Gloria

Un film di Sebastian Lelio. Con Paulina García, Sergio Hernández, Marcial Tagle, Diego Fontecilla, Fabiola Zamora. Drammatico, durata 94 min. – Cile, Spagna 2013. – Lucky Red

Gloria è un esempio di cinema d’autore borghese e adulto che per diverse ragioni si può considerare in via d’estinzione. Perché Hollywood non lo produce quasi più, salvo casi di registi un po’ furbetti e un po’ ispirati (Jason Reitman); perché in Italia il suo ideale bacino di utenti adulti e mediamente colti viene soddisfatto, specie se di bocca buona, dalle fiction televisive; o ancora perché di quel tipo di cinema se ne vede parecchio nei festival, ma sempre meno nelle sale. Con Gloria succede per fortuna il contrario, grazie al premio della Berlinale 2013 all’attrice Paulina García, ma soprattutto alla capacità del cileno Sebastián Lelio di tratteggiare un ritratto femminile capace di superare le barriere di genere ed evocare sentimenti di empatia. Gloria è una cinquantottenne di Santiago, divorziata e madre di due figli adulti, che nonostante la solitudine e l’età non ha smesso di sentirsi donna e di cercare il piacere. Ogni sera si mette in ghingheri, esce, cerca compagnia, e quando incontra un coetaneo gentile e interessato instaura una nuova relazione, godendosi il sesso, le serate a due, le vacanze e pure l’orgoglio di presentarlo in famiglia. Lui si chiama Rodolfo, è separato, ha due figlie, ma è incerto e spaventato, laddove Gloria è coraggiosa e libera. Lelio racchiude le infinite sfumature del suo personaggio nel volto e nel corpo della straordinaria García, coglie in lei i sogni ingenui di una donna come tante, né bella né colta, solamente viva. Di conseguenze, lo stile è composto e senza svolazzi, ancorato a una quotidianità banale, talvolta ironica e mai disperata. Ciò che si percepisce è però un’energia trattenuta, un desiderio che rischia di spezzare la medietà del tono. E per quanto alla fine tutto si tenga, è nello sfogo più banale e diretto che Gloria trova il suo compimento. Quando infatti il nome della protagonista diventa anche il titolo di una canzone (sì, quella di Tozzi), l’immediatezza del riferimento libera finalmente il film, gli regala un episodio di disarmante bellezza con l’espediente più scontato e inevitabile. Ma il cinema d’autore borghese e adulto è così, letterale ed esplicito, costruito per raccontare la vita vera nel modo più efficace e innocuo possibile.
Roberto Manassero http://www.filmtv.it

Dal Festival di Berlino a quello di Toronto (per tacer di Locarno), tappa che – come molto spesso accade – consacra un titolo e lo accredita per gli Oscar della primavera successiva. In questo caso la vittoria dell’Orso d’argento per la miglior interpretazione femminile della Berlinale 2013 a Paulina García gia’ da solo bastava a giustificare certi entusiasmi, ma l’invito al modaiolo festival dell’Upper West Side di New York, dove e’ stato necessario aggiungere una proiezione supplettiva, potrebbe far pensare in grande.Sicuramente i meriti maggiori di questo Gloria sono da ascriversi alla cinquantatreenne protagonista di questo dramma ispano-cileno dal sorriso amaro (e in genere l’Oscar per il Miglior Film Straniero premia titoli di regia o di sceneggiatura più che di interpretazione), ma il lavoro di Sebastian Lelio – regista e co-sceneggiatore – è senza dubbio da premiare. Questa donna sola, delusa dai figli e alla costante ricerca di un senso e di briciole di piacere in una vita nella quel non si riconosce più è una sua creatura, infatti, e ce la presenta come tale, con affetto anche se senza pietà. Quella spetta a noi, se vorremo. Ma non sarà facile non compatire – nel senso letterale della parola – quanto vediamo scorrere sullo schermo, dalle serate danzanti solitarie alle speranze di amore fino all’indipendenza ostinata e disperata insieme.
Indulgente a tratti, ma sempre lontano dal giudizio – che sembra trapelare più per il contesto in cui ci si muove e per i personaggi di contorno – il film mantiene un costante equilibrio tra tragedia e commedia, pur giocato con toni amari e permeato da una costante sofferenza (che, vi avvisiamo, potrebbe restarvi addosso anche a visione conclusa, insieme a un imprevedibile sorriso). Ma soprattutto regala un ritratto pieno di passione, forse ridondante e lento a tratti, ma potente e persistente e ricco di onestà.
Mattia Pasquini, http://www.film.it

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One Response to Gloria

  1. dafnevisconti ha detto:

    Ho apprezzato molto Gloria. Finalmente un film vero, attori veri. Nessuna patina, nessuna inquadratura accattivante. La bellezza della verità di volti e situazioni, una specie di verginità espressiva, non condizionata dai clichè del cinema europeo dove tutto è raffinatezza, stile, bellezza. Ma la vita è anche fango, rughe, piatti da lavare.

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