We are the best

Un film di Lukas Moodysson. Con Mira Barkhammar, Mira Grosin, Liv LeMoyne, Johan Liljemark, Mattias Wiberg. Titolo originale Vi Är Bäst!. Drammatico, durata 102 min. – Svezia, Danimarca 2013. – Bim

“La Svezia è la mia patria.” Una benedizione di Dio. Quest’anno al festival di Venezia il film più esilarante parla di funerali. Vi är bäst! – We Are the Best!, del regista svedese Lukas Moodysson è un dono del Signore. Finalmente una commedia brillante, allegra, gioiosa. Ben diretta, ben scritta, recitata simpaticamente da tre attraenti ragazzine. Lukas Moodysson è uno svedese completo, racconta la propria nazione con ironia, beffando il pubblico. (…)
http://www.cinemah.com

Potrebbero codificare un nuovo genere, quello dei film che ti instillano la “voglia di vita”. No, non sono biunivocamente le commedie: esistono commedie che non riescono in questo (poche sono quelle che effettivamente vi riescono), ed esistono film che ti nutrono di voglia di vita e non sono commedie. Esempio in questione è We are the best!, una delle chicche di Venezia 70 (…)
Luca Chiappini, http://www.everyeye.it

Trinità: Padre e Figlio sono femmina, e hanno tredici anni. Lo Spirito Santo è femmina pure lui, un po’ più grandicello: all’inizio portava i capelli lunghi, suonava Sylvius Leopold Weiss con la chitarra classica e nessuno se lo filava. Dio è fascista, oltre che confuso, e se esistesse (ma non esiste) andrebbe impiccato, e il Punk, nel 1982, era ancora piuttosto vivo… Né Padre, né Figlio hanno mai suonato niente in vita loro, ma gli ronza talmente tanto in testa una canzone che tratti così male lo sport almeno tanto quanto lo sport tratta male loro, che tagliano i capelli allo Spirito Santo, se lo portano dietro, e mettono su una band. Che non è, e non potrebbe ovviamente mai essere, una “girl-band”. Trinità più due fa cinque: il Pentacolo: bastano due maschi in più che tutto vacilla, e litiga, che se non fosse per lo Spirito Santo (che è dispari, e da dispari capisce le cose meglio degli altri, e le sa sistemare), Satana c’avrebbe da sguazzare facile pure in Svezia, dove non è lecito chiedere la carità, neanche per gioco, o per procurarsi una chitarra elettrica, che una chitarra elettrica, a una band serve sempre. D’altra parte, se a niente servono i genitori, la famiglia, la scuola non ne parliamo neppure… l’urgenza di trovare qualcosa di utile da fare non può che farsi impellente, a prescindere dal successo, che in fondo non conta poi nemmeno tanto. Con questi presupposti, Lukas Moodysson, in questo spiritoso, serio, giocosamente disturbante “We Are The Best”, riprende in mano i suoi prediletti adolescenti, già egregiamente trattati in film come il bellissimo “Lilya4ever”, e in quello d’esordio “Fucking Åmål”. Diversi, disadattati, autoadattanti e modellati su nient’altro che loro stessi, anche Bobo, Klara ed Edwig, come i loro predecessori nella filmografia del 45enne regista di Malmö, attraverso la sua mano nervosa, inquieta, scattante, come se non fosse mai soddisfatta di ciò che riprende, procedono attraverso il vuoto che le circonda loro malgrado e immeritatamente, salde su pochi, ma significativi punti certi, tipo il ketch-up, o il “Devi aiutare i poveri” che Klara dice perentoria alla commessa del Fast Food che non vuole dar loro, squattrinate, nemmeno un po’ di patatine fritte, verso un risultato che non arriverà forse mai, ma che le troverà comunque soddisfatte e felici, perché quel che conta, è che loro “Sono le migliori”. E su questo non c’è dubbio.
Leporello, http://www.filmtv.it

Le vie del cinema sono infinite, e così, un po’ per caso, un po’ per motivi di strategia commerciale può capitare che il lavoro di certi registi venga valorizzato più di altri. E ancora, che un autore si ritrovi pressoché da solo a rappresentare la cinematografia di un’intera nazione. (…)Il regista svedese filma con sveltezza e linearità, affidandosi a uno stile che, senza ambire a pretese di tipo documentaristico (ma talvolta si ha la sensazione di una messinscena rubata alla realtà) si mantiene attaccato alla realtà, fornendo alla storia un corrispettivo di credibilità che allontana il film dai rischi del birignao giovanilista. (…)
http://www.ondacinema.it

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