Piccole crepe, grossi guai

Un film di Pierre Salvadori. Con Catherine Deneuve, Gustave Kervern, Féodor Atkine, Pio Marmaï, Michèle Moretti. Titolo originale Dans la Cour. Commedia, durata 97 min. – Francia 2014. – Good Films

Gustave Kervern, quando gira i suoi film insieme a Benoit Delepine (Mammuth, Near Death Experience) descrive un’umanità laida e derelitta, e in qualche modo da attore sembra influenzare il nuovo lavoro di Pierre Salvadori, perchè se il cineasta francese ha diretto commedie sul sentimento amoroso con quel tocco leggero che gli ha permesso di avvicinarsi ai piccoli segni del quotidiano, con Dans la Cour realizza il suo titolo più amaro e disperato, sviluppato intorno a personaggi fuori fuoco, dilaniati dalla depressione, dalla dipendenza e terrorizzati dall’imponderabilità della vita. Nonostante questo Salvadori non perde quel tocco lieve e umoristico che gli consente di creare istanti di pura meraviglia anche attraverso una surrealtà completamente bislacca e nera; merito della coppia Kevern / Deneuve perfettamente calata nei panni stralunati di due anime alla deriva, non solo in sintonia con l’universo dello stesso Kervern, come dicevamo, ma anche accordandosi alle ultime interpretazioni della grande attrice francese nel suo tentativo di rilanciarsi mettendo in scena gli aspetti meno concilianti e seduttivi della sua età, basta pensare alla bellissima parte che Emmanuelle Bercot le ha cucito addosso per Elle s’en va.
Antoine (Kervern) è il cantante dei Maaloxxx, si rifiuta di partecipare al nuovo concerto della band a causa di una persistente insonnia; poco dopo lo vedremo in un centro per l’impiego dove controvoglia cerca di trovare una sistemazione, e di li a poco la troverà come portiere di un edificio parigino; a volerlo assumere è Mathilde (la Deneuve) che vede in lui una persona di cui potersi fidare, anche contro le impressioni del marito Serge (Feodor Atkine).
Antoine si ambienterà presto facendo tutti i lavori possibili che gli consentiranno di entrare in contatto con i bizzarri inquilini del palazzo, tra questi Stephane (Pio Marmai), un ladro di biciclette che ha imbastito uno strano traffico nella corte del palazzo, un architetto irritato per gli affari del ladro, un russo senza fissa dimora che vende trattatelli esoterici (Oleg Kupchik).
Scritto a quattro mani con David Colombo-Leotard, Dans la cour descrive la follia di tutti i personaggi, completamente fuori controllo nella gestione delle proprie ossessioni, a partire da Mathilde e dal terrore che una crepa nel muro nel suo appartamento sia la possibile origine di un imminente disastro che porterà al crollo dell’intera struttura, per arrivare alla dipendenza da cocaina di Antoine, unica possibilità che ha per trovare la spinta propulsiva a vivere. La follia è quindi endogena a un sistema sociale spinto ai margini della vita urbana, dove il gesto cinico e apparentemente gratuito è semplicemente l’occasione per smuovere qualcosa, per reclamare la dedizione di un amore che non si conosce, come nell’incredibile sequenza dove la Deneuve lancia una pera dall’ultimo piano colpendo la spalla del povero Antoine con la forza di una sassata.
In fondo, in questo racconto oscuro e claustrofobico, reso apparentemente più tollerabile dal motto di spirito cinico, dalle sequenze di sogno (il cane che si mangia Parigi) che in qualche modo stemperano la lenta e inesorabile discesa infernale, c’è tutta la filosofia di Salvadori sulle relazioni e sul disperato bisogno d’amore che spacca il cuore ai suoi personaggi.
Quando Mathilde, accompagnata da Antoine, entrerà nella sua vecchia casa di famiglia, facendo una scenata agli attuali inquilini per le modifiche strutturali all’abitazione, Salvadori mantiene uno straniante equilibrio che è allo stesso tempo comico e altamente drammatico, con quel senso di sradicamento che in qualche modo sembra il centro del film stesso.
Nel male di vivere che Salvadori cattura sembra ci sia la stessa umanità raccontata da Robert Crumb o dal cinema suburbano di Terry Zwigoff, ma con una maggiore propensione alla trasfigurazione surreale che scorge uno sprazzo di luce magica anche nel letame.
Giovanna Farulli, http://www.indie-eye.it

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