Dio esiste e vive a Bruxelles

Un film di Jaco Van Dormael Con Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau. Titolo originale Le Tout Nouveau Testament. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 113 min. – Lussemburgo, Francia, Belgio 2015 – I Wonder Pictures

Dio esiste e vive a Bruxelles, dice il film di Jaco van Dormael. Il belga che sorprese quasi venticinque anni fa con la sua opera prima Totò le héros dove un uomo triste e frustrato, di cui rivediamo tutta la vita a partire dall’infanzia sfigata, è tanto convinto di essere stato scambiato alla nascita con un altro, che ha invece vissuto una vita piena di soddisfazioni, da decidersi, ormai vecchi entrambi, a farlo fuori per vendetta. La cifra comico-malinconica sopravvive nel tempo. E si radicalizza.
Dio sarebbe un tipo capriccioso e maligno, un vero infame che provoca sciagure e se ne compiace sadicamente, che con il suo operato non ha fatto altro che generare rabbia e inimicizie. E’ belga, di Bruxelles (formidabile l’attore Benoit Poelvoorde) e non si è mai sognato di esortare ad amare “il prossimo tuo come te stesso”. Vive in vestaglia, in una casa senza entrata né uscita: cucina, due camere, una lavanderia (che avrà la sua importante funzione) e il suo immenso studio inaccessibile al resto della famiglia. Composta dalla moglie che subisce tutto silenziosa, e dalla figlia Ea di dieci anni che non ne può più della segregazione e delle angherie del padre. E come unico sfogo ha i suoi colloqui con l’immaginetta di JC, che si anima come il crocifisso di Don Camillo, il più celebre figlio di Dio che come tutti sanno è morto giovane.
La bambina manomette l’onnipotente computer del padre inviando a tutti gli esseri umani un sms che annuncia la data della loro morte. Per sottrarre l’immeritato strapotere al padre (“il vecchio perderà così ogni credibilità” le ha detto complice JC), per – svelando la finitezza – consentire a tutti di usare liberamente la consapevolezza e goderne a pieno, per apprezzare la ricerca della felicità. Per destituire inoltre di ogni senso le rivalità e le guerre tra gli esseri umani. E, trovato un varco di uscita grazie alla lavatrice, si mette in cerca di chi l’aiuti a scrivere un Nuovo-Nuovo Testamento, nonché di sei apostoli supplementari, sempre dietro consiglio del fratello. Il papà ne avrebbe decisi dodici perché gli piace l’hockey, e allora Ea ne cerca altri sei perché la mamma preferisce il baseball che si gioca in diciotto. E parte l’avventura, inquietante ed esilarante a un tempo (vedrete che tipi quelli che Ea va raccogliendo). Un po’ nello spirito dello stravagante svedese Un piccione seduto su un ramo eccetera, ma meno allegoricamente rarefatto, più acido e anche più divertente. Sovreccitato quanto l’altro era impassibile.
La visione molto personale, supportata dall’originale e insistita artificialità degli effetti visivi e da una forte sensibilità musicale che reclama protagonismo, ne fa chiaramente una favola. Una favola piuttosto nera e anche un po’ sentimentale. Tuttavia, e ci si mette anche l’ambientazione con i suoi tenebrosi richiami (involontari, evidentemente) all’attualità, la favola si carica di un messaggio inequivocabile e molto provocatorio. Sia pur parlando sostanzialmente d’amore e non d’altro (magari evocato, questo sì). Contro ogni suggestione fideistica e a sostegno di quei valori (occidentali? Liberaldemocratici? Laici?) che esaltano la libertà dell’individuo. Con tutti gli oneri e le responsabilità inclusi. Tra gli interpreti, tutti davvero notevoli, spicca la presenza genialmente incongrua di una Catherine Deneuve che sembra darsi senza riserve a un’avventura che mortifica il suo divismo.
Paolo D’Agostini, http://www.repubblica.it

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