The Grandmaster

Un film di Wong Kar-wai. Con Tony Leung, Ziyi Zhang, Chen Chang, Qingxiang Wang, Tielong Shang. Titolo originale Yi Dai Zong Shi. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 123 min. – Cina, Hong Kong 2013. – Bim

Cina, anni ’30. Il grande maestro Gong Baosen è costretto a trasferirsi a Fo Shan, dove darà il proprio addio alle arti marziali e dovrà scegliere il suo successore. A Fo Shan vive Ip Man, un maestro dalle notevoli abilità, che è il più accreditato a prenderne il posto. Proprio qui Ip Man conosce Gong Er, la figlia di Gong Baeson, anch’essa abilissima nelle arti marziali, e tra i due nasce un rapporto tenero ma platonico, dovuto anche alla fedeltà dell’uomo nei confronti della moglie. Quando anche la guerra arriva in Cina, i destini di Ip Man e Gong Er saranno destinati inevitabilmente a incrociarsi di nuovo.
La figura di Ip Man è salita alla ribalta del pubblico mondiale negli ultimi anni, incluso quello italiano, grazie al dittico (a cui par presto si aggiungerà un terzo capitolo) diretto da Wilson Yip con protagonista Donnie Yen. Ma è da tempo che un altro regista, un vero e proprio maestro della Settima Arte come Wong Kar-wai, stava lavorando alla sua personale versione del personaggio, realmente esistito e un vero proprio simbolo del suo Paese, che tra i tanti meriti ha avuto anche quello di esser il maestro di Bruce Lee. Otto anni di lavorazione, e un lungo lavoro di postproduzione han fatto sì che The Grandmaster vedesse finalmente la luce soltanto nel 2013, presentato allo scorso Festival di Berlino. Un film che vede il ritorno di due attori di fama internazionale, veri e propri corpi chiave del cinema passato, presente e probabilmente futuro di Wong Kar-wai, come Tony Leung (Infernal Affairs, Hong Kong Express) e la sempre splendida Zhang Ziyi (La foresta dei pugnali volanti, 2046).
Tagliando subito la testa al toro, si può immediatamente dire che The Grandmaster è un ottimo film, ricco di emozioni e diretto magnificamente. A cercare il pelo nell’uovo però si può anche notare come non sia senza dubbio la migliore opera di Kar-wai, e dopo una così lunga attesa le aspettative, se non deluse, non sono state rispettate in pieno. Ci si attendeva un nuovo Capolavoro del regista cinese, e pur non essendosi compiuta la previsione, il risultato è un’opera solida e capace di regalare diverse emozioni. Analizzando in primis quel poco che impedisce al titolo di assurgere a nuovo masterpiece, bisogna concentrarsi su uno sviluppo della trama a tratti fin troppo confuso, non aiutato da un montaggio che si concentra più sulla bellezza delle immagini che sulla forza della storia, non priva sicuramente di momenti carichi di emozioni, ma che non raggiunge mai i picchi sensorial/sensitivi toccati in passato dall’autore. Una formalità di fondo che non ci si aspetta permea di una sensuale freddezza il racconto, una lentezza priva di quella sincera spontaneità che aveva modellato la riuscita di due titoli enormi come Ashes of time o lo stesso, stra-celebrato, In the mood for love. Una lunghezza della realizzazione che negli otto anni da quando è stato partorito il progetto, si è irremidiabilmente fatta sentire anche sul risultato finale.
Premettendo ciò, il film è comunque pregno di una sua forza vibrante che si colloca in un perfetto ibrido tra wuxiapian e melò, concedendo ai protagonisti delle sequenze da antologia sorrette da una regia di altissimo livello, che ancor oggi ha pochi eguali. La bellezza folgorante dei combattimenti, tra rallenty, primi piani sugli sguardi o sulle più impercettibili gesta, in un’esaltazione mirabile e raffinata delle arti marziali, forse ad oggi la più ispirata mai vista su schermo. Qui il combattimento, a dispetto di molte pellicole sul tema, si trasforma infatti in vera e propria poesia, una poesia diversa da quella pur sempre meravigliosa espressa da Zhang Yimou nella sua trilogia epica, che trasforma le immagini in emozioni che arrivano dritte agli occhi e al cuore dello spettatore. La sfida nei primi minuti tra Ip Man e un copioso gruppo di avversari, sotto il furioso scroscio della pioggia, è un qualcosa di visivamente stupefacente e difficilmente replicabile, che varrebbe da sola il prezzo del biglietto. Coraggio, onore, dovere e lotta per la libertà sono valori che tornano più volte nell’evoluzione della trama, permettendo di mostrarci una nuova interpretazione della leggenda con un taglio più cupo e intimo, laddove i sempre splendidi giochi di luci e ombre, elementi chiave del cinema di Kar-wai, riescono a catturare i lati più profondi e nascosti del protagonista, permettendo al dramma di vivere di forza propria. La splendida colonna sonora e le convincenti interpretazioni, sia marziali che recitative, delle due star protagoniste (e dell’ottimo cast di comprimari, Chang Chen su tutti), completano nel migliore dei modi un grande film il cui unico demerito è quello di venire da un regista che ci aveva abituato a capolavori ancora maggiori. (…)
A cura di Maurizio Encari http://www.everyeye.it

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