Paulette

Un film di Jérôme Enrico. Con Bernadette Lafont, Carmen Maura, Dominique Lavanant, Françoise Bertin, André Penvern. Commedia, durata 87 min. – Francia 2012. – Moviemax

Leggera come la droga di cui parla, “Paulette” è una commedia transgenerazional-popolare nata da un episodio di cronaca ripreso da Bianca Olsen, studentessa del laboratorio di scrittura tenuto dal regista (soprattutto televisivo, ma anche di documentari e film di finzione) e sceneggiatore Jèrome Enrico.
Nei palazzi-dormitorio della periferia metropolitana, il racconto a 4 firme ambienta le vicende di un’anziana (impersonata da un’odiosa-amabile Bernadette Lafont, che aveva esordito nel 1957 con Francois Truffaut) scostante non tanto per carattere, ma quanto a causa della perdita del marito, del loro negozio di pasticceria, del graduale scivolamento nella povertà e di un razzismo ottuso, dagli effetti comici. Il film riesce a coniugare il tono brillante con inserti drammatici trattati con intelligente e garbata ironia, come la spesa fatta cercando tra gli scarti ortofrutticoli del mercato, il rovistare dentro i cassonetti della spazzatura, il pignoramento dei mobili a casa, il pestaggio ad opera dei giovani spacciatori della zona, i disturbi della vecchiaia. Se alcune istantanee risultano irresistibili (le attempate amiche sedute sul divano, tutte con gli occhiali 3D davanti allo schermo del mega-televisore appena acquistato, o i ragazzi che dopo un accordo “commerciale” cominciano a salutare la protagonista con simpatico rispetto), altri momenti cadono nel cabarettistico. Un po’ sulla scia de “L’Erba di Grace”, lo spunto di partenza e poi in crescendo la trovata dei dolci stupefacenti e la soluzione finale entrano di diritto nella campagna per la liberalizzazione della marijuana, mentre l’aspetto narrativamente rilevante sta nella progressiva trasformazione “dell’eroina”, che grazie alla nuova attività riscopre quanto perduto in vitalità e socialità, insieme ad una generosa apertura verso il prossimo.
A cura di Federico Raponi, http://www.filmup.com

Tutti pazzi per la crisi. Compresi i cugini francesi. Pare che la disoccupazione stia tenendo occupata buona parte dell’attuale produzione cinematografica, e impegnando la commedia, com’è naturale, nel doppio compito di mantenere l’allerta e riderci sopra. Del resto quale miglior soggetto per una commedia, che non l’umana – e quotidiana – tragedia? Al precipitare degli eventi, messa all’angolo dalla miseria, la ragione capitola e cede il passo a un’idea folle, che prima non avrebbe goduto della minima considerazione.
E’ il caso di Paulette. C’è in ballo la sua dignità, un’identità costruita con decenni di sacrifici, che d’improvviso viene messa a repentaglio dalla recessione. La vecchia befana si trasforma piano piano in nonna Spinello, con determinazione abbatte ogni resistenza e finisce per farsi promotrice di una rinnovata scala di valori, che alla legalità, antepone l’onestà. “Vendere la droga” è reato ma lo spirito con cui è messo in pratica lo eleva a un atto di coraggio e inventiva. Se la legge è imposta da quelle stesse istituzioni che non si preoccupano affatto del cittadino emarginato, dell’essere umano in difficoltà, allora tanto vale metterla da parte per tempi migliori, la legalità, e agire secondo coscienza.
La legalità in fondo è solo il rispetto di un sistema di regole che ordina la superficie. L’onestà viene prima, perché è una condizione intima, profonda, essenziale. Eppure in normali condizioni – intese per “normali”, quelle condizioni di sufficiente benessere che permettono a un sistema di regole di funzionare – quasi sempre preferiamo delegare un codice, a un ordine precostituito, di scegliere per noi cos’è bene e cos’è male. Ma se le suddette indispensabili condizioni vengono a mancare, ecco il corto circuito, nascono le rivolte, si propaga l’odio, la rabbia, la violenza, o nel migliore dei casi l’onestà riprende il sopravvento, e sopravvivere giustifica i mezzi, non tutti, ma alcuni sì. Messi l’uno contro l’altro, spirito di sopravvivenza e ordinata convivenza, il primo le dà e la seconda ne prende sempre.
Superate le difficoltà e le inibizioni dell’esordio, Paulette (Bernadette Lafont) comincia a vendere hashish con una facilità e una sveltezza che conquistano presto il cuore di Vito, boss del quartiere. La prima parte del film è veramente ben fatta, la figura della protagonista è esasperata nelle sue tendenze xenofobe e razziste, persino nei confronti del suo nipotino, nel suo involontario humour nero che non risparmia neppure l’amica malata di Alzheimer. Eppure, malgrado l’assurda piega degli eventi, Paulette mantiene una costante levità, come conservasse una certa dose di spensieratezza. Poi di colpo si ricade nella dura realtà, in una guerra fra poveri, che oppone Paulette ai giovani spacciatori magrebini, a loro volta defraudati del proprio lavoro. Quest’alternanza, che si manifesta anche nelle due scene portanti di questa prima parte – il pestaggio di Paulette ad opera dei pusher e la merenda d’affari preparata dalla stessa per sistemare le cose – trovano una certa corrispondenza nei lavori di Scola e Comencini, ai quali il regista ha dichiarato di essersi ispirato. (…)
Lorenzo Taddei, http://www.ondacinema.it

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