Ruby Sparks

Un film di Jonathan Dayton, Valerie Faris. Con Paul Dano, Zoe Kazan, Antonio Banderas, Annette Bening, Steve Coogan. Titolo originale Ruby Sparks. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 104 min. – USA 2012. – 20th Century Fox

«Le donne stravaganti, incasinate e rese interessanti dai loro stessi problemi, non sono reali!»
Calvin Weir-Fields (Paul Dano) è un giovane scrittore che, dopo il grande successo del suo primo libro, proprio non riesce a cominciare il secondo. Vive in una grande casa con il suo cagnolino Scotty, e ogni mattina, quando si siede di fronte al foglio bianco infilato nella macchina da scrivere, si blocca. Le uniche persone che frequenta sono suo fratello Harry (Chris Messina), che cerca di spronarlo a uscire con delle ragazze, e il dr. Rosenthal (Elliott Gould), il suo psicanalista. Per il resto, la vita di Calvin si trascina stancamente di giornata in giornata, sopportando a malapena le poche occasioni mondane a cui deve partecipare. Un giorno, però, lo coglie un’illuminazione. Stimolato dal sogno di una ragazza e da un compito assegnatogli dal dr. Rosenthal, Calvin comincia a scrivere del suo incontro immaginario – e della conseguente relazione – con Ruby Sparks (Zoe Kazan), una ragazza ventiseienne dell’Ohio, animata da piccole stranezze che la rendono interessante… salvo poi ritrovarsela in casa, un mattino, come se nulla fosse. Ruby è diventata reale, e vive insieme a lui. È la sua ragazza. Ma è anche una persona vera e propria, con tutte le difficoltà che ne conseguono…

Pigmalione rivisitato
Se è vero che un’opera, dopo la sua creazione, smette di essere di proprietà dell’autore e assume un’identità autonoma, pronta per essere soggetta alle interpretazioni più libere e disparate, allora per il tormentato Calvin saranno guai: persino lui dovrà accettare l’idea che non si può “possedere” la persona amata, ma si può solo viverle affianco, se almeno si è tanto fortunati da ricevere in cambio lo stesso tipo di amore. Così, quella che all’apparenza sembrava un’idea banalotta (lo scrittore in crisi che “plasma” la sua donna ideale) si rivela invece, da un lato, un’efficace ritratto dei rapporti sentimentali, e dall’altro una semplice ma lucida metafora dell’atto creativo. Zoe Kazan è la sceneggiatrice che non ti aspetti, e con Ruby Sparks ha l’arguzia di sfiorare molti nervi scoperti: l’utopia di possedere la creatura amata è un’ossessione sottocutanea che, pur negata da Calvin, influenza tutte le sue azioni, e finisce per trasfigurare la leggerezza della commedia romantica nella gravosità di un melodramma da camera. Culmine empatico e narrativo di questo processo è il pre-finale, in una sequenza dove la resa dei conti delle coscienze – giacché alla coscienza di Calvin si aggiunge quella di Ruby, ormai donna fatta e finita, con una sua personalità indipendente – la resa dei conti, dicevo, ha tutto l’aspetto di una violenza, seppure figurata. E il duo autoriale Dayton-Faris, che già ci ha donato quel gioiello di Little Miss Sunhine, conferma di possedere non solo una profonda sensibilità umana, ma anche un notevole talento registico, perché sa costruire un climax scalpitante che si attenua solo dopo aver toccato il suo vertice emotivo, quando Calvin e lo spettatore capiscono di essersi spinti troppo oltre, e di dover imboccare la strada della redenzione.
Ciò non toglie che Ruby Sparks sia anche un film tenero e buffo, e che interpreti la sua anima da commedia in modo intelligente; Paul Dano e Zoe Kazan, d’altra parte, sono una coppia attoriale molto affiatata (legati anche nella vita, hanno posto come condizione imprescindibile al film quella di recitare insieme) e bilanciano armoniosamente le rispettive personalità, scoprendosi complementari l’uno all’altra. Anche se, certo, la caratterizzazione dei due personaggi è abbastanza prevedibile, e nella figura di Ruby risuonano gli echi della Summer di 500 giorni insieme.
Un Pigmalione rivisitato, questo era l’obiettivo dell’attrice/sceneggiatrice: rileggere il mito con un punto di vista differente, più femminile, nel quale emergesse il contrasto fra l’idealizzazione della donna – atteggiamento tipico di artisti e intellettuali – e la vera natura dell’oggetto del loro amore. Alla fine, Ruby Sparks non fa altro che riportare l’astrattezza del sogno a un livello di maggiore concretezza, poiché la persona amata, per quanto la si voglia idealizzare e glorificare, resta pur sempre un essere umano. E gli esseri umani sono un coacervo di tensioni, paranoie, rimpianti.
Splendida colonna musicale di Nick Urata per un film che potrebbe diventare un piccolo cult, e che nel complesso se lo merita. Da vedere.
Lorenzo Pedrazzi, http://www.screenweek.it, 06-12-2012

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