Laurence anyways

Un film di Xavier Dolan. Con Melvil Poupaud, Suzanne Clément, Nathalie Baye, Monia Chokri, Yves Jacques. Titolo originale Laurence Anyways. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 159 min. – Canada, Francia 2012. – Movies Inspired

Melvil Poupaud, nella parte di un insegnante di letteratura in un liceo, giovane, bello e provocatore, entra in classe vestito con un bel tailleur verde smeraldo, orecchini lunghi da donna, occhi truccati, scarpe con tacco arancione chiaro: nessuna reazione da parte degli studenti, salvo una domanda didattica. Subito dopo, a ritmo di musica techno, lo vediamo camminare lungo il corridoio della scuola, con gli studenti appoggiati agli armadietti che assistono allo spettacolo, e arrivare alla mensa. Un collega gli chiede se si tratti di una rivolta. “Una rivoluzione”, risponde. Non è esattamente la sequenza iniziale, siamo a circa quaranta minuti dall’inizio, ma sarebbe potuto esserlo. Del resto, qui, dove si comincia e dove si finisce non è (volutamente) chiaro. (…)
Il dandysmo declinato al femminile a cui Dolan ha piegato Poupaud (inizialmente doveva essere Louis Garrel), non è una vacanza. La rivoluzione chiede grande dolore e fatica, non è un giocattolo pop. Ci vorrebbe davvero un saggio per analizzare come ogni sequenza del film crei diffrazioni stilistiche a tutti i livelli (regia, fotografia, scrittura), con conseguenze importanti anche nelle sensazioni trasmesse allo spettatore. La rivoluzione non è un giocattolo pop e se Dolan rivisita i magnifici film di Jacques Demy (sposato con la regista Agnés Varda e padre di un figlio, condusse anche una vita gay fino alla morte di aids) in chiave videoclip, è per ammantarli di una malinconia ovattata da mondo prossimo alla finitudine e al tempo stesso intriso di un insopprimibile desiderio, insieme disperato e giocoso, di vita.
Laurence anyways, presentato a Cannes nel 2012, rimbalza continuamente tra 1989 e 1999, alla vigilia del nuovo millennio che potrebbe portare l’apocalittico baco informatico a cui si fa riferimento nel film. Come nell’ultimo Juste la fin du monde, premiato quest’anno al festival francese, Dolan, sciamano innamorato con spirito critico del glamour e del vintage, sente il mondo morire da diverso tempo. Anche il “suo” mondo in cui si confondono gli intimi e la cinefilia. E così la sensazione di fine si confonde con un desiderio di vita estremo. Il suo messaggio nella bottiglia è che se ameremo tutti la vita arriverà una soluzione, anche se Dolan non sa quale sia. Anche per questo nel film ci sono diversi inizi, molti svolgimenti e molti finali possibili. (…)
In Laurence anyways il desiderio della transessualità è sufficiente per essere definiti come affetti da disturbo mentale, e qui il film anticipa Mommy, ambientato in un futuro prossimo e imprecisato, dove il disturbo del protagonista è classificato come disturbo che necessita il ricovero, cosa che equivale a una condanna della propria necessità di vita oltre che di libertà. La scrittura mirabile di Dolan, nei dialoghi come nelle situazioni, restituisce la profondità di relazioni che sono tutte intrinsecamente patologiche. Ma per Dolan è proprio da questa patologia che nasce l’umano e la rivelazione della sua bellezza: la madre di Laurence (Natalie Baye) è resa nevrotica dal marito malato, la compagna di Poupaud (Susanne Clément), che lo sostiene nella sua scelta transessuale, cade in depressione, e così tutti gli altri, chi più, chi meno. Siamo tutti in capsule, perché siamo tutti da ricovero.
Come si fa, chiede Dolan, a definire chi è patologico? In base a cosa i parametri borghesi, che tutti trasgrediscono, sono quelli reali? È normale che tutti mentano e tutti manipolino almeno un po’, e nel suo film spesso la cosa non è bieca, è solo la condizione umana, nella sua necessità e nella sua assurdità, a renderlo inevitabile. Ma la visione di Dolan resta sempre molto umana, dolorosamente umana. E in quel finale, che dovrebbe essere il prologo a tutto, c’è in realtà l’ambivalenza: la consapevolezza della fine ma anche il desiderio che la vita, ciclicamente, abbia un nuovo inizio. E perciò oggi Laurence anyways più che un grande film sembra un capolavoro.
Roberto Boille, http://www.internazionale.it

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