Kiki & i segreti del sesso

Un film di Paco León. Con Natalia de Molina, Álex García, Paco León, Ana Katz, Belén Cuesta. Titolo originale Kiki, el amor se hace. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 102 min. – Spagna 2016. – Videa – CDE

Prima di cominciare a girare il film, per documentarsi è stato in un locale di scambisti fetish. “Avevo il terrore che qualcuno mi riconoscesse e ho indossato una di quelle maschere che usano i wrestler messicani. Credevo di trovare chissà cosa, ho incrociato signore in latex che si scambiavano la ricetta delle tortillas. C’era un’insegnante senza lavoro che andava lì ogni sera sperando di guarire dalla depressione”. Ride Paco Leòn mentre racconta quell’esperienza, e capisci da dove nasca una delle sequenze più esilaranti del suo film, quando cioè marito e moglie, senza più voglie, per riaccendere la passione seguono il consiglio di un’amica e partecipano a una serata fetish, fra anziani abbigliati in pelle nera che si fanno sculacciare e compagni di calcetto incontrati a sorpresa che chiedono cose un po’ così. Accade in Kiki & i segreti del sesso, nei cinema italiani dal 23 giugno distribuito da Videa, da un paio di mesi in sala in Spagna, circa 6 milioni di euro d’incasso “anche grazie al passaparola, viene facile consigliarlo” commenta Leòn, attore e regista. Perché nel film non c’è niente di pruriginoso, anzi: l’obiettivo è parlare di attitudini sessuali che esulano dalla presunta normalità, e farlo nella maniera più allegra e naturale possibile. Il titolo originale è Kiki, el amor se hace: l’amore si fa. Senza star lì a crearsi troppi problemi.
Commedia romantica ambientata nella torrida estate madrilena, Kiki & i segreti del sesso racconta le storie di dieci personaggi (c’è anche il regista nel cast, ben assortito, con le donne particolarmente in palla) passando in rassegna le loro relazioni e le loro fantasie sessuali. La dacrifilìa, quando ci si eccita vedendo piangere il partner; l’efefilìa, quando si prova piacere sfiorando i tessuti; la sonnofilìa, quando i sensi si risvegliano vedendo qualcuno che dorme; l’arpaxofilia, ci si eccita se si viene derubati. Niente di grave. “Non chiamatele perversioni” dice Leòn, che incontriamo in una sala del centro culturale Conde Duque dove sta per partecipare a un incontro del Madrid Fashion Film Festival dal titolo “Cine, moda y otras transgresiones”. Quarantadue anni, da Siviglia, figlio e fratello di attrici, una celebrità in patria grazie al cinema, al teatro e a molta tv (imitazioni e soprattutto fiction, decisiva Aìda in onda per dieci anni dal 2005), una compagna – la sceneggiatrice Ana Rodriguez – e una figlia, Paco Leòn per il suo terzo lungometraggio da regista (dopo Carmina o revienta e Carmina y amèn interpretati dalla madre Carmina Barrios e dalla sorella Maria Leòn) ha scelto il remake del film australiano The little death, diretto e interpretato nel 2014 da Josh Lawson, adattandone i contenuti allo spirito europeo. “Alcune delle ‘filìe’ le ho prese da lì, altre perché mi incuriosivano. In ambito psichiatrico le parafilie sono della patologie, io ho puntato sulle ‘filìe’ nel senso di affinità, qualcosa che unisce”. Nessun confine: la bellezza è godere della pluralità. “Sono convinto che il sesso oggi, ieri e sempre sia il linguaggio migliore per incontrarsi. Penso che ‘fate l’amore, non la guerra’ continui a essere un messaggio sovversivo, rivoluzionario”. Con Leòn nel cast ci sono fra gli altri Natalia de Molina, Álex García, Belén Cuesta, Candela Peña, Luis Callejo, Alexandra Jiménez. Tutti i personaggi cercano il piacere “e rompono i tabù trasformando i propri sentimenti, le paure, l’approccio alla sessualità. Si addentrano in territori nuovi e liberi – continua il regista – dove non si rinnega nulla di quel che si fa, si prova. Perché quando le metà di una coppia accettano le rispettive esigenze, l’unione è destinata all’eternità”. Un inno alle diversità sessuali, “quelle che tutti devono essere liberi di mettere in pratica se non danneggiano altri. Le potenzialità del sesso e dell’amore sono come il nostro cervello: ne usiamo solo una minima percentuale. L’amore di cui parlo va costruito, ci devi lavorare, va tenuto vivo come un fuoco”.
Alessandra Vitali, http://www.repubblica.it

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