Amato Bros

Un film di Giuseppe Di Bernardo. Con Elio, Alberto e Loris Amato, Rino Cirinnà e con l’amichevole partecipazione di Franco Fayenz. Documentario, durata 55 min. – Italia, 2012

(…) Un’incredibile storia di musica e di fratellanza nella città della musica, dove una casa si e una no, si suona uno strumento musicale, e dove da 17 anni si svolge uno dei più affermati Festival Internazionale del Jazz. La storia, raccontata con grande professionalità, ma soprattutto “passione”, dal giovane regista Giuseppe Di Bernardo, è appunto il racconto del percorso di una vita, nel pentagramma della musica, dell’Amato Jazz Trio, la formazione jazzistica canicattinese composta da: Elio, mente artistica e decano del trio, piano e flicorno; Alberto, contrabbassista ma anche trombettista all’occorrenza; Sergio, estroso batterista, deceduto prematuramente in un incidente stradale il 13 dicembre del 2003 e sostituito, dal quarto fratello Amato, Loris, prestigiatore, comico, ma con le bacchette in mano, uno dei più brillanti batteristi italiani. La loro attività musicale esplode nell”88 con la vittoria del Jazz Contest a Milano, concorso dedicato ai nuovi talenti del jazz italiano. Il trio si afferma in seguito nel panorama italiano ed europeo. Nel 2003 però, come abbiamo detto, accade l’irreparabile: la scomparsa di Sergio. L’ ascesa della formazione viene bruscamente interrotta da questo dolore. L’attività concertistica viene interrotta. Per oltre un anno il trio non suona. La rinascita avverrà sotto il segno della magia con Loris, il più piccolo di questa grande famiglia di artisti, che ha visto per tanti anni il padre Santino, pittore, suonare la tromba in tante formazioni.
Alla base di tutto: l’amore e la passione di una intera comunità, Canicattini Bagni, per la musica. Qui si forgiano gli Amato, nella locale scuola di musica e nella locale Banda, che vanta oltre 140 anni di storia.
Qui nel 1995, gli Amato, grazie alla sensibilità e alla tenacia di un giovane assessore alla Cultura, Sebino Scaglione, oggi sociologo impegnato nel Terzo Settore, escono fuori dal loro Jazz Club e portano in piazza la loro musica con la prima edizione del Festival Internazionale del Jazz, con partecipanti personaggi come Irio De Paula e Paolo Fresu, ed oggi giunto alla 17° edizione, e dal 2004 intitolato al grande Sergio Amato.
Il film di Giuseppe Di Bernardo, che partecipa al Festival del Cinema documentario itinerante, è stato realizzato in occasione degli ultimi appuntamenti del Festival Jazz canicattinese, diventato, nel frattempo, uno dei Grandi Eventi della Regione Siciliana, grazie al lavoro e alla sinergia con il sindaco della cittadina canicattinese, Paolo Amenta. Anche se la crisi e i tagli decisi, anche in modo improvviso dal passato governo regionale, quest’anno, così come per tante altre manifestazioni, hanno “congelato” i finanziamenti del Festival canicattinese.
Gagi, http://www.giornaledisiracusa.it, 9 dicembre 2012

(…) Il docufilm, sceneggiato in collaborazione con lo scrittore tedesco Christian Foersch, altro ferrarese d’adozione, ripercorre la vicenda biografica e musicale dell’ Amato Jazz Trio, prima grande famiglia del jazz italiano. La formazione proviene da Canicattini Bagni (SR), comune della Sicilia orientale in cui, come amano ricordare i suoi stessi abitanti, “ogni tre case c’è uno strumento musicale”. In questo milieu si innestano le storie di Elio, mente artistica e decano del trio; Alberto, raffinato contrabbassista; Sergio, estroso batterista.
La loro attività musicale esplode nell’’88 con la vittoria del Jazz Contest a Milano, concorso dedicato ai nuovi talenti del jazz italiano. Il trio si afferma in seguito nel panorama nazionale ed europeo, suonando con artisti del calibro di Enrico Rava, Irio de Paula, Winton Marsalis. Nel 2003 però accade l’irreparabile. L’ascesa della formazione viene bruscamente interrotta dalla morte di uno dei fratelli, il batterista Sergio, per un incidente stradale. L’attività concertistica viene interrotta, per oltre un anno il trio non suona. La rinascita avverrà sotto il segno della magia. (…)
Conosco molto bene l’opera di Giuseppe Di Bernardo e credo che il giovane regista siciliano oggi ci abbia regalato il suo film più intelligente. Ha saputo presentarci in “Amato Bros” una grande fotografia mai stucchevole e un’immagine sincopata di facce e luoghi di Sicilia che trova un suo controcanto nel jazz autistico dei fratelli Amato. Il regista ha composto in modo sapiente, attraverso fotografie d’epoca e interviste, un album di storie di Canicattini Bagni, incredibile ossimoro di una Sicilia jazzistica. Il preciso schema di montaggio sembra accompagnare il crossover e gli spunti dodecafonici della scrittura automatica di Elio Amato, restituendoci, in una splendida sintesi alchemica, una narrazione sempre fluida e armonica. Giuseppe, genio dell’intervista, figlio bastardo di Ciprì e Maresco, sa ascoltare e dare voce sia all’intellettuale che all’uomo della strada, sa sempre provocare reazioni feconde ed intense con la sua morbida ironia, la sua riflessione della riflessione, il suo praticare volta per volta un’infinità di punti di vista di modo che si correggano reciprocamente sfuggendo a tutti i centrismi unilaterali.
Dopo “Viaggio a Lampedusa”, documentario che ha avuto un buon successo di pubblico e critica, “Amato Bros” ci sembra il suo lavoro più libero, più jazz.
Marco Belli, http://www.estense.com, 29 gennaio 2013

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