La voce di Rosa

Un film di Nello Correale. Con Donatella Finocchiaro, Vincenzo Gangi, Dario Fo, Carmen Consoli, Faisal Taher, Alfio Antico, Ornella Vanoni, Giorgia Todrani, Rita Botto, Lucilla Galeazzi, Giovanna Marini, Fausta Vetere, Cecilia Pitino. Documentario, 120 minuti – Italia 2011.

Molti si domanderanno chi sia Rosa Balistreri. Altri, suoi conterranei e non, invece ricorderanno le sue splendide canzoni e la sua voce profonda, piena di grinta, quasi arrabbiata. Rosa Balistreri era ed è la Sicilia, come ha ammesso il regista Nello Correale che ha diretto il film documentario La voce di Rosa – Rosa Balistreri, la cantatrice di Licata. Il film documentario, costituito per buona parte da materiali d’epoca raccolti con cura e sottoposti a un accurato restauro digitale, ha tra i protagonisti Donatella Finocchiaro, Vincenzo Gangi e Faisal Taher. Racconta la vita e la storia di Rosa Balistreri cantante siciliana, che tra gli anni ’70 e ’90 ha raccontato la Sicilia con una passione straordinaria, attraverso la sua musica. “La voce di Rosa, il suo canto strozzato, drammatico, angosciato, pareva uscisse dalla terra arsa della Sicilia…” così la descrive il suo amico Ignazio Buttitta in apertura di questo viaggio documentario firmato da Nello Correale. Ma i contributi di personaggi del mondo della musica e delle tradizioni popolari si mescolano di continuo con testimonianze, canzoni del repertorio di Rosa e, su un livello parallelo, con la storia di Donatella Finocchiaro che prepara un recital sulla vita e le canzoni della cantatrice siciliana. Dario Fo, Giovanna Marini, Carmen Consoli, Lucilla Galeazzi, Alfio Antico, Rita Botto e altri ancora sono i personaggi che parlano di Rosa o intonano le sue canzoni. E ancora le parole di chi l’ha conosciuta, i documenti, le foto, le interviste alla stessa Rosa, i concerti, l’amicizia con artisti ed intellettuali quali Renato Guttuso, Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini; e ancora i suoi viaggi, la sua sofferenza, la sua protesta. La madre le diceva che non doveva cantare, ma lei cantava per se stessa! E Correale ha individuato le linee della vita di Rosa tessendo un documento visivo attraverso le note della sua musica, i tributi di cantautori siciliani, le immagini di interviste televisive. Traspare, con forza, l’idea di una cantante che definire folk è davvero riduttivo. Il regista ha spiegato che questo termine importato dall’America, si presta poco alle suggestioni di una musica come quella della Balistreri. La sua voce è quella del popolo, che ha cantato la terra, il carcere, la violenza, l’ingiustizia, la povertà. Un po’ come il blues esprimeva la sofferenza degli schiavi afro-americani. Perché se una mamma cantava una ninna nanna di notte e doveva svegliarsi all’alba, Rosa sapeva che non poteva essere un canto dolce e rilassato, anzi! Sapeva quello che c’era nel cuore di ognuno, aggiungiamo noi, di ogni siciliano. E lo spiegano meglio di noi le parole del poeta con cui avevamo aperto e chiudiamo “ogni volta che cercheremo le parole, i suoni sepolti nel profondo della nostra memoria, quando vorremo rileggere una pagina vera della nostra memoria, sarà la voce di Rosa che ritornerà a imporsi con la sua ferma disperazione, la sua tragica dolcezza…” (Ignazio Buttitta).
Elsa Piccione, http://www.martemagazine.it

(…) Un documentario «impuro», nel senso che non siamo davanti al semplice ritratto di Rosa Balistreri, la cantatrice di Licata che chiamavano l’Amalia Rodriguez di Sicilia. Almeno per come si intende «ritratto» nel cinema italiano, un’alternanza lineare di repertorio e testimonianze ecc. Si parla di Rosa, certo, e di quella voce che sfidava a ogni nota e a ogni parola i potenti, cantando la Sicilia, i suoi sfruttati e i suoi migranti, l’oppressione e la violenza della vita quotidiana, Rosa e la sua passione, una forza che sembrava inarrestabile. «… La voce di Rosa, il suo canto strozzato, drammatico, angosciato, pareva uscisse dalla terra arsa di Sicilia», le parole di Ignazio Buttitta, il poeta che lavorò con Rosa e le fu amico aprono il film di Correale. Alle interviste più «classiche» – tra gli altri con Dario Fo, Carmen Consoli, Giovanna Marini, Lucilla Galeazzi, Alfio Antico – si uniscono i ricordi di chi l’ha conosciuta, fotografie, materiali d’archivio, le parole della stessa Rosa, le sue apparizioni in televisione, e naturalmente le canzoni. Intanto in un teatro Donatella Finocchiaro sta provando uno spettacolo teatrale dedicato a Rosa Balistreri e alla sua musica… I momenti teatrali punteggiano così il «repertorio», e lo trasformano in vissuto e la voce di Donatella Finocchiaro (che canta magnificamente) si mescola alle immagini. Eccola Rosa bambina, che patisce la fame e la miseria, e ragazza che si trova sposata a forza a un uomo che non ama e che non vuole, un’esistenza sofferta di violenza e di sopraffazioni a cui lei risponde e resiste col suo canto potente, che da racconto personale diviene storia di tutta la sua terra. Rosa è amica di artisti e di intellettuali, Leonardo Sciascia, Guttuso, Pasolini, la voce è la sua arma e quella di chi come lei viene schiacciato dalla società. Correale nella sua regia cerca costantemente questa relazione, il dialogo tra la sfera intima e collettiva, che è anche, appunto, la necessità dell’arte. Rosa Balistreri così come ce la racconta il film diviene memoria di un passato mai finito, è un pezzo di un paese, il nostro, che in Sicilia mostra al massimo i suoi conflitti. La voce di Rosa ci parla di battaglie che accomunano un popolo e che ancora oggi sono attuali. E il confine su cui vive la sua musica, tragico e pieno di dolcezza, continua a essere nel nostro tempo.
Cristina Piccino, Alias, 23 luglio 2011

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