Il tocco del peccato

Un film di Jia Zhang-Ke. Con Zhao Tao, Jiang Wu, Wang Baoqiang, Lanshan Luo Titolo originale Tian Zhu Ding. Drammatico, durata 129 min. – Cina, Giappone 2013. – Officine Ubu

Il nome di Jia Zhang-ke, regista e sceneggiatore nato a Fenyang, in Cina, classe 1970, ha attirato una notevole attenzione nel 2006, in occasione della 63ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, al termine della quale il Leone d’Oro fu attribuito, un po’ a sorpresa, al suo quinto lungometraggio di finzione, Still Life, un desolato ritratto della Cina contemporanea, realizzato con sobrietà e realismo. Ora, dopo una serie di documentari e un’altra pellicola – Er shi si cheng ji – in concorso a Cannes ma inedita in Italia, Jia Zhang-ke è tornato a raccogliere consensi con il suo nuovo lavoro, Il tocco del peccato, presentato alla 66° edizione del Festival di Cannes, dove si è aggiudicato il premio per la miglior sceneggiatura. Un altro affresco, ancora più amaro e caustico, di un paese gigantesco e dalle innumerevoli contraddizioni, in cui dietro la facciata del progresso economico si celano abissi di disperazione e di violenza inauditi.
(…)
Jia Zhang-ke ha dichiarato di essersi basato su quattro reali casi di cronaca nera, sui quali si è documentato in prima persona per raccogliere il più ampio numero di informazioni possibile. Ecco dunque dipanarsi, nel corso delle oltre due ore del film, quattro storie di ordinaria follia, caratterizzate da una violenza assurda, ma forse non del tutto incomprensibile. Zhang-ke, difatti, si sforza di rintracciare nel malessere sociale – gli squilibri fra ricchi e poveri, l’alienazione dell’essere umano – il germe di un odio feroce, di una tensione sempre sul punto di prendere fuoco, o di un’infelicità radicata che può portare a gesti estremi. Una realtà estremamente cupa, che il regista mette in scena mediante repentini scoppi di violenza, talvolta dai tratti quasi tarantiniani (come nell’episodio della receptionist) e in altri casi maggiormente interiorizzata e sorprendente (si veda l’ultimo episodio). Una scelta cinematografica radicale, a tratti perfino spiazzante, benché in alcune occasioni all’opera di Zhang-ke vengano a mancare quel rigore, quella capacità di mantenere un’assoluta lucidità nello sguardo, che contraddistinguono invece i film di Michael Haneke, in particolare la cosiddetta “trilogia della glaciazione”. E se, in tale prospettiva, alcuni entusiasmi nei confronti de Il tocco del peccato sono apparsi forse eccessivi, Jia Zhang-ke si conferma indubbiamente come una delle voci più ‘stridenti’ e, a conti fatti, di maggior forza del cinema asiatico di oggi.
Stefano Lo Verme, http://www.everyeye.it

(…) Giunto all’ottavo lungometraggio di fiction con “A Touch of Sin”, Jia ha vinto il premio come miglior sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes confermandosi come una delle voci più importanti del cinema contemporaneo. Jia Zhang-ke è sempre più il punto di riferimento della Cina indipendente e dissidente che, a cavallo tra i due secoli, si è presentata con una generazione di registi (la cosiddetta “sesta generazione”) dall’indubbio talento.
Giuseppe Gangi, http://www.ondacinema.it

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