Mood Indigo – La schiuma dei giorni

Un film di Michel Gondry. Con Romain Duris, Audrey Tautou, Gad Elmaleh, Omar Sy, Aïssa Maïga. Titolo originale L’écume des jours. Drammatico, durata 125 min. – Francia, Belgio 2013. – Koch Media

Esistono registi che concepiscono il cinema come una sfida, spesso lanciata contro l’impossibile, il tentativo di filmare “l’infilmabile“, piegare le categorie proprie di altri linguaggi nelle forme cinematografiche. La storia è piena di progetti mai realizzati, in quanto troppo grandi per essere portati a termine; l’adattamento de Il Capitale di Marx da parte di Ėjzenštejn o i tentativi di Visconti di mettere su pellicola le opere di Proust e Thomas Mann, sono esempi più che lampanti. A volte questa grande battaglia, tra demiurgo e opera, si conclude con la creazione del progetto prefissato, tuttavia i risultati possono variare. L’intera filmografia di Sir Alfred Hitchcock può essere qualificata come un tentativo costante di sfidare i canoni della settima arte, al fine anche di definirne meglio i limiti. In questa schiera di pionieri, o se preferiamo avanguardisti, possiamo inserire anche il regista francese Michel Gondry, che con il suo ultimo lungometraggio ha tentato l’impresa di portare sullo schermo il romanzo di Boris Vian, L’Écume des jours.
Prima di tutto occorre far chiarezza sui due personaggi chiamati in causa: il primo, classe 1963, è spesso citato, insieme a Spike Jonze e David Fincher, come rappresentante dell’influenza del videoclip sul cinema contemporaneo. Difatti ha diretto più di cinquanta video per artisti del calibro di Björk, Radiohead, Daft Punk, Chemical Brothers e spot pubblicitari per importati marchi come Levi’s e Gap. Molte meno le sue incursioni sul grande schermo, ma dalla sua può vantare un successo planetario come Se mi lasci ti cancello, con protagonisti Jim Carey e Kate Winslet. Il cinema di Gondry è il luogo dove l’impossibile diventa possibile, il sogno realtà, non ci sono confini all’immaginazione, se non quelli che le imponiamo noi stessi. Dall’altro lato abbiamo Boris Vian, scrittore, paroliere, trombettista grande amante del jazz, Duke Ellington in particolare, e membro del Collège de ‘Pataphysique, molto vicino quindi al gruppo dell’ OuLiPo, che vantava tra i suoi elementi più illustri gli scrittori Italo Calvino e Raymond Queneau. Dalle premesse, quindi, possiamo facilmente evincere che Mood Indigo – La schiuma dei giorni è un film totalmente al di fuori di ogni norma razionale, basato su un libro che certamente non è da meno. Sembra che vi sia un’affinità elettiva tra i due, difatti il loro incontro, artisticamente parlando, appariva quasi come un sogno proibito, talmente perfetto e magico da essere escluso a priori.
La trama è tanto semplice quanto surreale; Colin, un ricco parigino, s’innamora di Chloe, che sembra “essere stata arrangiata da Duke Ellington”. I due presto convolano a nozze, ma durante la luna di miele la ragazza contrae una malattia tanto grave quanto poetica. Una ninfea inizia a crescerle nei polmoni e l’unica terapia possibile è quella di circondare costantemente la paziente con fiori freschi. Il marito darà fondo a tutte le sue risorse, economiche e umane, nel disperato tentativo di salvare la bellissima moglie. Gondry riesce nell’impresa di fare propria la multiforme materia dello scrittore francese, riempiendo la pellicola delle sue funamboliche trovate. L’estetica del regista si fa talmente presente che ci si dimentica quasi dei personaggi e della vicenda, ogni scena è colma della sua fantasia, delle sue invenzioni da piccolo chimico. Si ha come l’impressione che il romanzo sia stato scritto da Gondry in persona (che comunque ammette di averlo letto a 14 anni, quindi si può ben presumere che abbia marcato a fuoco il suo immaginario), anche il celebre pianococktail sembra uscito dai laboratori mentali del regista.
(…) Daniel Pennac ebbe a dire, a proposito della novella di Vian, che è necessario leggerla più volte nel corso degli anni, poiché muta in base ai periodi della vita: a diciotto anni prevale la griglia interpretativa della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo e della tragedia che tutto annulla.
Sicuramente l’aspetto della passione rimane, Gondry disegna una storia d’amore piena di dolcezza e infantile tenerezza. Sembra come di rivedere Audrey Tautou vestire nuovamente i panni della lunatica Amélie, la donna che ogni uomo minimante romantico sogna d’incontrare. Per quanto riguarda le altre due interpretazioni della storia sono troppo piene di humor per suscitare attiva partecipazione, soprattutto l’aspetto di critica sociale, se fosse presa sul serio e riportata ai giorni nostri, apparirebbe quanto mai ridicola e anacronistica.
Inutile quindi cercare di applicare i canoni della critica letteraria a questo film, le storie di Gondry non possono essere guardate con occhio troppo razionale, dobbiamo lasciarci trasportare dalla sua follia, perché nessuna sfida è troppo grande per il regista francese, nel suo cinema tutto è possibile, anche pilotare una nuvola nei cieli di Parigi.
(f.p.) http://www.daringtodo.com

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