Tutto sua madre

Un film di Guillaume Gallienne. Con Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger. Titolo originale Les Garçons et Guillaume, à table!. Commedia, durata 85 min. – Francia, Belgio 2013. – Eagle Pictures

Operazione rischiosissima, sulla falsariga di numerosi fallimenti passati: un attore/autore teatrale porta sul grande schermo la sua pièce di maggior successo, facendo tutto da solo (regia, sceneggiatura, attore in 2 ruoli) e mantenendo il cordone ombelicale con il palco, riferimento costante in una trasposizione atipica. Operazione perfettamente riuscita: diverte, sorprende, fa riflettere, non stanca mai.
http://www.cinemadelsilenzio.it

Accolto da recensioni entusiastiche all’ultimo Festival di Cannes, vincitore dell’ART Cinema Award e del Prix de la SACD nella selezione “Quinzaine des réalisateurs”, del Valois d’or et Prix du public al Festival du film francophone d’Angoulème 2013 e del Prix Michel d’ Ornanno al Festival de Deauville 2013, trascinato da incassi monster in patria, con oltre 7 milioni di euro incassati in 2 settimane di programmazione, Les Garcons et Guillaume, a table! di Guillaume Gallienne prepara finalmente l’uscita anche in Italia, con il titolo meno incisivo ma comunque ‘azzeccato’ Tutto sua Madre. Tratto da una piece teatrale di successo, che Gallienne ha scritto e interpretato per un decennio, il film non è altro che l’incredibile storia di un ragazzo eterosessuale che la sua famiglia ha sempre etichettato come omosessuale. La sua storia, vista attraverso gli occhi di un adolescente tutt’altro che certo della propria sessualità e quelli dell’adorata madre, pressante, sferzante, cinica e oppressiva, ‘colpevole’ di aver sempre ‘marchiato’ quel figlio ‘diverso’, tanto da avvisarlo della cena con una frase che possiamo definire una pietra tombale: ‘Guillaume e i ragazzi, a tavola!’. (…) Un percorso tra Generi senza mai abbandonare il genere della commedia, qui en travesti e innegabilmente spiazzante nella sua evoluzione. Perché Tutto sua Madre porta in sala una storia curiosa e a prima vista poco credibile, ovvero quella di un ragazzo palesemente effeminato, per anni ‘convinto’ di essere una donna, innamorato della Principessa Sissi, del travestitismo e dell’arciduchessa Sofia, sfottuto e deriso perché gay, totalmente antisportivo, chiamato con nomi ‘femminili’ persino in famiglia eppure eterosessuale. Malgrado tutto, perché innamorato dell’Universo femminile e delle donne, qui omaggiate in un lungo e divertito affresco in tutte le loro sfaccettature. Una ‘verità’ che farà storcere più di qualche bocca anche in ambito glbtq, vista la scarsa credibilità di un così oscillante ‘cambio’ di Genere, eppure trattato con grazia da Guillaume, consapevole del rischio e dell’assurdità tanto dall’affrontarla con coraggio in un finale liberatorio tra se’ e se’, tra lui e sua madre, smascherata dopo decenni di immedesimazione e 85 minuti di macchiettistica rappresentazione. “Sei così gay che sei diventato lesbica” (…) Un film sovversivo almeno per tre ragioni: la prima è che la storia racconta di un ragazzo che ha dovuto assumersi il carico di riaffermare la propria eterosessualità, in una società e in una famiglia che aveva decretato la sua omosessualità. Sono più o meno queste le parole che il protagonista, interprete contemporaneamente di sé stesso e di sua madre, pronuncia in una delle scene finali del film (ma tradotte diversamente nel libro edito da Frassinelli). [1]E’ una storia in cui, con le dovute eccezioni, tutti i ragazzi che sono stati “bambini diversi” si possono riconoscere: il bullismo, la negazione per lo sport, in particolare per il calcio, i travestimenti femminili, la confidenza con la madre e il desiderio di non tradirla, la distanza emotiva dal padre, la debolezza per il proprio migliore amico. Non manca una descrizione piuttosto cruda di un certo modo di “fare conoscenza” nel mondo omosessuale. Film sovversivo perché comico. Guillaume Gallienne non è un pivello. E’ membro della Comédie Française e uno degli attori francesi più amati. L’attore racconta la sua epopea con autoironia ed umorismo, impossibile trattenere le risate. Anche nei momenti più drammatici, Guillaume (oltretutto regista e sceneggiatore del film) porta fino alla commozione, ma subito ne smorza la tensione, con uno scherzo, un’irriverenza, una gag. La vera rivoluzione del film però, sta nel “non detto”, così evidente da non passare inosservato. La testimonianza di una vita è così schiacciante! Qualunque omosessuale ci si potrebbe riconoscere. Certo conosciamo tante testimonianze di omosessuali che sono diventati etero, ma qui non c’è nessuna professione di fede, nessuna egodistonia, nessun trauma che porta a cercare un’altra identità. E’ soltanto una presa di coscienza, non il rifiuto di una condizione, non il “pentimento di un finocchio”, come lo accusa sua madre, ma l’amore per una donna, Amandine che lo porta ad uscire dalla sua identità fittizia e scoprirsi eterosessuale. (…)
Eliseo del Deserto, http://www.tempi.it

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