La mafia non è più quella di una volta

Regia di Francesco Maresco. Genere Documentario – Italia 2019.
Con Letizia Battaglia, Ciccio Mira. Durata 98 minuti.

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, la fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. A Letizia, Maresco sente il bisogno di affiancare una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira. “Mitico” organizzatore di feste di piazza, nei pochi anni che separano questo film da Belluscone – Una storia siciliana Mira sembra cambiato, forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen di Palermo, “I neomelodici per Falcone e Borsellino”. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”.

Bene ha fatto Franco Maresco a mettere Letizia Battaglia al centro di questo suo percorso sull’assenza e/o la manipolazione (anche in buona fede da parte dei giovani che cantano e ballano) della memoria nei confronti di due difensori della legalità che hanno sacrificato le loro vite nel combattere la mafia su tutti i fronti (quello economico/finanziario e dei legami politici in primis).

Maresco presenta Letizia Battaglia con uno sguardo partecipe e critico (anche nei suoi confronti) di quanto sta avvenendo. La memoria dei due magistrati che lei ha conosciuto sta ormai in bilico tra la celebrazione rituale e l’oblio quando non è presente addirittura il disprezzo. Maresco sa come farcelo percepire con la consueta mancanza di filtri edulcoranti.
Mira rischia però di attrarlo troppo nelle sue spire di serpente incantatore. La sua spudorata ignoranza, la sua reticenza calcolata, il suo saper sfruttare artisti di scarso talento per mettere in scena ‘eventi’ che di evento hanno ben poco lo attraggono al punto di concentrare la parte centrale del film sull’organizzazione e realizzazione del concerto per Falcone e Borsellino che diventa la sagra dello squallore. L’occhio scettico della telecamera sa cogliere e mettere in luce ogni dettaglio di questo ludibrio. Un film che vuole, come sempre accade con Maresco, far discutere. Questo resta un indubbio pregio.

(Giancarlo Zappoli, MyMovies.it)

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