Quel fantastico peggior anno della mia vita

Un film di Alfonso Gomez-Rejon. Con Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke, Nick Offerman, Jon Bernthal. Titolo originale Me & Earl & the Dying Girl. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 104 min. – USA 2015. – 20th Century Fox

I film sugli adolescenti, americani e no, generalmente sono cataloghi di luoghi comuni: personaggi stereotipati, l’amicizia che gradualmente si trasforma in amore, il lieto fine e tutte le altre chincaglierie estratte dal repertorio del feel-good-movie, il “film per stare bene”. Peggio ancora quelli che hanno per tema la malattia di una persona giovane; sempre un po’ vili (vedi il vecchio Love story), qualche volta diventano addirittura inverecondi (Bianco come il latte rosso come il sangue). È una gran bella sorpresa su entrambi in fronti, allora, “Quel fantastico peggior anno della mia vita”, comedy-drama tratta da un romanzo per giovani adulti di Jesse Andrews (edito da Einaudi con lo stesso – brutto – titolo italiano del film) e vincitrice al Sundance Film Festival.
La storia è narrata dal punto di vista del liceale di Pittsburgh Greg Gaines, quasi un giovane Holden riveduto e aggiornato che vive secondo una precisa regola: non legarsi con nessuno, evitare i rapporti profondi e sopravvivere agli anni del liceo col minor danno possibile. Al punto che preferisce considerare Earl, il coetaneo con cui gira brevi parodie dei suoi film prediletti, piuttosto un “collega” che un amico. Greg non riesce però a sottrarsi alle pressioni di mamma, la quale vuole che frequenti la vicina di casa Rachel, una sua coetanea cui è stata diagnosticata la leucemia mieloide acuta. È l’inizio di un rapporto, prima accettato controvoglia da entrambe le parti poi ruvidamente affettuoso, da cui germoglierà un’amicizia che cambierà la vita del ragazzo.
Variante originale della topica narrazione di “passaggio all’età adulta”, il film racconta una vicenda a percorsi opposti e complementari riuscendo a sostituire – cosa difficilissima – il tono leggero e divertente della prima parte con l’intonazione drammatica della seconda senza quasi che lo spettatore se ne accorga; anzi, portandolo delicatamente per mano e guidandolo verso un finale commovente, ma non strizzacuore. Il che marca già una vistosa – e benefica – differenza rispetto ai “cancer movie” codificati con tutto il loro indotto ricattatorio e piagnone.
Altra caratteristica fuori delle convenzioni: non si tratta di una storia d’amore, ma di casta amicizia. A tutto ciò si aggiungono particolari originali: come i film parodistici di Greg e Earl, da “Un uomo da marciapiede” e “Arancia meccanica” a “Morte a Venezia” (il riferimento all’impegnativo nome del giovane protagonista, Thomas Mann, sarà puramente casuale?), o le ironiche animazioni stop-motion in plastilina che punteggiano le immagini live.
Già assistente personale di Scorsese, al suo secondo film Alfonso Gomez-Rejon ha cercato di fissare sulla pellicola l’equilibrio tra le gioie e i dolori che si alternano nelle nostre vite; è c’è riuscito. Lo hanno aiutato l’ottimo direttore della fotografia Chung-hoon Chung (Old Boy, Lady Vendetta), Brian Eno, che ha concesso la sua musica e ne ha composta di nuova per il film, e – soprattutto – l’alchimia creatasi tra i giovanissimi interpreti Olivia Cooke, Thomas Mann e RJ Cyler, che interpreta Earl.
È proprio su un tale tipo di “chimica” che le produzioni cinematografiche di questo genere si giocano il tutto per tutto: senza di essa il film risulterebbe molto meno credibile; non ci farebbe ridere altrettanto né (al momento giusto) tirar fuori i fazzoletti.
Roberto Nepoti, http://www.repubblica.it

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