Zoran, il mio nipote scemo

Un film di Matteo Oleotto. Con Giuseppe Battiston, Teco Celio, Rok Presnikar, Marjuta Slamic, Roberto Citran. Commedia, durata 103 min. – Italia, Slovenia 2013. – Tucker Film

Con il volto e, soprattutto, il corpo dell’udinese classe 1968 Giuseppe Battiston, Paolo Bressan è un quarantenne alla deriva, cinico e misantropo, professionista del gomito alzato e, allo stesso tempo, della menzogna compulsiva, il quale lavora di malavoglia in una mensa per anziani; mentre insegue, senza successo, l’idea di riconquistare la sua ex moglie Stefania, nei cui panni troviamo Marjuta Slamič. Un quarantenne che trascorre le sue giornate da Giustino alias Teco”Ti presento un amico”Celio, gestore di una osteria in un piccolo paese vicino a Gorizia; fino al giorno in cui, nella propria vita, entra il quindicenne occhialuto Zoran, che, lasciatogli in “eredità” da una lontana parente slovena, scopre essere suo nipote.
Ed è Rok Pranikar a incarnare quest’ultimo, che parla in modo strano e sembra un po’ ritardato, ma che si scopre presto essere un vero fenomeno nel lanciare le freccette e che, quindi, Paolo pensa di portare ai campionati mondiali dell’attività in questione, i quali prevedono un montepremi di sessantamila euro.
Un personaggio di cui il regista Matteo Oleotto, qui al suo primo lungometraggio, ricorda così la genesi: “Anni fa ho conosciuto un adolescente schivo, con un grande talento per il gioco delle freccette. Soltanto con le freccette in mano e gli occhi sul bersaglio, accettava di trovarsi al centro dell’attenzione. Nei minuti di gioco diventava forte, quasi spregiudicato nel relazionarsi con il prossimo. Nei suoi occhi brillavano lampi di intelligenza. Terminata la competizione rincasava nell’ombra della consueta timidezza. Il ricordo di quel ragazzo è diventato il mio Zoran”. Un ragazzo che Pranikar rende sullo schermo in maniera tutt’altro che disprezzabile, tenendo tranquillamente testa all’infallibile Battiston, man mano che prende forma il loro rapporto, ma anche quello tra il giovane e la coetanea Anita, ovvero Doina Komissarov. (…)
Francesco Lomuscio, http://www.everyeye.it

Paolo Bressan è un uomo cinico col vizio del vino e della menzogna, con cui mette in difficoltà il prossimo e prova a riconquistare la sua ex moglie. Occupato presso una mensa per anziani, è svogliato e sgraziato con gli amici del paese che gli danno ricovero nelle difficoltà, contenendone l’incontinenza e la boria. Tra un bicchiere di vino e un piatto di gulash, ‘eredita’ un nipote da una lontana zia slovena, a cui dovrà dare ospitalità il tempo necessario perché la burocrazia faccia il suo corso e il ragazzo si stabilisca in una casa-famiglia. Zoran, adolescente naïf nascosto dietro un paio di grandi occhiali, è un ragazzino colto che parla un italiano aulico e gioca bene a freccette. Accortosi molto presto del talento del nipote nel lanciare e colpire sempre il centro, Paolo è deciso a sfruttarne la disposizione, iscrivendolo al campionato mondiale di freccette. Spera in questo modo di vincere sessantamila euro e di sistemarsi per sempre lontano dalla provincia friulana. Niente andrà come previsto e Paolo farà finalmente i conti con se stesso e coi sentimenti degli altri.
Opera prima di Matteo Oleotto, Zoran, il mio nipote scemo si svolge in un piccolo paese della provincia friulana che, come quella di Andrea Molaioli contempla ‘lo scemo del villaggio’ ma declina la storia in commedia. ‘Alterato’ da uno sguardo etilico, Zoran, il mio nipote scemo descrive un territorio e un soggetto che il regista goriziano conosce bene, dedicandosi alle vigne e al vino nel tempo libero. E il vino è senza dubbio la materia di cui è fatto il film di Oleotto e il sogno del suo protagonista. Praticando leggerezza e sorriso, Zoran, il mio nipote scemo gravita intorno a due nodi narrativi, il caso e l’occasione. Il caso, la morte improvvisa di una zia dimenticata e forse mai conosciuta, offre al Bressan di Giuseppe Battiston l’occasione di dare una svolta alla propria vita, trasformandola, nell’epilogo, in esperienza di vita. A innescare il gioco è un ragazzino che riuscirà a ‘invischiare’ uno zio ruvido e ubriacone in qualcosa che Paolo Bressan non aveva previsto e che ha a che fare con la riscoperta dei sentimenti e dell’amore. Punteggiata da siparietti, risate grasse e gomiti alzati, la commedia di Oleotto si muove al ritmo di una canzone popolare, zeppo di “buone cose di pessimo gusto”. Libero e svagato, poggia come tralcio alla vite sulle spalle larghe di Giuseppe Battiston, a cui Oleotto affida un personaggio bisbetico, che conferma e rinnova all’attore il consenso del proprio pubblico. Rok Prašnikar, efficace e intenso alla sua prima prova, resiste a un personaggio fuor di misura e a uno zio cialtrone, che infila osterie e scorciatoie. La scrittura caricaturale e l’eccessivo buonismo annullano tuttavia la candida percezione della vita del nipote Prašnikar, che tutt’altro che scemo riassorbe e in qualche occasione neutralizza la sfacciata (e villana) piacioneria dello zio Battiston. Come un buon vino friulano, Zoran, il mio nipote scemo si beve e lascia nel finale in bocca un sapore amabile e rotondo.
Marzia Gandolfi, http://www.mymovies.it

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