Melbourne

Un film di Nima Javidi. Con Peyman Moaadi, Negar Javaherian, Mani Haghighi, Shirin Yazdanbakhsh, Elham Korda. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 93 min. – Iran 2014. – Microcinema

Non c’è tempo, ci sono valigie da preparare, una casa da liberare e tanti amici e parenti da salutare prima dell’imminente viaggio. Parte così Melbourne il film iraniano presentato al festival del cinema di Venezia. Tutto si svolge all’interno di un appartamento, un ambiente famigliare e disteso che mette lo spettatore subito a suo agio. Non è rappresentata la società che ci aspettiamo ma ad essere protagoniste sono le finestre della media borghesia di Teheran, quella borghesia che sembra essere sempre di più vicina all’Occidente e lontana e protetta da quei disagi sociali spesso citati. L’intero universo viene racchiuso dal regista Nima Javidi e l’esperimento funziona in ogni istante, non ci sono tempi morti né tantomeno cade in un vortice noioso che rischiava di avvolgere una narrazione tanto lenta e rotta solo dal suono del campanello e dei telefoni cellulari. La storia è quella di una giovane coppia che sta per partire, la loro meta è Melbourne dove si trasferiranno per studiare. Stanno finendo le ultime cose, ci sono ancora le valigie da chiudere e gli ultimi da salutare eppure sembra che la città o lo stesso Paese non voglia lasciarli andare. I loro preparativi verranno sconvolti dall’arrivo della figlia di pochi mesi di un vicino. Nella casa entrerà l’inganno e il senso di colpa, la menzogna e l’incapacità così forte di dire la verità e questo finirà per coinvolgere i protagonisti in un estremo circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire. Le bugie inclinano l’equilibrio, distolgono le menti e avvolgono il tutto con un telo soffocante. Dire la verità o continuare a mentire? (…)
filmforlife.org

(…) è a conti fatti un thriller, ma di quelli solidi, tirati dal primo all’ultimo istante, denso di avvicendamenti ma al tempo stesso equilibrato. Ancora più notevole, Melbourne, se si pensa che è interamente ambientato all’interno di un appartamento, sede di una vicenda che scuote come poche. Amir e Sara, colti dal nefasto accaduto, non sanno che fare, né a chi rivolgersi. (…) Javidi si barcamena in maniera pressoché impeccabile nel costruire micro e macro-situazioni che innescano un conflitto dopo l’altro, tra indizi e depistaggi che colpiscono al momento giusto e nel modo giusto. Da notare i volti dei due giovani protagonisti, ma soprattutto il loro graduale cambiamento nel corso di un episodio che si svolge nell’arco ristretto di poche ore, meno di mezza giornata. Ciascuno di noi partecipa dell’ansia e del conseguente smarrimento dei due sciagurati, incalzati dalle continue e più disparate visite: (…) La bravura del regista iraniano sta proprio nel dosaggio delle emozioni e dei colpi di scena: costantemente presenti le prime, centellinati (e nell’ultima parte) i secondi. Un film tiratissimo, tanto quanto è apparentemente semplice nella sua struttura, i cui ingrendienti sono essenzialmente un appartamento ed una disgrazia di cui non si ha spiegazione. Nemmeno alla fine, quando nel giro di pochi minuti Javidi condensa due colpi da maestro, prima di quella lunga e tremenda inquadratura che segue immediatamente una scena ancor più allucinante («Mi scusi, signora. Mi scusi.»). Tale è la capacità di dirigere e la meticolosità in sede di scrittura, che a seppur brevi tratti quasi ci si dimentica che per tutto il tempo si è rimasti all’interno di quell’appartamento, tanto si sperimenta sulla propria pelle la tensione di tali circostanze, malgrado la confusione rafforzata dal continuo squillo di telefoni, citofoni, antifurti che suonano, porte che si aprono e si chiudono, visi che non si vorrebbero vedere e l’angoscia costante di chi, senza volerlo, si ritrova in balia di eventi beffardi. Ma soprattutto devastanti, così come le decisioni che inevitabilmente ne conseguono. (…)
Antonio Maria Abate, cineblog.it

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