Moonrise kingdom – Una fuga d’amore

Un film di Wes Anderson. Con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton. Titolo originale Moonrise Kingdom. Drammatico, durata 94 min. – USA 2012. – Lucky Red

Film di apertura di Cannes 2012, “Moonrise Kingdom” è l’ennesima creazione del regista Wes Anderson, uno di quei cineasti di cui si riconosce il tocco anche da un solo fotogramma. L’impianto visivo del film, infatti, è così curato che ogni immagine potrebbe essere estrapolata e fatta diventare un poster a sè stante. I personaggi sono vestiti sempre in maniera impeccabile, ogni loro posizione dentro lo schermo è studiata fin nei minimi dettagli, come una composizione geometrica attenta anche alla più piccola delle proporzioni. E’ sempre stato così per Wes Anderson, basti vedere “I Tenenbaum”, “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” o il film d’animazione “Fantastic Mr Fox”. Ciò che di diverso ha Moonrise Kigdom è un tipo di comicità stavolta più immediata e godibile. E’ vero, rimane quel senso di estrema costruzione che a volte rischia di rendere pesante il tutto, come se il lasciarsi andare sia per Anderson un tabù da evitare il più possibile, ma “Moonrise Kingdom” ha dalla sua la storia d’amore avvincente e credibile. Parliamo di quella di due ragazzini degli anni ‘60 che decidono di fuggire da tutto e tutti per allontanarsi dalle rispettive (pazze) famiglie. C’è così tanta dolcezza, complicità e testardaggine nel loto volere stare assieme che finalmente (per un film di Anderson) si finisce per il fare il tifo spassionatamente per qualcuno. Ne guadagna tutto il resto, a partire dai personaggi di contorno, finalmente figure in grado di esprimere tutta la loro carica ironica proprio perché non più elementi fondamentali della storia.
Dal boyscout Edward Norton al dolce sceriffo Sharp interpretato da Bruce Willis, dall’esaltato Harvey Keytel all’improbabile coppia di genitori Bill Murray e Frances Mc Dormand, dalla dura Tilda Swinton al solito stralunato Jason Schwartzman. Come al solito per Anderson non ci sono veri cattivi, ma solo gente di cui vengono equivocate le intenzioni, “Moonrise Kingdom” è una fiaba. Il mondo è un posto che si può piegare e modellare intorno alle proprie fissazioni, fossero anche le più strambe del mondo. Del resto chi non è strano a questo mondo? L’impianto scenico e la straordinaria regia di Wes Anderson risultano come al solito impressionanti per intensità e per la quantità di chicche di genio lasciate lungo il percorso come se niente fosse. Le risate non sono solo di testa, ma anche di pancia e così non si fa fatica ad affermare che “Moonrise Kingdom” sia il migliore film mai realizzato dal regista statunitense.
Andrea D’Addio, http://filmup.leonardo.it

Siamo su un’isoletta tempestosa del New England nell’estate del 1965, ma grazie all’insistita presenza ispiratrice di Benjamin Britten e allo stile “understatement” dei dialoghi e del cast longilineo (la taglia più grande è di Willis), alzi la mano chi non ha pensato di assistere a un film british a cui il social ermafrodita sorriso di Tilda Swinton dà la botta finale. E chi crederebbe che Wes Anderson è nato nel Texas? Film divertente, cattivello, shakespeariano con due 12enni innamorati (proprio colpo di fulmine, tipo La dodicesima notte) che fuggono insieme, come in trance, in un’impossibile Arcadia sentimentale e, mentre tutti li cercano, si trovano al centro di una tempesta, sia fisica sia morale. Lei faceva il corvo a teatro (certo, sempre il nostro Britten) e lui faceva parte delle truppe 55 dei boyscout ma si scopre orfano e lascia i coetanei che infatti lo odiano. Tutto senza un vero perché. Wes Anderson, anche sceneggiatore con Roman Coppola, narra una cotta infantile con stile un po’ cartoon (Mr. Fox è rimasto nell’inconscio), un margine di racconto didascalico geometrico brechtiano all’inizio (c’è anche un narratore, Bob Balaban) ma senza negarsi caratterizzazioni ufficiali di capi scout (Edward Norton magnificamente inespressivo), la madre padrona al megafono (grande Frances McDormand “contro” Bill Murray). E poi i due debuttanti, Jared Gilman e Kara Hayward che con studiata titubanza garantiscono di aver classe anche in futuro: hanno imparato a rinunciare alle mail e ai telefonini, a scrivere a mano e vedersi film Anni 60. Diventeranno i nipotini dei Tenenbaum? Soprattutto Anderson (ha un nome favoloso che promette bene) racconta una favola composta di sentimenti autentici, di piccoli e grandi segreti e di momenti magici legati alla scoperta più di sé che del mondo, portandoci dentro con la solita spiritosa discrezione in un’avventura di puro cinema, shakerando il mélo under 15 alla bufera di mare e alla critica di costume per finire nel vicolo cieco per happy few di Britten e anche di un’orchestrazione che al cinema da tempo non si sentiva così perfetta.
Maurizio Porro, FilmTV n.49/2012 da http://www.filmtv.it

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