Detroit

Un fim di Kathryn Bigelow con Will Poulter, Hannah Murray, Jack Reynor, John Boyega, Anthony Mackie, Ben O’ Toole, John Krasinski, Kaitlyn Dever, Jason Mitchell, Jacob Latimore, Jeremy Strong, Tyler James Williams. Genere drammatico. Produzione USA, 2017. Durata 143 minuti circa.

In anni in cui la questione razziale negli Stati Uniti è di stringente attualità, e in cui la letteratura e il cinema (afroamericani e non) l’hanno raccontata e sviscerata in tutta la sua complessità,Kathryn Bigelow sceglie di portare sul grande schermo le rivolte di Detroit del 1967 e un celebre caso di abusi da parte di poliziotti razzisti, ma lo fa con una semplificazione e uno schematismo forse eccessivi. Il suo è un film basato sul potere dell’adrenalina (che deriva dallo stile, energico come d’abitudine e ancora più sporco e documentaristico) e su quello dell’indignazione suscitata da un racconto per molti versi analogo a quello di Diaz di Vicari.
Nell’immaginario di tutti Detroit, oggi, è la città simbolo della crisi economica che dal 2008 ha flagellato gli Stati Uniti e il mondo. È la metropoli che nel 2013 è andata in default, che si è spopolata, che è diventata quasi una città fantasma, ma che è si è poi trasformata, lentamente, in un laboratorio di possibili forme di economie e stili di vita più sostenibili e alternative.
Prima della crisi, però, Detroit è anche stata la città della criminalità, delle fabbriche (e quindi del proletariato), una delle metropoli più nere degli Stati Uniti, la città della Motown. E,ovviamente,anche la città delle rivolte razziali del 1967 che Kathryn Bigelow
ha raccontato in un film che tiene presente tutti questi elementi storici, economici e sociali.
La Detroit della Bigelow, devastata dalle rivolte, dagli incendi, dai saccheggi, presidiata dall’esercito e dalla polizia, non sembra infatti così lontana da quella dei giorni nostri, colpita dalla crisi. Fabbriche e musica sono presenti (uno dei protagonisti vive il sogno di un contratto discografico, un altro alterna il lavoro manuale a quello di guardia giurata), ed è ovviamente la segregazione, uno dei problemi storici della città, a farla da padrona.
Tutti elementi che concorrono a fornire un quadro ampio e complesso, nel contesto di una storia orribile di razzismo che non può non riecheggiare eventi recentissimi, riportare alla memoria rivolte e proteste non di ieri ma di oggi, nel segno di uno slogan di cui non vorremmo ci fosse bisogno come Black Lives Matter.
Federico Gironi, http://www.Comingsoon.it

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