuterà a cercare suo “tuapo”, lo zio, e in cambio, senza che ancora possa saperlo, riceverà l’occasione di cambiare la sua vita.
Terzo lungometraggio di Sebastian Borensztein, trionfatore all’ultimo festival di Roma come miglior film, sia per la giuria che per il pubblico, “Cosa piove dal cielo?” (“Un cuento chino”, ovvero “una storia cinese”) è una commedia ben riuscita, che merita i premi che ha ricevuto e dimostra come non sia necessario un ampio budget per realizzare un bel film. La struttura narrativa regge, allo sbalordimento iniziale segue l’incontro dei due protagonisti, che si sviluppa senza flessioni fino allo scioglimento del “mistero” – volutamente prevedibile – che li unisce.
Mi sono chiesto perché un film del genere possa avermi ricordato “Notting Hill”…Se è difficile accostare il chino a Julia Roberts, è pur vero che entrambi producono un impatto destabilizzante di simile portata. E poi la piccola bottega, il bottegaio scontroso, refrattario alle donne e a ogni evento mondano, persino il cliente fastidioso che alla fine viene cacciato dal negozio, ricorda un po’ il tipo che si ostinava a chiedere, in una libreria per viaggi, Winnie the Pooh o l’ultimo romanzo di Grisham.
Al di là di questi particolari, che sono variazioni di elementi tipici della commedia, “Cosa piove dal cielo?” è tutt’altro film. Le musiche si modulano sull’andamento della vicenda, così come la fotografia accompagna lo stato d’animo del protagonista, variando di luminosità, di contrasto, dal grigiore del traffico cittadino, del passato che abita la casa di Roberto, pressoché identica a trent’anni prima, allo slancio ottimistico di colore della scena conclusiva o dei sogni a occhi aperti ispirati ai ritagli di giornale .
Un film che non è mai melenso e anzi costruisce la sua comicità su uno sfondo tragico. In questo senso acquista molta importanza la rivelazione del passato di Roberto, delle ragioni che lo hanno spinto a smettere di vivere, a patto di non soffrire più. La guerra delle Falkland, la morte che non si toglie più di dosso, la scomparsa del padre. Grazie a questo flashback, lo spettatore ha la possibilità di “rileggere” le varie ossessioni sotto una diversa luce.
Entrambi i protagonisti sono accomunati da episodi – sebbene tratteggiati in maniera grottesca (nel caso di Jun) e quasi onirica (nel ricordo di Roberto) – drammatici che hanno cambiato totalmente la loro vita. Anche la storia d’amore, tra Roberto e Mari (Muriel Santa Ana), non si presta a inutili sdolcinatezze, ma piuttosto serve a definire meglio il percorso trasformativo del protagonista e l’apporto decisivo di Jun.
Mantenendosi sempre in equilibrio tra il surreale (la pupilla della mucca in caduta libera, che riflette il volto della ragazza sulla barca) e il realistico, Borensztein – regista e sceneggiatore del film – è dunque riuscito a divertire e al tempo stesso a fornire molti spunti di riflessione. Ha esasperato la difficoltà di comunicazione, ricorrendo a frequenti zoomate e primi piani silenziosi, a un uso marcato della mimica e della ripetizione, come ad esempio nel cadenzare i giorni che passano attraverso le colazioni. Ha più volte evidenziato l’umanità di Roberto, sintetizzandola con le parole di Mari: “La nobiltà e il dolore: tu le possiedi entrambe”. Il coraggio di aiutare e chiedere aiuto, di affrontare il tiranno (suscita una certa empatia la scena al commissariato), il coraggio di sbagliare e l’umiltà di riconoscere l’errore, la capacità di trarre dal dolore la forza per rinnovarsi, di saper cogliere l’occasione per rinascere a una nuova vita.
Nulla avviene per caso. O “tutto ha un senso”, a dirla come Jun. Non è un caso che un’altra mucca – Olga – chiuda il cerchio del film.
Lorenzo Taddei, http://www.ondacinema.it

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