È arrivata mia figlia

Un film di Anna Muylaert. Con Regina Case, Michel Joelsas, Camila Márdila, Karine Teles, Lourenço Mutarelli. Titolo originale Que horas ela volta. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 114 min. – Brasile, 2015. – Bim Distribuzione

Arriva in Italia l’ultimo film di Anna Muylaert, audience award a Berlino 65 e premio speciale della giuria al Sundance assegnato a Camila Márdila per la sua interpretazione nella parte di Jéssica, figlia di Val (Regina Casé) donna di servizio di lungo corso impiegata nella villa di un’agiatissima famiglia brasiliana di San Paolo. È la stessa Val che ha tirato su Fabinho (Michel Joelsas), figlio diciassettenne della coppia più attaccato alla tata che alla madre naturale Bárbara (Karine Teles), ambiziosa e fortemente consapevole del suo ruolo sociale, a differenza del marito Carlos (Lourenço Mutarelli) la cui fortuna ricevuta in eredità gli ha consentito di garantire benessere a tutti ritagliandosi un ruolo marginale a metà tra l’intellettuale radical-chic e il perdente depresso. Quando Jessica, la figlia diciassettenne di Val, decide di trasferirsi a San Paolo per venire a stare con la madre dopo aver passato parte della sua adolescenza insieme al padre, dovrà stabilirsi temporaneamente nella villa dove lavora la donna, in attesa che questa trovi una sistemazione più adeguata per entrambe e occupando la stanza degli ospiti. La non conformità della ragazza rispetto alle gerarchie famigliari, mai del tutto esplicite ma determinate dai confini precisi che organizzano lo spazio sociale all’interno dell’abitazione, innescherà un processo di consapevolezza nella stessa Val, sempre attenta ad occupare il ruolo che le viene assegnato da anni, rinunciando così a vivere la pienezza dei suoi affetti e il rapporto con la figlia, determinato per lungo tempo dai soldi che la donna le spediva per il mantenimento. L’anarchia naturale di Jessica non conosce limiti se non quelli dettati dalla stessa curiosità, e la Muylaert affida al personaggio interpretato da Camila Márdila quell’ambiguità naturalmente erotica che disinnesca l’assetto borghese evidenziandone le piccole pulsioni. In questo senso, l’adulterio desiderato da Carlos, oltre a definire un personaggio murato dal suo stesso benessere e alla ricerca di una vitalità che può esprimere solo attraverso la disponibilità economica, assegna a Bárbara, distesa sul letto e con il volto tumefatto dopo un piccolo incidente, la posizione tragica di una maschera grottesca. Mentre Jessica gioca in piscina con Fabinho, la madre del ragazzo ruggisce di rabbia e Carlos rimane a metà, osservando quella gioventù con invidiosa rassegnazione. Viene in mente il triangolo tra Charlotte Haze, Humbert Humbert e Lolita, depotenziato dell’intenzionalità erotica; rispetto alla determinazione del professore nabovokiano, Carlos si lascia andare a goffe esplosioni emotive, incapace com’è di prendere in mano la sua stessa vita. Allo stesso tempo, Jessica dimostra la sfrontatezza naturale della sua età ma anche una dignità molto precisa nel rifiutare le concessioni pietiste e animate dal sentimento di commiserazione della padrona di casa. Sarà infatti il suo rifiuto di quelle condizioni sociali a scatenare il conflitto esplicito con Val, capace di esprimere amore con quel senso di dedizione incondizionata che può svolgersi solo nel rispetto delle regole acquisite. Anna Muylaert, il cui cinema sin dagli esordi e fino al dolente Chamada a Cobrar, ha sempre introdotto uno sguardo eccentrico rispetto al contesto sociale dove vivono o si trovano a vivere i suoi personaggi, racconta ancora una volta la storia sociale del suo paese con un’attenzione specifica agli ambienti, gli oggetti e i gesti minimi. La condivisione del gelato, i bagni in piscina, la disposizione delle camere da letto, l’acquisto di un nuovo materasso, il set di bicchieri donato da Val e rifiutato da Bárbara come oggetto volgare e improponibile, sono solo alcuni degli elementi sui quali si sofferma lo sguardo dell’autrice brasiliana, occhio affettivo, vicino alla storia intima dei suoi personaggi e per questo vitalmente politico.
Alberto Giannini, http://www.indie-eye.it

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