E se vivessimo tutti insieme?

Un film di Stéphane Robelin. Con Guy Bedos, Daniel Brühl, Geraldine Chaplin, Claude Rich, Jane Fonda. Titolo originale Et si On Vivait Tous Ensemble?. Commedia, durata 96 min. – Francia, Germania 2011. – Parthenos

Durante la festa del suo settantacinquesimo compleanno, Claude racconta agli amici di una vita – Jeannie (Jane Fonda), Albert, Annie (Geraldine Chaplin) e Jean – che il figlio ha intenzione di portarlo in una casa di riposo e che l’idea non lo alletta di certo, intenzionato com’è a godersi la vita e la libertà fino all’ultimo dei suoi giorni. Poiché dopo un banale incidente anche la figlia di Jeannie, malata gravemente da tempo, sembra manifestare lo stesso proposito, i cinque anziani uniscono le loro forze e decidono di andare a vivere tutti insieme, dando vita a una piccola comune a cui si aggrega anche Dirk, un giovane studente tedesco di etnologia che sta preparando una tesi di laurea sull’invecchiamento. E se vivessimo tutti insieme? riesce a condensare entrambi questi valori aggiunti, proponendosi come una riflessione sulla vecchiaia dolce e rispettosa ma allo stesso tempo graffiante e per nulla intimidita. Diretta da Stéphane Robelin, la pellicola riunisce infatti un parterre d’eccezione composto da Jane Fonda, Geraldine Chaplin, Claude Rich, Pierre Richard e Guy Bedos. Hanno tutti più di settant’anni e naturalmente si trovano ad affrontare le problematiche che ciò comporta.
Il giovane regista Stéphane Robelin riunisce un cast di prestigio intorno ad un argomento delicato: l’invecchiamento, con tutte le conseguenze che può avere sulla vita dei diretti interessati. Già dal titolo, arrivato in maniera casuale durante la lavorazione, si evince il concetto utopico che sta alla base del progetto: nonostante i settant’anni passati, gli arzilli vecchietti protagonisti sono così pieni di vita da avere uno spirito giovane che li spinge verso la convivenza da comune sessantottina. Per Robelin, si tratta del secondo lungometraggio girato per il cinema – ha esordito nel 2004 con Real Movie, un piccolo film incentrato su un giovane studente di cinema alle prese con un progetto nato per compiacere il pubblico, per poi lavorare in televisione – e il primo con un gruppo di attori dalla fama internazionale. La scrittura di E se vivessimo tutti insieme? nasce dall’esigenza di raccontare uno spaccato della società troppo spesso ignorato dal cinema per la difficoltà di confrontarsi con un tema complesso come la vecchiaia. Considerata al cinema quasi sempre un tabù o trattata in maniera drammatica, la vecchiaia immaginata da Robelin ha invece una doppia chiave di lettura: se da un lato la storia nasconde episodi venati di tristezza che raccontano di solitudine, perdita di memoria, mancanza di autosufficienza e lutto, dall’altro punta su personaggi che con il loro spiccato umorismo rendono l’atmosfera gioviale e pervasa da ottimismo.
Sin dall’inizio, nelle intenzioni della regista c’era quella di mettere insieme un cast di attori che non avevano mai girato insieme e che, data ormai la loro età, vengono sottoutilizzati in ruoli secondari a discapito di una straordinaria carriera. Alla base della sceneggiatura ci sono diversi collegamenti con la biografia del regista. Robelin si è infatti ispirato agli anni in cui, vivendo in una piccola cittadina di provincia, aveva uno stretto rapporto con i bisnonni paterni, che vedeva ogni domenica quando il padre si recava a far loro visita. Da adolescente, a poco a poco ha assistito al loro declino fisico a cui però si contrapponeva la loro forza di volontà e la caparbietà di rimanere indipendenti e non limitare la libertà altrui. L’ispirazione familiare, al di là della storia dei bisnonni, è presente in molti altri momenti del film: ad esempio, l’episodio in cui il personaggio di Albert non ricorda di aver portato il cane fuori riporta in scena una vicenda realmente accaduta al padre della suocera di Robelin.
http://www.filmtv.it

Chi di noi, seduto in un pub, o davanti ad un caffè insieme agli amici, non ha mai pensato a come sarebbe bello passare la vecchiaia in una sorta di comune personalizzata, una grande casa in cui vivere con gli amici di una vita, ognuno prendendosi cura dell’altro? Un’idea utopistica e forse anche un po’ hippie, che però è alla base dell’ultimo film di Stéphane Robelin, in cui cinque amici anziani, aiutati da un giovane etnologo, decidono di passare la vecchiaia insieme, nella stessa casa.
(…) Il film, nonostante la leggerezza e la continua ironia, si accompagna ad uno sguardo malinconico e ineluttabile, come il tempo che passa, in cui la bellezza dei ricordi lascia spazio anche all’amarezza del presente, con i suoi acciacchi, le sue malattie, oltre all’inevitabile ombra della fine. Presentato al 64° Festival di Locarno, dove ha chiuso la kermesse, il film di Robelin coniuga il piacere dell’amicizia ad uno sguardo ironico sulla terza età, che grazie ai personaggi della pellicola dà l’impressione di essere molto più divertente e dinamica di quanto la si possa immaginare.
http://www.unavitadacinefilo.com

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