Pride

Un film di Matthew Warchus. Con Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Paddy Considine, George MacKay. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 120 min. – Gran Bretagna 2014. – Teodora

Trascinante, socialmente impegnata, spassosa e commovente, Pride è la commedia dell’anno. Da una parte alcuni ragazzi gay di Londra, esuberanti e intraprendenti. Dall’altra i minatori delle remote compagne gallesi, in sciopero serrato e duro contro il governo Tatcher. Anno: il 1984, diciassette anni dopo l’abolizione del reato di sodomia in Galles e Inghilterra e cinque anni dopo la medesima decriminalizzazione in Scozia. Cosa può unire queste due compagini apparentemente tanto agli antipodi? Un’insperata, improbabile, rischiosa e bellissima amicizia. Il britannico Matthew Warchus, alla regia, mescola con intelligenza cronaca, umorismo, valori universali, meritando gli applausi a fine proiezione. Pride al Festival di Cannes ha vinto la Palma Queer e ha appena ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. Un frammento di storia vera Nel 1984 i minatori britannici combattevano contro lo smantellamento di diversi siti estrattivi, per il loro diritto di lavorare sotto terra, a condizioni oggi spaventose. Il lungo sciopero che misero in piedi non era solo una questione economica ma era anche una lotta chiave in una guerra ideologica più ampia, che raccolse solidarietà in tutto il mondo. A sostenerli ci fu anche il movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori). Tra i due gruppi, nonostante le iniziali e quasi violente diffidenze dei minatori, nacque un’amicizia. Lo scontro di culture divenne un incontro. La serata londinese “Pits and Perverts” (Minatori e Pervertiti) fu uno dei primi grandi eventi condivisi da gay ed etero. Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivarono pulman di minatori per prenderne parte. Sembra incredibile ma questa cronaca poco nota è verissima, una pietra miliare della storia della nostra società. Tanta cura nella ricostruzione La sceneggiatura è di Stephen Beresford (…) Pride è stato girato in Galles nelle location reali dove tutto è successo davvero. Si ride di gusto Pride regala due ore scoppiettanti, dove non si perde mai il gusto della visione. È un continuo divertimento e una sorpresa, si ride a volto disteso e ci si commuove. Le battute sono intelligenti, ricche di simpatia e tenerezza. “Non avevo mai conosciuto una lesbica”, dice il rappresentate dei minatori Dai Donovan (Paddy Considine) a Steph (Faye Marsay), l’unica lesbica di LGSM. “Io non avevo mai conosciuto uno che si stira i jeans”, risponde lei. Una commedia contro i pregiudizi Nel perfetto equilibrio delle due ore, Pride si muove con intelligenza politica e passione, tra amabile comicità e sottile osservazione sociale, senza risparmiare vibranti tensioni. Warchus tesse una squisita trama contro i pregiudizi di ogni sorta, al ritmo del canto corale – gay e minatori uniti – “Dateci pane, ma dateci anche rose”. Margaret Thatcher sosteneva che la società non esiste e che esistono solo gli individui e le famiglie. I protagonisti di Pride credono invece nella forza dell’unione. Generazioni a confronto In Pride lo scontro-incontro tra culture è anche uno scontro-incontro generazionale, non solo tra personaggi del film ma anche tra attori. Da una parte ci sono i gallesi, campagnoli e attempati. Dall’altra i colorati giovani omosessuali arrivati dalla città. Ecco quindi il timido e dignitoso Cliff interpretato dal veterano Bill Nighy e la tignosa e grintosa Hefina Headon (morta un anno fa) a cui dà risolutezza e ardore una magnifica Imelda Staunton. (…)
panorama.it

NOTE DI REGIA Quello di Pride era un copione a cui era impossibile dire no. Mi ha fatto ridere, mi ha sorpreso e divertito di continuo, e alla fine mi ha commosso. Combattere per il diritto di lavorare sotto terra in condizioni spaventose sembra difficile oggi da capire, ma nel 1984 i minatori sapevano che quello era tutto ciò che avevano, per la loro generazione e per quelle a venire. Ma il loro sciopero, ora lo sappiamo, non era solo una questione economica, bensì uno scontro chiave in una guerra ideologica più ampia: il bene comune contro l’interesse personale, la società contro l’individuo, il socilaismo contro il capitalismo. Pochi anna dopo lo sciopero Margaret Thatcher disse che non esisteva una cosa come la società, ma esistevano semplicemente gli individui e le famiglie. I protagonisti di Pride credono fermamente nel contrario, credono nella forza dell’unione. E non si tratta solo dell’unione tra due diverse comunità o tra due generazioni, ma di una solidarietà universale, in nome di un orgoglio che è diritto di tutti. Il fatto che oggi tutto ciò ci colpisca è la prova di quanto negli anni ci siamo allontanati da quello spirito. (Matthew Warchus)
cineblog.it

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